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50 Cantieri di Montepulciano: un’utopia realizzata per il futuro Seconda parte – Presente e futuro

Cinquant’anni sono un traguardo che pochi festival possono permettersi di festeggiare. Il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, creato da Hans Werner Henze nel 1976, lo ha fatto senza rinunciare alla propria identità: essere un’officina d’arte, una “utopia realizzata” capace di intrecciare formazione, produzione e partecipazione comunitaria. Montepulciano è diventata per oltre due settimane il cuore pulsante di una celebrazione che, più che guardare al passato, ha cercato di costruire ponti fra le radici del passato e il futuro.

In un tentativo a mia volta di mettere in luce la continuità con l’eredità di Henze e, al tempo stesso, il percorso di rinnovamento intrapreso, caro lettore, troverai qui la seconda parte di due così da restituire una visione completa fra passato e uno sguardo alle proposte del presente e le sfide del futuro, sapendo che fra le salite di Montepulciano tutto si mischia inesorabilmente.

Con il passato ben rappresentato, il festival ha aperto la porta anche al presente e al futuro, mostrando la capacità di rinnovarsi senza tradire la propria identità.

La Serie Ravel ha offerto alcuni dei momenti più raffinati e diversificati. Il 15 luglio, nel Salone di Palazzo Ricci, il Duo PhiloSophie formato da Sophie Marilley e Filippo Farinelli ha presentato un programma di musica vocale da camera francese, Ravel, Jolivet e Messiaen, assolutamente inusuale all’ascolto in Italia. L’affiatamento tra i due interpreti ha sostenuto l’esecuzione di pagine tecnicamente ardue, in particolare quelle di Messiaen, affrontate con intensità e concentrazione. Unico limite, lo strumento: il pianoforte ha compresso alcune dinamiche, privando l’esecuzione di certe sfumature, ma il pubblico ha risposto con applausi convinti.

Il 17 luglio, nella Chiesa di Santa Maria dei Servi, il Trio Hermes ha guidato un vero viaggio attraverso i secoli sul tema dell’elegia notturna. Schubert, Rachmaninoff, Ravel e Bloch si sono alternati a due compositori contemporanei, Capogrosso e Turi, in un programma che ha reso evidente come certi archetipi emotivi non conoscano confini cronologici. L’esecuzione è stata intensa e coesa, con una naturalezza che ha reso la musica accessibile anche al pubblico meno esperto. Particolarmente riuscita la trascrizione per trio de L’Heure espagnole di Ravel: un momento di leggerezza danzante che ha interrotto il carattere meditativo del resto della serata.

Il giorno successivo, ancora nella stessa chiesa, i ragazzi dei Conservatori ‘Giulio Briccialdi’ di Terni e ‘Francesco Morlacchi’ di Perugia hanno avuto l’occasione di confrontarsi anche loro con il repertorio poco frequentato di Ravel. È stato un concerto che ha mostrato la missione educativa del Cantiere: dare spazio ai giovani, permettere loro di crescere attraverso l’esperienza. Domenico Masiello, Matteo Mencarelli e Sofia Proietti hanno eseguito con serietà e impegno, mentre la pianista Chiara Biagioli, già professionista, ha offerto un’interpretazione convincente della Sonata n.1 per pianoforte di Boulez, nel centenario della nascita del compositore. La sua capacità di passare dall’accompagnamento vocale al repertorio solistico contemporaneo ha impressionato il pubblico.

Infine sabato 19 luglio, Piazza Grande si è trasformata in un palcoscenico urbano per il Dance Concert, un dittico coreografico che ha intrecciato musica e danza. Ravel – Themes and Variations di Stephan Brinkmann ha costruito un dialogo serrato fra il ritmo della musica e quello del corpo, mentre Carmen – Istinto e libertà di Giovanni Napoli ha portato energia e fisicità, spingendo la piazza a diventare un luogo di incontro fra pubblico e artisti. È stata una dimostrazione di come la tradizione possa essere riletta in chiave performativa contemporanea, aprendo il festival a nuove forme di fruizione.

Ottime le interpretazioni musicali, compresa la Carmen Suite del duo Elia e Betsabea Faccini.

La serie Opificio Sonoro Short Series ha offerto una formula diversa di fruizione della contemporanea: la visita alle sale della Pinacoteca Crociani si alternava a “pit stop” musicali di musica dal vivo. Francesco Palmieri, Raffaele Palumbo e Andrea Biagini hanno interpretato Sciarrino, Hosokawa, Fedele e Steen-Andersen con competenza e sensibilità. Se è mancata una contestualizzazione più stretta tra i brani e le opere d’arte esposte, l’esperimento ha comunque permesso di avvicinare il pubblico a linguaggi meno abituali, dimostrando che la contemporanea può dialogare con un contesto museale senza forzature.

La serata del 18 luglio alla Fortezza di Montepulciano è stata il momento più radicale di questa seconda parte. L’OS Circus Show ha chiesto agli interpreti, sempre del gruppo Opificio Sonoro, di superare il ruolo di esecutori per diventare attori. Der kleine Harlequin di Stockhausen per clarinetto, interpretato da Raffaella Palumbo, è stato un piccolo gioiello di teatralità, così come il brano per ottavino solo Zungenspitzentanz affidato ad Alice Morosi. Le prime assolute di Tedde e Ballabene hanno aggiunto nuove voci al repertorio, mentre L’Opera (forse) di Filidei, con la voce magnetica di Federico Maria Sardelli, ha conquistato il pubblico con una favola moderna sospesa tra ironia e scrittura musicale. A seguire, Electros di Simone Pappalardo ha mostrato come l’elettronica possa ancora conservare un’aura di magia: scatole di latta attivate da campi elettromagnetici e partiture grafiche hanno generato suoni che hanno incuriosito e affascinato gli spettatori, rimasti anche dopo la conclusione per capire come nascessero quelle sonorità.

L’edizione del cinquantesimo anniversario ha mostrato con chiarezza la complessità e la ricchezza artistica del Cantiere. Bach e Mozart partivano dalle radici storiche per mischiarsi al futuro mentre Ravel e i concerti dedicati dell’Opificio Sonoro testimoniano la volontà di rinnovare e sperimentare ma in dialogo perenne con il passato. Dialogo che tiene viva l’utopia di Henze in un festival che è al tempo stesso custode di tradizione e laboratorio di nuove visioni.

La sfida dei prossimi anni sarà mantenere questo equilibrio, rafforzando l’identità del Cantiere in un panorama sempre più competitivo. Se saprà continuare a puntare su commissioni originali, giovani interpreti e formati capaci di parlare a pubblici diversi, potrà affrontare il futuro senza perdere quella voce chiara e riconoscibile che lo ha reso unico in Italia e nel mondo. E anche se questa utopia culturale va costruita, giorno dopo giorno, concerto dopo concerto, Montepulciano continua a dimostrare che questa utopia può ancora esistere, e forse sarebbe sano per il panorama italiano cercare di prenderla ad esempio.

Carlo Emilio Tortarolo
(15,16,17,18 e 19 luglio 2025)

La locandina

Salone di Palazzo Ricci – 15 luglio
Serie Ravel II
Duo Philosophie
SopranoSophie Marilley
PianoforteFilippo Farinelli
Musiche di Ravel, Jolivet e Messiaen
Museo Civico Pinacoteca Crociani – 16 luglio
Opificio Sonoro Short Series I
ChitarraFrancesco Palmieri
ClarinettoRaffaella Palumbo
Musiche di Sciarrino, Hosokawa
Museo Civico Pinacoteca Crociani – 17 luglio
Opificio Sonoro Short Series I
ChitarraFrancesco Palmieri
FlautoAndrea Biagini
Musiche di Fedele, Steen-Andersen
Chiesa di Santa Maria dei Servi – 17 luglio
Serie Ravel III
Trio Hermes
ViolinoGinevra Bassetti
VioloncelloFrancesca Giglio
PianoforteMarianna Pulsoni
Musiche di Schubert, Capogrosso, Rachmaninov, Turi, Ravel, Bloch
Chiesa di Santa Maria dei Servi – 18 luglio
Serie Ravel IV
Ensemble e solisti del Conservatorio G.Briccialdi di Terni e Conservatorio F.Morlacchi di Perugia
Musiche di Ravel, Boulez
Fortezza Sala Bonelli – 18 luglio
OS Circusa Show
Opificio Sonoro
Voce recitanteFederico Maria Sardelli
Musiche di Stockhausen, Tedde, Ballabene, Filidei
Chiostro della Fortezza – 18 luglio
Electros
Performance live di Simone Pappalardo
Piazza Grande – 19 luglio
Dance Concert
Ravel – Themes and Variations
CoreografoStephan Brinkmann
Direttore Ariadne Daskaladis
Ensemble Palazzo Ricci
Carmen – Istinto e Libertà
CoreografoGiovanni Napoli
PianoforteElia e Betsabea Faccini
Compagnia Cantiere Danza
Ideatrice e coordinatriceAzzurra di Meco
Scene e luciGianni ‘Giaccio’ Trabalzini

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