A Digione Festival Artistes en résidence / en résistance, la parola a Brice Pauset

Se Atene piange, Sparta non ride e, mentre qualche spiraglio di pallido ottimismo in materia di programmazione musicale c’è segnalato da alcuni Festival italiani, Ravenna in primis, poi Pesaro, Macerata e Martina Franca che annunciano programmi ridimensionati, dalla vicina Francia le notizie sono sconfortanti. L’Opéra National di Parigi ha cancellato quasi tutta la programmazione 2019/2020 e non riprenderà, se tutto va bene, che a gennaio 2021. Le istituzioni della provincia si dedicano all’opera in streaming in attesa di tempi migliori.

L’Opéra di Dijon, una delle più interessanti per programmazione e vitalità, non fa eccezione. Forte, però, di un rapporto stretto e costruttivo con la municipalità e mossa dal dinamismo dei suoi dirigenti, trovatasi, dall’oggi al domani senza stagione lirica, s’interroga su come può essere d’aiuto agli artisti in questo tragico periodo di pandemia, e come può continuare a essere un punto di riferimento nei confronti di chi lo spettacolo lo crea e di chi ne fruisce, il pubblico.

Come possono gli artisti ritrovarsi fra loro e ritrovare un’attività comune? Come salvaguardare il legame, fragile e prezioso, con tutti gli spettatori che li seguono? Come riformulare un’attività di spettacolo nell’era del COVID-19?

Nasce così il Festival “Artistes en résidence / en résistance” Artisti in residenza / artisti in resistenza”, un tentativo, uno dei tanti in questo periodo, di offrire una risposta concreta che l’Opéra di Digione ha elaborato in stretta collaborazione con i suoi numerosi artisti residenti – pratica ormai abbandonata nei teatri italiani – che, da una decina d’anni circa, sono parte integrante della vita artistica della piccola Maison digionese.

Le istituzioni, in questo periodo complesso e perturbante, hanno l’obbligo di reinventarsi in modo rapido, ripensare alla propria identità culturale, adattarsi per essere al passo con i tempi in modo da continuare a proporsi costruttivamente al pubblico. In un primo tempo, evidentemente, tramite Internet, poi accettando di rappresentare i propri spettacoli in sale solo parzialmente piene (o del tutto vuote, come in Italia sta sperimentando il Verdi di Pordenone).

La missione è di continuare a svolgere il proprio ruolo di portatori di emozioni da condividere con il proprio pubblico affezionato.

Per fare questo, si è detta l’Opéra di Digione nella persona del Direttore Laurent Joyeux, l’istituzione deve dare ai suoi artisti i mezzi per continuare a lavorare assieme e condividere la propria musica con il pubblico. È una responsabilità collettiva che potrà consentire, un domani, al rilancio di un settore, messo duramente alla prova.

Ed ecco che il Festival “Artistes en résidence / en résistance”, si svolgerà a Digione dal 27 maggio al 6 luglio, trentasei concerti in tutto di cui ventotto in streaming, e tutti nel rispetto delle esigenze sanitarie vigenti. Ogni giorno, per due mesi abbondanti, alle 20 l’appuntamento sarà sul sito Internet dell’Opéra di Digione e sulle sue pagine social.

Si comincerà con un reportage di dieci-quindici minuti che affronterà l’opera o il tema della rappresentazione in programma, che sarà gestito di volta in volta dall’artista in cartellone. Seguirà un momento di convivialità virtuale fra artisti e pubblico che grazie a internet potranno interagire. Il tutto terminerà con il concerto vero e proprio.

Quanto agli artisti in cartellone, anticipa Laurent Joyeux, Leonardo García Alarcón, Mariana Florès e la ben nota Cappella Mediterranea, ci faranno ritrovare musiche e musicisti a loro cari per ritornare all’epoca in cui nacque – guarda caso in Italia – l’opera di teatro musicale, con uno sguardo particolare all’attività delle donne compositrici.

Dall’Italia del Rinascimento all’America Latina il passo è breve. E a Buenos Aires ci porterà l’Orchestra Dijon Bourgogne con un programma interamente dedicato ad Astor Piazzolla in compagnia del bandoneonista William Sabatier.

Si torna in Italia con la complicità di Les Traversées Baroques, che ci porteranno nell’epoca d’oro di San Marco e della musica che fu scritta per sopportare il periodo della Grande Peste. Da Venezia il viaggio prosegue verso Oriente, in compagnia di Claire-Marie Le Guay seguendo il fascinoso tragitto ferroviario dell’Orient Express alla riscoperta di due compositori turchi: Erkin e Saygun.

E poi? E poi sarà compito Jos van Immerseel e dei suoi strumenti originali di farci ripercorrere parecchi secoli di storia della musica, con una puntata in Germania per il Liederabend del baritono Thomas Bauer.

Brice Pauset, da dieci anni compositore residente all’Opéra di Digione, avrà un compito non meno facile: inerpicarsi al clavicembalo sulle rocce scoscese delle Variationi Goldberg di Johann-Sebastian Bach.

David Grimal e les Dissonances proporranno, a loro volta, degli inediti appuntamenti denominati les Dissonances Chamber Music Series, realizzati con la complicità di Philippe Cassard, in compagnia di musicisti di nome fra cui spiccano Ilya Gringolts, Elise Liu, Lawrence Power, Yung-Hsin Lou Chang, Victor Julien-Lafferière, Yan Levionnois, Mario Brunello, Niek de Groot, Philippe Cassard, Jean-Philippe Collard, Cédric Pescia, Nathalia Milstein e l’ex Diva Natalie Dessay.

Andreas Staier in conclusione di rassegna ci farà riassaporare la musica sottile di William Byrd, melanconica e gaia al tempo stesso.

Brice Pauset, con cui ci sentiamo al telefono, è in piena sintonia con Monsieur Joyeux: «Vogliamo trasformare in qualcosa di positivo questo periodo di chiusura forzata delle nostre sale. L’idea che ci ha spinto a creare questo piccolo Festival in streaming è quella di dimostrare la nostra fedeltà sia nei confronti del pubblico sia dell’istituzione che ci ospita e che ci permette di vivere. Le opere che proponiamo non hanno grandi dimensioni, ma ci consentono di dimostrare che fra noi artisti esiste una solidarietà e che essa è indirizzata alla ricerca della complicità con un pubblico affezionato che ci segue con regolarità. Quest’ultima cosa, è una rarità fra le istituzioni musicali in Francia ed è una specialità dell’Opéra di Digione.».

Nato a Besançon nel 1965 Pauset, che è clavicembalista e pianista, ha studiato e si è formato all’IRCAM di Parigi. Come compositore è stato ed è spesso stato ospite del Festival d’Automne a Parigi, di Klang-Forum a Vienna e di altre importanti manifestazioni di musica contemporanea: la sua peculiarità è di utilizzare musicisti e strumenti antichi nella musica contemporanea. In questo Festival rivelerà le due facce della sua personalità d’artista, quella di, compositore e interprete… «Raramente mi è stato possibile farlo, e l’occasione in questo senso è abbastanza unica. A mio modo di vedere dovrebbe essere sempre così. La mia partecipazione al Festival chiude un ciclo di sei programmi che ho presentato a Digione attorno a Bach con musiche che si fanno poco spesso. Non è certo il caso delle Variazioni Goldberg. La mia presenza a Digione è, da una decina d’anni costante, e mi auguro si protrarrà nel tempo. Miracolosamente prima dell’arresto di ogni attività musicale, ho avuto un’opera che si è potuta programmare e nei progetti c’è una nuova composizione a quattro mani, questa volta, in collaborazione con la collega Céline Steiner.».

Cosa può dire da Digione al pubblico italiano? «Che stiamo iniziando a vivere in Francia un’esperienza che l’Italia ha conosciuto fin dall’epoca di Berlusconi. La situazione è simile. Le notizie che ci arrivano dall’Italia ci fanno sperare che è possibile ricostruire una nuova identità delle istituzioni musicali. Certo, c’è bisogno di molto tempo. Ma è un percorso che va fatto.».

Rino Alessi

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