50 Cantieri di Montepulciano: un’utopia realizzata per il futuro. Prima parte – Passato

Cinquant’anni sono un traguardo raro per un festival culturale e come tali vanno celebrati anche in un periodo di austerità come è il presente.

Il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, fondato nel 1976 da Hans Werner Henze, ha attraversato mezzo secolo mantenendo fede alla sua vocazione originaria, quella di laboratorio creativo in cui artisti di livello internazionale lavorano accanto a giovani musicisti con il coinvolgimento essenziale della comunità locale. Il motto “realizzare l’utopia”, che Henze aveva posto come fondamento del progetto, ovvero l’obiettivo di rompere le barriere tra pubblico e artista, risuona ancora oggi, seppure in un contesto culturale e produttivo radicalmente cambiato.

Dopo il successo della prima edizione firmata dalla direttrice artistica Mariangela Vacatello (ndr https://www.lesalonmusical.it/montepulciano-un-cantiere-a-cielo-aperto/), la programmazione per l’importante anniversario non si è focalizzata solo sulla celebrazione stessa ma ha continuato quella messa in dialogo tra tradizione e formazione che aveva caratterizzato il 2024.

Per le 50 candeline, il Cantiere ha pensato ad una mostra che ripercorresse la storia attraverso documenti, fotografie, manifesti e materiali d’archivio. Curata con attenzione filologica ma dal taglio narrativo, l’esposizione si dipana fra un ‘ah ma pensa, ecco da dove ha iniziato’ dei grandi artisti che hanno calcato i pavimenti di Montepulciano a vari ‘come avrà fatto a coinvolgere la popolazione?’ a riprova dell’originale lavoro della comunità locale che ha da sempre reso possibile ogni edizione.

La visita restituisce il clima di laboratorio creativo voluto dal fondatore, diventando il ponte tra passato e presente e permettendo di comprendere e immergersi nella portata culturale del Cantiere e nella sua unica identità.

In un tentativo a mia volta di mettere in luce la continuità con l’eredità di Henze e, al tempo stesso, il percorso di rinnovamento intrapreso, caro lettore, troverai l’articolo suddiviso in due parti così da restituire una visione completa fra passato e uno sguardo alle proposte del presente e le sfide del futuro, sapendo che fra le salite di Montepulciano tutto si mischia inesorabilmente.

Una parte della programmazione osservata in quei giorni (16-19 luglio) ha guardato al passato come filo conduttore, con i concerti dedicati a Bach e Mozart che hanno incarnato la tradizione storica e identitaria del Cantiere.

Il Goldberg’s Sax Project del 16 luglio al Chiostro di Sant’Agnese ha proposto un esperimento che avrebbe fatto sorridere il fondatore Henze: trascrivere Bach, Rameau e Scarlatti per trio di sassofoni. La cornice del Chiostro, con il pubblico disposto in un silenzio curioso, ha amplificato il senso di sospensione. Marcus Weiss, sassofonista svizzero specialista di musica contemporanea, ha guidato l’ensemble (Pablo González Balaguer e Alejandro Oliván) con precisione e inventiva, inserendo anche un elemento di interazione atipico: applausi al termine di ciascun autore, scelta che ha creato qualche imbarazzo tra chi non conosceva bene le Variazioni Goldberg e non sapeva quale fosse il momento di applaudirli. Se la polifonia bachiana sembrava per forza di cose semplificata fra tre strumenti, la trasparenza delle linee ha permesso invece di svelare l’architettura armonica con una chiarezza quasi didattica. Rameau e Scarlatti, meno gravati dalla complessità strutturale, hanno restituito un respiro più immediato, e l’uso del sassofono ha rivelato colori nuovi, inattesi soprattutto ai compositori che lo strumento non lo conoscevano, che hanno trovato un pubblico disponibile a lasciarsi sorprendere.

Di tutt’altro spirito la serie Bach at Breakfast (secondo concerto del 19 luglio), all’Antico Caffè Poliziano, luogo simbolo della socialità montepulcianese. Qui l’atmosfera era quella di una comunità che si ritrova per ascoltare musica con il caffè ancora fumante in mano e il cornetto nell’altra.

La giovane arpista Irene Cencetti, allieva del locale Istituto di Musica H.W. Henze, ha interpretato Bach con eleganza e compostezza. La scelta di coinvolgere studenti locali ha ribadito il legame tra festival e città, tra formazione e spettacolo. Si respirava la continuità di un progetto che vuole far crescere i giovani come futuri professionisti sull’orma dello stesso Henze che aveva pensato il Cantiere come a un ponte fra l’apprendimento e la scena.

Lo stesso concetto di formazione e dialogo tra generazioni ha attraversato la serie Amadeus e le virtuose, dedicata ai concerti per pianoforte e orchestra di Mozart arricchiti di cadenze inedite commissionate a giovani compositori.

Un’idea felice, che ha dato ai capolavori del genio salisburghese una veste fresca senza stravolgerli. Se l’innovazione non è stata rivoluzionaria, è apparsa comunque autentica e radicata.

Il 17 luglio, nel Tempio di San Biagio, l’Orchestra Giovanile Italiana, una delle realtà più vivaci del panorama giovanile nazionale, ha affrontato una vera maratona: sette concerti per pianoforte mozartiani in pochi giorni, ciascuno con una solista diversa. Guidati dal giovane ma già esperto Giovanni Conti, i musicisti hanno offerto una prova di compattezza e maturità sorprendente, agevolando le diverse interpretazioni. Il direttore poi è riuscito nella complessa prova non solo di condurre la giovane orchestra ad una buona esecuzione ma anche di alternare e seguire tutte le soliste nelle loro personali interpretazioni.

Hisako Kawamura ha incantato per la precisione cristallina e la pulizia tecnica, mentre la giovane Maya Oganyan ha colpito per un’interpretazione personale, capace di emozionare e comunicare. A dare ulteriore originalità al progetto, le cadenze nuove commissionate a studenti delle classi di composizione di accademie tedesche: Josef Schultewolter e Pamela Soria hanno scelto un linguaggio tendenzialmente classico, con qualche inserto moderno, forse rinunciando a una vera sfida con Mozart ma comunque arricchendo l’ascolto di prospettive nuove.

Due giorni dopo, nella Chiesa del Gesù, la seconda tappa della serie ha dovuto confrontarsi con le difficoltà acustiche di un ambiente riverberante, diverso dal precedente. Giovanni Conti ha diretto con mano sicura tre concerti con altrettante soliste: Sofia Donato ha messo in primo piano la precisione ritmica, Beatrice De Maria ha giocato maggiormente con le dinamiche e con il dialogo orchestrale, mentre Martina Meola, dodici anni appena, ha conquistato il pubblico con il suo carisma naturale e un virtuosismo già sorprendente. Le cadenze di Yungsu Kwon e Ronnie Glaser, in particolare quella pensata per Meola, hanno enfatizzato il lato spettacolare, sostenendo una prova che ha reso l’intera chiesa partecipe. Chi ha seguito le prove finali ha potuto ascoltare anche Viviana Lasaracina e Mariangela Vacatello, direttrice artistica del Cantiere, completando un affresco di interpretazioni femminili di Mozart che ha arricchito l’esperienza collettiva.

Carlo Emilio Tortarolo
(16,17, 19 luglio 2025)

La locandina

Chiostro della Chiesa di Sant’Agnese – 16 luglio
Goldberg’s Sax Project
Sassofoni Markus Weiss, Pablo Balaguer, Alejandro Olivan
Programma:
Musiche di Scarlatti, Rameau, Bach
Tempio di San Biagio – 17 luglio
Serie Mozart: Amadeus e le virtuose I
Direttore Giovanni Conti
Pianoforte Hisako Kawamura, Maya Oganyan
Orchestra Giovanile Italia
Programma:
Musiche di Mozart
Antico Caffè Poliziano – 19 luglio
Bach at Breakfast II
Arpa Irene Cencetti
Programma:
Musiche di Bach
Chiesa del Santissimo Nome di Gesù – 19 luglio
Serie Mozart: Amadeus e le virtuose I
Direttore Giovanni Conti
Pianoforte Sofia Donato, Beatrice De Maria, Martina Meola
Orchestra Giovanile Italiana
Programma:
Musiche di Mozart

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