Alberto Triola e il Concorso Internazionale per Direttori d’Orchestra Arturo Toscanini di Parma

Mancano circa quarantotto ore al 27 febbraio, termine ultimo per le iscrizioni al Concorso Internazionale per Direttori d’Orchestra “Arturo Toscanini” di Parma, competizione che si prefigge di fare la differenza attraverso un focus sull’Opera italiana.

La scelta operata in merito, nuova e consapevole, offre la concreta opportunità a giovani Direttori d’Orchestra di confrontarsi in maniera articolata e strutturata con la complessità di un genere che, troppo spesso, viene affrontato con generico approccio e pochezza di presupposti metodologici. La Fondazione “Arturo Toscanini vuole dimostrare col nuovo impianto messo in atto da questa edizione come sia possibile fare la differenza: la dimostrazione da parte dei candidati che il proprio talento si realizzi come risultante di un percorso strutturato, innestato sia nel sostrato artistico-musicale che in quello culturale. Ciò è perfettamente in linea con quanto l’Opera italiana è stata nella sua evoluzione e deve tornare ad essere nella sua percezione da parte dei fruitori, addetti ai lavori e non: una sintesi di linguaggi complessi, frutto di secoli di elaborazione, che sappia tradurre in pratica le caratteristiche precipue di una cultura, quella italiana appunto, che è, per antonomasia, un cultural-mix ante litteram.

Ci sentiamo di sostenere con convinzione questo progetto di sicura rilevanza sul quale Alberto Triola – Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma – fa il punto durante una piacevole conversazione. 

  • Il 2020 vede la città di Parma quale Capitale Italiana della Cultura e, altrettanto, vede il Concorso Internazionale per direttori d’orchestra “Arturo Toscanini” presentato in una veste rinnovata, dedicato per la prima volta all’Opera italiana. Coincidenza o scelta ponderata? Perché?

Si tratta di una scelta attentamente ponderata. L’opportunità di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 ci ha spinto a ripensare la fisionomia del Concorso. La città di Toscanini e di Verdi: non potrebbe esistere un luogo più adatto di Parma per un Concorso di direzione d’orchestra dedicato all’opera italiana. Ma il punto è un altro: non esiste al mondo nessun’altra competizione per giovani direttori di opera italiana. In questo senso il rinnovamento ha voluto dire imboccare una strada nuova, inedita e ricca di potenzialità.

  • Quasi seguendo le fasi di un allestimento, il format del Concorso prevede diverse tappe. Colpisce quella costituita dal Workshop sull’Opera italiana: un focus di approfondimento tecnico, musicale e culturale. Come è stato pensato il percorso? Quali i suoi protagonisti?

Giusto paragonare il format del Concorso alle fasi di una produzione operistica! In effetti sono partito proprio da lì: una sorta di WBS, un work breakdown structure, uno degli strumenti tipici del project management. Per progettare questo prezioso e innovativo strumento di alta formazione, propedeutico alle fasi concorsuali vere e proprie, abbiamo “fatto a fette l’elefante”, come direbbero i manager americani, smontando una produzione operistica nelle sue diverse componenti, mettendone in luce le componenti e le diverse competenze: culturali, artistiche, tecniche.

E poi sono tre le fasi che precederanno la “prima”, ovvero la finalissima del 6 giugno, in occasione della quale i tre candidati sul podio della Filarmonica Toscanini si sfideranno al Teatro Regio nel segno di Verdi e di Rossini: il workshop, appunto, l’eliminatoria e la semifinale.

Un cammino articolato, che parte con il workshop – previsto dal 25 aprile al 6 maggio – occasione unica per i dodici candidati selezionati di entrare nel vivo della cultura e della pratica operistica italiana, incontrando e approfondendo non solo la storia e i ferri del mestiere, ma anche immergendosi nei sapori e nelle tradizioni di Parma, “capitale del melodramma”. Due settimane di approfondimento tecnico, musicale e culturale dedicato, con specialisti del repertorio, maestri collaboratori, vocal coach, didatti, musicologi e grandi direttori. Fanno parte del percorso due masterclass tenute da Fabio Luisi, presidente del concorso e José Luis Basso, direttore del coro dell’Opéra di Parigi, rispettivamente in direzione d’orchestra/ prassi esecutiva e direzione di coro.

  • Forti dell’esperienza di perfezionamento maturata, i candidati selezionati affronteranno le selezioni. Quali i criteri di valutazione imprescindibili per trovare i direttori di oggi che, consapevoli del passato, sappiano guardare al futuro?

Tra le caratteristiche che deve possedere un direttore penso certamente alla chiarezza e alla sostanza del gesto, alla personalità musicale, al carisma. Non va sottovalutata una certa familiarità con la nostra lingua, plus valore che si fa evidente soprattutto in quest’epoca di globalizzazione sfrenata, che tende a inculcare l’idea che tutti possano fare tutto, sempre e ovunque, e ad accompagnare alla deriva dell’approssimazione e dell’emulazione inconsapevole. L’opera italiana è un grande prodotto maturato in secoli di pratica, riflessioni, evoluzioni. Andrebbe protetta come si fa con i grandi prodotti enogastronomici del nostro patrimonio culturale. Anche da questo punto di vista sarà sicuramente importante il lavoro che verrà svolto durante le due settimane di workshop, necessario per trasmettere non solo know-how ma anche consapevolezza di identità e valori. Conoscere la prassi autentica, sapersi confrontare con la migliore tradizione di altissimo artigianato maturata in quattro secoli di storia è un passaggio necessario per un giovane interprete di oggi. Indispensabile per diventare ambasciatori dell’opera italiana secondo un protocollo “d.o.c.g”.

  • Arriviamo alla Finale: i candidati selezionati si esibiranno dinanzi ad una Giuria Internazionale di alto profilo. Come si arriva a realizzare una Giuria di così alto profilo? Viene operata una scelta metodologica; si preferisce guardare alle Istituzioni di riferimento; entrambe le cose? Perché? 

La giuria internazionale, presieduta da Fabio Luisi (unico direttore d’orchestra tra i componenti), sarà composta esclusivamente da sovrintendenti e direttori artistici di diverse provenienze geografiche e culturali. Abbiamo scelto alcuni fra i maggiori teatri d’opera al mondo, a partire da quelli storicamente legati a Toscanini, Milano e New York. Avremo quindi con noi Ronald Adler (Semperoper Dresda), Maria Victoria Alcaraz (Teatro Colón Buenos Aires), Irina Chernomurova (Teatro Bolshoi Mosca), John Fisher (Metropolitan Opera New York), Dominique Meyer (Teatro alla Scala Milano), Jesús Iglesias Noriega (Palau de les Arts Valencia), Kyoske Shimoyakawa (Japan Opera Foundation). La scelta è stata fatta per avere rappresentati i cinque continenti e alcune tra le grandi scuole operistiche del mondo, oltre all’Estremo Oriente, in grado di esprimere talenti interessanti, ma che hanno ovviamente bisogno di assimilare più di altri il senso  e i contenuti della tradizione.

  • Il Comitato d’Onore di questa edizione: un vero e proprio salotto di grandi Artisti come, ad esempio, Daniele Gatti e Antonio Pappano. Qual è il ruolo del Comitato? In che modo questi “giganti” interagiranno con le nuove leve?

Il Concorso, oltre a costituire una novità assoluta, segna l’inizio del nuovo corso della manifestazione, giunta alla sua 11esima edizione. Ai prestigiosi nomi che lei ha citato vanno aggiunti Roberto Abbado, Richard Bonynge, Bruno Campanella e Gianandrea Noseda, oltre al presidente del concorso Fabio Luisi e a Omer Meir Wellber, che presiede la commissione che valuterà i frutti del workshop propedeutico: tutti loro hanno nel condiviso fin da subito la nuova impostazione, comprendendone le potenzialità anche in un’ottica di diffusione e divulgazione del nostro patrimonio, e si sono offerti come “ambasciatori” della manifestazione.

  • Adotta un Direttore” è il nobile e intelligente progetto che mette in forte relazione i candidati con il territorio della città di Parma, con le sue tradizioni e le sue caratteristiche culturali. Di cosa si tratta nello specifico e come si struttura?

A completamento del percorso del workshop, verrà offerta ai candidati la possibilità di risiedere presso famiglie di Parma per tutto la durata del concorso. Un’esperienza immersiva nella città di Parma e nell’”italianità” del vivere, del parlare, del mangiare italiano!

  • Aldilà dei congrui premi in denaro, viene offerta la concreta opportunità ai finalisti di vedersi scritturare da alcune delle più importanti realtà. Quali sono?

 Colgo l’occasione per menzionare un ulteriore elemento di novità che potrà offrire una straordinaria e concreta opportunità ai finalisti: affiancherà la Giuria una prestigiosissima commissione speciale, costituita da sovrintendenti e direttori artistici di numerose fondazioni lirico-sinfoniche, di teatri di tradizione e festival italiani, che potranno mettere in palio e assegnare scritture artistiche. Un’ulteriore occasione di far entrare subito i candidati in contatto con il mondo della produzione musicale italiana in maniera concreta ed attiva.

  • Workshop dedicato, Giuria di primo piano, Comitato d’Onore di eccellenza, interazione col territorio… una ricetta tagliata in modo sartoriale per dare a giovani talenti la veste che il talento richiede.  Perché un giovane Direttore dovrebbe puntare proprio al Concorso Internazionale “Arturo Toscanini”? Quali sono i tempi e le modalità di candidatura?

Tutte le informazioni ed il bando di concorso sono reperibili sul sito www.concorsotoscanini.it. Attenzione! Il termine ultimo per inoltrare la propria candidatura è ormai molto vicino: il 27 febbraio 2020.

Un giovane direttore non dovrebbe assolutamente perdere l’occasione di puntare sul Concorso Toscanini! Intanto per l’unicità della sua formula, per la quale il candidato non solo è chiamato a dare – nel senso di dover dimostrare – ma dal quale può anche prendere molto. Non solo in termini di confronto con gli altri concorrenti, ma anche in termini di esperienza formativa e di incontro con molti grandi professionisti del mondo dell’opera; una straordinaria opportunità per arricchire il proprio bagaglio professionale e personale. E poi un grande concorso può anche imprimere un impulso in gradi di cambiare la vita di un giovane artista. Sarei felice se a qualcuno dei nostri concorrenti capitasse proprio questo! Con la giuria e la commissione che possiamo vantare non è poi così difficile…. Tutte le manifestazioni internazionali di questo tipo costituiscono, come si dice, una sorta di vetrina per farsi conoscere, ma credo di poter legittimamente dire che questa del Concorso Toscanini è davvero unica al mondo.

Antonio Cesare Smaldone

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