Addio a Paolo Marzotto, industriale patrono delle arti

Quella volta che mi aveva raccontato di quando a New York, nei primi anni ’50, si fermava a parlare con Duke Ellington dopo le sue performance in non so quale jazz club, mi era venuto da pensare che avrebbe potuto scrivere un “Visti da vicino” della musica. Compositori, direttori d’orchestra, solisti in ogni genere esecutivo: il Duke era solo uno dei tanti protagonisti del XX secolo e oltre incrociati da Paolo Marzotto, scomparso lunedì nella sua casa poco distante da Monte Berico a Vicenza, tre mesi prima di compiere 90 anni.

Nella sua vita dominata da una fervida, incessante curiosità intellettuale, l’attività “dettata” dalla storia della grande famiglia imprenditoriale in cui era nato (quinto dei sette figli di Gaetano Marzotto) era stata sempre in effetti affiancata e anzi in certo modo modernamente determinata dall’attenzione per i temi della cultura e specialmente delle arti, performative e non. In questo senso, Paolo Marzotto può essere considerato uno degli antesignani, dei fondatori della “nuova alleanza” fra impresa e cultura, quella nata dopo la Seconda guerra mondiale e della quale è stata in certo modo incubatore il “Premio Marzotto”, creato a Valdagno nei primi Anni ’50. Il padre Gaetano, imprenditore e mecenate “sociale” di grandi e concrete intuizioni, lo aveva affidato a lui, dimostrando di avere ben colto la predisposizione di quel figliolo che come un paio dei suoi fratelli amava correre sulle automobili fabbricate da Enzo Ferrari. E Paolo Marzotto, fino al trauma e alla cesura del 1968, aveva plasmato e fatto crescere rigogliosamente il Premio, affiancato dalla moglie Florence Daniel, sposata giovanissima e scomparsa otto anni fa, compagna di gran parte della sua vita.

Il Premio Marzotto si occupava di arte e cultura in senso generale eppure specifico, sottile: arti visive, letteratura, musica, saggistica nelle più diverse discipline s’incrociavano in un tessuto la cui trama era fatta dalla consapevolezza del cambiamento e dell’innovazione. Mettendo a confronto tradizione e modernità.

Da questo punto di vista, la natura della straordinaria collezione d’arte di Paolo Marzotto era illuminante: a casa sua potevi ammirare i grandi ottocentisti e almeno parte della celebre collezione di Macchiaioli che era stata di suo padre, ma anche i grandi nomi del pop, i protagonisti dell’astrattismo, i “senatori” delle correnti moderne fra le due guerre, i più avanzati innovatori nel campo dell’arte materica, i più recenti esploratori delle nuove teorie percettive ed espressive.

Con la musica era un po’ lo stesso. Tranne quando gli veniva chiesto, magari in situazioni ufficiali, di fare le sue “classifiche”, di esprimere le sue preferenze, Paolo Marzotto dimostrava sempre una larghezza di vedute e di conoscenze che era pari solo al suo understatement, alla nonchalance con la quale si rapportava con gli artisti e con le loro creazioni.  Conversare con lui di questi temi era illuminante: non era mai dotto, né tantomeno sussiegoso; non faceva sfoggio della sua cultura, che pure era ampia. Ma sempre ti rendevi conto che aveva idee precise, conoscenze profonde, tesi argomentate. E una straordinaria apertura mentale.

Se aggiungiamo la vocazione al mecenatismo intelligente (un patrimonio genetico ammirevolmente onorato), caratterizzato dalla volontà di trovare sempre qualche cavallo di razza su cui puntare per favorire non solo e non tanto lo sviluppo delle varie manifestazioni dell’arte, quanto soprattutto la possibilità che esse diventino sempre di più un patrimonio generale, un’occasione di crescita per chiunque, abbiamo il ritratto di un uomo che specialmente la musica rimpiangerà.

Negli ultimi decenni della sua vita, fra le mille iniziative di una personalità inesauribile e di invidiabile energia (e fra tante bisogna citare almeno l’Arpai, Associazione per il restauro del patrimonio artistico, affidata ora alle cure della figlia secondogenita Dominique), l’attenzione per la musica – coltivata fattivamente anche dalla seconda moglie Caroline, che aveva sposato nel 2013 – ha avuto modo di diventare supporto pratico prezioso per tanti organizzatori, nel Vicentino e in tutta Italia.

E il suo impegno, molto cospicuo anche economicamente, nei confronti di due istituzioni che possono apparire “lontane” solo a chi ha un’idea settoriale, settaria, della musica, fotografa come meglio non si potrebbe l’ampiezza della sua visione. Intendo il sostegno al Complesso Strumentale Marzotto di Valdagno, una realtà ultrasecolare (fondata nel 1883) che esprime anche una magnifica scuola di musica e quello all’Accademia pianistica di Imola, fucina di grandi talenti riconosciuto a livello internazionale (nella quale è ora impegnata la figlia primogenita, Veronica). La centralità della musica per la vita perseguita in due esperienze diverse e complementari, accomunate nella generosa consapevolezza culturale e civile di Paolo Marzotto.

Cesare Galla

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