Alla Fenice un Dido and Æneas di efficace essenzialità

Il barocco si addice alla ripresa dell’attività teatrale post emergenza pandemica; gli organici ridotti consentono messe in scena efficaci e realizzabili “in sicurezza”.

Dopo l’Ottone in Villa è la volta di Dido and Æneas, che torna alla Fenice dopo dieci anni in un allestimento pensato per il nuovo spazio teatrale che vede la platea come nuovo palcoscenico.

La carena di nave in costruzione immaginata da Massimo ChecchettoLeitmotiv della Nuova Fenice – appare qui particolarmente appropriata a contenere una vicenda in cui il mare, il viaggio e la partenza sono elementi essenziali.

Le luci di Fabio Barettin trasformano la superficie lucida e riflettente che delimita lo spazio scenico trasformando il mare in un inferno vermiglio per tornare infine all’azzurro iniziale.

I costumi di Carlos Tieppo, atemporali ma evocativi di un classicismo estetizzante sembrano richiamere i Quattro Elementi attraverso un evidente simbolismo cromatico: Acqua e Aria nei celesti di Didone e delle ancelle, Terra e Fuoco nei rossi, nero e nei verdi scuri della Maga e della sua masnada infernale.

Giovanni Di Cicco mette a punto, nel rispetto assoluto della struttura dell’opera, una regia efficace nella rarefazione dei movimenti degli interpreti affidando l’azione scenica vera e propria alle coreografie da lui create per un quartetto di danzatori – Melissa Cosseta, Angelica Mattiazzi, Alice Pan, Fabio Caputo dell’Associazione Deos Danse Ensemble Opera Studio, bravissimi – che amplificano e talora esasperano la parola cantata. L’unico oggetto di scena è l’onnipresente pugnale col quale Didone si toglierà la vita con un gesto che ricorda il teatro Kabuki, in un’estetica che procede intelligentemente “per sottrazione”.

Tito Ceccherini, direttore eminentemente votato al repertorio contemporaneo e quindi vicinissimo alla musica antica, rivela in intesa con un’Orchestra corposa e partecipe, le geometrie complesse della partitura di Purcell rendendole all’ascolto con stringata analicità senza però mai peccare di freddezza. Ne risulta una lettura di grande equilibrio.

Intensa e meditata la Dido di Giuseppina Bridelli, sempre più interprete di riferimento nel repertorio barocco, che poggia il suo canto su una linea limpidissima cui si accompagna un fraseggio sempre pensato.

Antonio Poli, la cui voce va trovando bruniture fascinose, è Æneas drammaticamente scolpito e dalla presenza autorevole, mentre Valeria Girardello – grazie anche ad un timbro pienamente contraltile – dà voce e corpo a disegnare una Maga gelidamente spietata.

Brava Michela Antenucci, Belinda partecipe e accorata, così come figurano assai bene le due Streghe di Lara Lagni e Chiara Brunello.

Completano il cast il convincente Matteo Roma nel doppio ruolo dello Spirito e del Marinaio e Martina Licari come ben risolta Ancella.

Sontuoso il Coro preparato da Claudio Marino Moretti.

Alessandro Cammarano
(4 settembre 2020)

La locandina

DirettoreTito Ceccherini
Regia e coreografiaGiovanni Di Cicco
SceneMassimo Checchetto
CostumiCarlos Tieppo
LuciFabio Barettin
Presonaggi e interpreti:
DidoGiuseppina Bridelli
BelindaMichela Antenucci
Un’ancellaMartina Licari
La magaValeria Girardello
I stregaLara Lagni
II stregaChiara Brunello
Mercurio/MarinaioMatteo Roma
ÆneasAntonio Poli
DanzatoriMelissa Cosseta, Angelica Mattiazzi, Alice Pan, Fabio Caputo – Associazione Deos Danse Ensemble Opera Studio
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del CoroClaudio Marino Moretti

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