Ala: Peer Gynt tra parola e musica
Al Festival Settenovecento è stato presentato, nel cortile di Palazzo Taddei ad Ala, un Peer Gynt essenziale e al tempo stesso raffinato, affidato al pianoforte di Alberto Nosè e alla voce recitante di Marta Lorenzato. La scelta di proporre le due Suites di Edvard Grieg in dialogo con il testo ibseniano ha permesso di restituire, pur in veste cameristica, la complessità originaria di questo capolavoro, nato nella tensione costante tra parola e musica.
La narrazione di Lorenzato ha conferito continuità drammaturgica con chiarezza prosodica e rigore fonetico, evitando derive declamatorie. La sua dizione tersa e controllata ha valorizzato l’intelaiatura del testo, lasciando emergere la forza evocativa della partitura e guidando l’ascoltatore attraverso le metamorfosi del protagonista, figura di antieroe erratico, febbrile e contraddittorio.
Nosè ha offerto un’interpretazione pianistica di grande disciplina tecnica e raffinatezza analitica, capace di coniugare precisione agogica, lucidità strutturale e varietà timbrica. Nei brani lirici ha saputo realizzare un fraseggio flessuoso e un cantabile trasparente; nei passaggi più incalzanti ha evidenziato la dimensione ritmica con vigore calibrato e nitore sonoro, evitando qualsiasi eccesso virtuosistico a favore di una resa essenziale e penetrante.
L’itinerario musicale si è articolato con chiarezza: Morgenstemning è emersa con naturale cantabilità e progressiva saturazione dinamica, evocando con misura l’alba nordica. In I dovregubbens hal la costruzione ostinata è stata condotta con meticoloso controllo della tensione, fino a un climax di efficace potenza. Bruderovet, Ingrids klage ha alternato aincisività ritmica e pathos elegiaco, con un’interpretazione attenta alla dialettica fra azione e lamento.
In Åses død Nosè ha raggiunto il momento più introspettivo, cesellando un fraseggio elegiaco e sospeso, quasi rarefatto. Arabisk dans ha mostrato un calibrato gioco di colori armonici e inflessioni ritmiche sottili, senza cedere a facili suggestioni esotiche. Anitras dans ha convinto per agilità e leggerezza, con una sottolineatura della grazia civettuola e della misura coreutica.
Con Peer Gynts hjemfart si è tornati a un tono drammatico e solenne, reso da Nosè attraverso accenti vigorosi e una progressione sonora solida, mentre Solvejgs sang ha concluso il ciclo in un clima di raccoglimento, con tocco puro, linea melodica essenziale e senso di sospesa atemporalità.
Il risultato complessivo è stato un racconto musicale unitario e stilisticamente rigoroso, capace di restituire le sfaccettature psicologiche e simboliche del dramma ibseniano attraverso un’ interpretazione sobria ma densa di significato.
La “Cornice d’Autore” affidata a Sandro Capoelletto è ritornata su “Fame” di Knut Hansson, ritrovando similarità e analogie tra il protagonista del romanzo e l’antieroe ibseniano, concentrandosi sul loro non riconoscersi nel contesto sociale in cui vivono.
L’accoglienza partecipe del pubblico ha confermato la piena riuscita di un progetto che ha saputo mettere in rilievo la pregnanza poetica di Grieg e l’attualità del mito di Peer Gynt, ribadendo la vocazione del Festival Settenovecento a proporre letture colte, analitiche e al tempo stesso profondamente comunicative del grande repertorio.
Il concerto è stato dedicato al fotografo palestinese Abu Hatab ucciso a Gaza lo scorso 1º luglio.
Alessandro Cammarano
(20 settembre 2025)
La locandina
| Pianoforte | Alberto Nosè |
| Voce recitante | Marta Lorenzato |
| Programma: | |
| Edvard Grieg | |
| Suites n. 1 op. 46 e n. 2 op. 55 da Peer Gynt op. 23 | |






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