15/18: (Venezia°83), la fragilità osservata da vicino
Tra i film in Concorso per il Leone d’Oro troviamo il film francese 15/18 (titolo internazionale A Place to Heal), diretto da Cédric Kahn, ambientato in un reparto di neuropsichiatria infantile che ospita adolescenti tra i quindici e i diciotto anni. Si tratta, per il regista, del quattordicesimo lungometraggio della sua carriera, nonché della sua prima presenza in Concorso a Venezia: Kahn aveva infatti debuttato alla Mostra già nel 1991, nella Settimana Internazionale della Critica, con Bar des rails, ed era tornato al Lido più recentemente con Making Of, presentato però fuori Concorso.
Il film si apre con il ritorno di Lucia, interpretata dalla bravissima Malou Khebizi, diciassettenne già nota alla struttura per i suoi precedenti ricoveri, e con il ricongiungimento con alcuni ex compagni, tra cui Eloïse, interpretata da Zoé Monpart, in cura da tempo per un disturbo alimentare. Il reparto ospita ragazzi e ragazze alle prese con disagi di ogni tipo, disturbi alimentari, pulsioni suicide, schizofrenia, lutti irrisolti, mescolati tra loro in un equilibrio fragile che la convivenza forzata rende ancora più instabile. Il cast principale comprende molti altri giovani attori di talento; uno di questi è Kenji Peyran, nel ruolo di Enzo, il ragazzo che sconvolgerà il sottile equilibrio tra pazienti e medici. Lo stesso Kahn compare peraltro nel cast, nel ruolo del direttore del reparto.
Fin dalle prime scene, il personale sanitario descrive Lucia come una ragazza manipolatrice e in cerca ossessiva di attenzioni, in particolare da parte dei coetanei maschi, riconducendo il suo comportamento a traumi familiari pregressi, primo fra tutti il rapporto conflittuale con la madre. Il film è stato girato come “simil-documentario”, per dare allo spettatore un’essenza di realismo, che traspare anche nella recitazione dei giovani interpreti. Questa scelta stilistica nasce da un lungo lavoro di ricerca sul campo: prima di scrivere la sceneggiatura insieme alla co-autrice Kahina Le Querrec, Kahn ha voluto raccogliere materiale autentico, frutto di mesi di osservazione diretta in reparti reali di psichiatria infantile, sei mesi per Le Querrec, alcune settimane per lo stesso regista, durante i quali sono stati raccolti i racconti di pazienti, medici e, quando possibile, genitori durante le sedute. Anche il cast riflette questa volontà di autenticità: la quasi totalità dei giovani interpreti, selezionati tramite street casting, si trovava per la prima volta davanti a una macchina da presa, fatta eccezione per due sole attrici con precedenti esperienze recitative.
La pellicola abbandona una trama tradizionale e si concentra sull’osservazione della vita quotidiana del reparto: pasti condivisi, sedute terapeutiche, colloqui con i genitori, restituendo con efficacia la vulnerabilità e l’irruenza dell’adolescenza grazie a un cast giovane particolarmente convincente.
Il punto debole del film risiede, tuttavia, nell’assenza di un vero protagonista. Come lo stesso Cédric Kahn ha dichiarato in un’intervista in occasione della presentazione a Venezia, la struttura narrativa è stata concepita deliberatamente in tre fasi: una prima parte dal taglio quasi documentaristico, una seconda in cui l’elemento romanzesco irrompe con l’arrivo del personaggio di Enzo, portando con sé i classici stilemi del racconto adolescenziale, e un terzo atto in cui la finzione prende definitivamente il sopravvento. È proprio in questo passaggio che il film perde in coerenza: la narrazione si concentra sul triangolo sentimentale tra Lucia, Enzo ed Eloïse, alternando continuamente il punto di vista tra i tre personaggi e impedendo così allo spettatore di affezionarsi pienamente a nessuno di loro. Ne risente soprattutto il finale, che si affida a soluzioni più convenzionali e a un ritmo decisamente più fiacco rispetto alla vivacità e all’energia che avevano contraddistinto la parte iniziale dell’opera.
Nonostante gli squilibri della sua parte finale, 15/18 rimane un’opera che merita di essere vista, capace di lasciare un segno grazie alla naturalezza con cui i suoi giovani interpreti danno corpo e voce a un dolore che il cinema, troppo spesso, tende a raccontare in modo artificioso. Spicca su tutti la giovane Malou Khebizi, capace di reggere l’intero peso emotivo del film con un controllo sorprendente per un’attrice esordiente: un’interpretazione solida e magnetica, che da sola vale la visione del film.
Michele Carmone
11 settembre 2026
La locandina
| Regia: | Cédric Kahn |
| Scenaggiatura: | Cédric Kahn, Kahina Le Querrec |
| Genere: | Drammatico |
| Durata: | 105min |
| Personaggi e interpreti: | |
| Eloïse | Zoé Monpart |
| Lucia | Malou Khebizi |
| Enzo | Kenji Peyran |
Recitazione, ritmo, caratterizzazione dei personaggi
Finale debole rispetto alla prima parte, lento, scelte dei personaggi poco conformi alla loro caratterizzazione iniziale








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