65° Concorso Busoni: vince il cinese Yifan Wu
Anche per quest’anno si è compiuto il rito elettrizzante del Concorso pianistico internazionale “Ferruccio Busoni”, che a ogni edizione trasforma Bolzano nella capitale del pianoforte, con la benedizione favorevole di numi quali Arturo Benedetti Michelangeli, che lo fondò nel lontano 1949 assieme a Cesare Nordio, e Ferruccio Busoni, primo vero artista europeo che seppe legare il mondo culturale italiano e quello tedesco.
Il Primo Premio se l’è aggiudicato Yifan Wu, diciannovenne di Shanghai, cui è andato anche il Premio del pubblico; Secondo Premio al ventiquattrenne Sandro Nebieridze, di Tblisi in Georgia; Terzo Premio a Christos Fountos, pianista cipriota di 28 anni, cui è stato conferito anche il Premio speciale musica da camera. Indichiamo anche le ulteriori tre postazioni, poiché nella storia di questo concorso anche chi arriva in prossimità del podio ha grandi chance di non farsi dimenticare, basti ricordare gli esempi di Alfred Brendel (4° nel 1949), Bruno Canino (4° nel 1956), Daniel Rivera (5° nel 1974), Hüseyin Sermet (4° nel 1980), Maurizio Baglini (6° nel 1994) e Alessandro Taverna (5° nel 2011). Proseguendo quindi con il palmares dell’edizione 2025, reso noto questa mattina, 7 settembre, in occasione della Finalissima con Orchestra al Teatro Comunale di Bolzano, si è aggiudicato il Quarto Premio il diciassettenne Zhonghua Wei, da Canton in Cina, portandosi a casa anche il Premio speciale per la migliore interpretazione del brano contemporaneo; Quinto Premio all’italiano Elia Cecino, veneto di 24 anni; Sesto Premio a Zeyu Shen, venticinquenne di Pechino.
Verdetto pronosticato dagli esperti? Assolutamente no. Proclamazione accolta dal pubblico condiscendente? Anche questo in realtà no. Quindi possiamo dire che tutto è andato liscio come al solito. Perché questo è il bello di una competizione di tale prestigio, di cui si conferma a pieni voti l’eccellenza, ossia la presenza in finale di personalità molto particolari e assai diverse, che non lasciano indifferenti e che, ugualmente, non mettono d’accordo chi ascolta.
Quello che possiamo dire per certo è che la Finalissima con orchestra, svoltasi quale ultima fase di un concorso assai lungo e impegnativo, ha dato proprio soddisfazione, perché i candidati che si sono esibiti hanno regalato tre performance di livello.
Il giovanissimo Yifan Wu, il nuovo volto del Premio Busoni, ha fatto brillare il Terzo Concerto di Beethoven con un fraseggio e un’articolazione che fondava le radici nel Classicismo ma che sapeva fiorire impetuosa e romantica negli spazi delle cadenze. Questa caratterizzazione, così pulita ed elegante ma ben centrata nell’essenza della composizione, salvava l’opera dal rischio di rimanere fagocitata dai due Rachmaninov che la precedevano e la seguivano.
Dal canto suo, Sandro Nebieridze ha trasmesso tutta la sua ritrovata motivazione e gioia di suonare nella Rapsodia su un tema di Paganini op. 43, puntando su una lettura più asciutta e virtuosistica, rispetto alle consuete burrasche sentimentali.
E infine, Christos Fountos ha illuminato il Primo Concerto di Rachmaninov con la sua profondità di tocco nei momenti di lirica cantabilità, unendolo a una solidità virtuosistica impressionante. La sensazione suscitata da tutti e tre i concorrenti, offerta dal benefit delle inquadrature strette sulla tastiera e sul viso della diretta televisiva curata dalla Rai, è stata quella di un grande livello di preparazione del brano, di una ricerca corretta della connessione con gli occhi del direttore George Pehlivanian, alla guida dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, nonché di una capacità di saper godere serenamente il momento dell’esibizione.
Ricorderemo l’edizione 65 del “Busoni” soprattutto per le parole di Sir David Pountney, presidente della giuria, che a ogni proclamazione dei risultati, al termine delle singole fasi del concorso, tornava a spiegare come tutti i concorrenti fossero pianisti di sicuro talento e che il giudizio fosse centrato sulla performance, non sulla persona. Lo sappiamo tutti, vero? Eppure ricordarlo non è scontato; soprattutto, rivalutare a ogni prova l’esecuzione di Schumann, di Brahms o di Franck dà la possibilità di rientrare in gioco, e magari arrivare sul podio di un concorso blasonato che può cambiarti la vita, assicurandoti una tournée con centinaia di concerti!
L’alloro del 2025, per chi scrive e vive questa competizione dagli anni ’90, dovrebbe essere tributato al concorso stesso: un evento ricco, affascinante, coinvolgente e globalizzato, che sa catturare l’interesse del territorio come l’attenzione internazionale, con una preziosa opera di management delle giovani promesse del pianoforte. Perché se i verdetti, a ogni edizione, fanno il consueto rumore, la visione delle giurie vince, come abbiamo potuto comprendere nella maratona dedicata alle opere pianistiche di Busoni che l’anno scorso ha visto riunire a Bolzano i vincitori degli ultimi 15 anni. Un’occasione unica che speriamo si possa ripetere.
Plauso, infine, alla diretta di Rai5, piena di contenuti extra interessanti e sapientemente condotta da Francesco Antonioni.
Per l’elenco completo dei numerosi premi speciali, tra cui il nuovo “Premio Maurizio Pollini” – al quale dedicheremo prossimamente un approfondimento – ideato e promosso da Milano Musica per premiare la curiosità intellettuale, rimandiamo al sito del Concorso Busoni.
Monique Cìola
(7 settembre 2025)






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