Alois Mühlbacher: tra Barocco, Lieder e Musica d’Oggi
Dopo il suo debutto, appena quindicenne, alla Wiener Staatsoper dopo la formazione nei St. Florianer Sängerknaben, Alois Mühlbacher si è imposto in pochi anni come una delle voci più autorevoli e versatili del panorama controtenorile internazionale.
Tra barocco e contemporaneo, opera e Lied, il suo percorso artistico unisce rigore stilistico, curiosità interpretativa e una spiccata sensibilità teatrale, affiancata oggi anche a un crescente impegno curatoriale. In questa intervista racconta le tappe della sua formazione, il rapporto con la prassi storicamente informata e le prospettive di un futuro in costante evoluzione.
- Crescendo nella tradizione ricchissima dei St. Florianer Sängerknaben e debuttando all’Opera di Stato di Vienna a soli quindici anni, in che modo un’immersione così precoce nella prassi esecutiva storicamente informata ha plasmato oggi la Sua identità vocale di controtenore?
Sono entrato a far parte dei St. Florianer Sängerknaben all’età di dieci anni e sono stato immerso nella musica classica fin da una fase estremamente precoce. Già a undici anni ho cantato il ruolo del Primo Ragazzo nel Flauto magico di Mozart al Theater an der Wien e in Lussemburgo. Una volta all’anno ho partecipato a grandi progetti barocchi con l’ensemble Ars Antiqua Austria sotto la direzione di Gunar Letzbor, spesso dedicati alla riscoperta di compositori del barocco austriaco.
Questa musica ha esercitato su di me un forte fascino fin dall’infanzia e, attraverso un confronto così intenso e continuativo, ho sviluppato un linguaggio artistico personale che ancora oggi riesco a tradurre sul piano vocale. L’esposizione precoce alla prassi esecutiva storicamente informata mi ha fornito un approccio all’interpretazione estremamente naturale e intuitivo, che ha continuato a orientare in modo decisivo il mio lavoro di controtenore.
- Il Suo repertorio spazia dal barocco sacro di Bach e Händel all’opera contemporanea, come Fanny and Alexander di Gisle Kverndokk. Come affronta le esigenze stilistiche e vocali di linguaggi musicali così contrastanti senza compromettere la coerenza artistica?
In parte, queste differenze stilistiche emergono in modo organico dalla scrittura musicale stessa, in particolare dalle linee vocali. Allo stesso tempo, è necessario osservare consapevolmente i marcatori stilistici che definiscono ciascun linguaggio musicale.
Fondamentalmente la tecnica vocale rimane la stessa; ciò che cambia è il colore, l’intenzione espressiva e le scelte interpretative. Mi piace moltissimo cantare musica di epoche molto diverse e sono sempre aperto alla sperimentazione. Per me questa varietà non è una contraddizione, ma una fonte di gioia, e cerco sempre di servire ogni stile con la massima autenticità possibile.
- La Sua collaborazione di lunga data con Dorothee Oberlinger ha dato vita a progetti come Grand Tour e le Pastorelle en musique di Telemann. Che cosa distingue il suo approccio come direttrice e in che modo questo sodalizio ha influenzato la Sua libertà interpretativa in scena?
Lavoro con Dorothee Oberlinger da diversi anni ed è una musicista e una guida artistica davvero affascinante. È fonte di ispirazione per il modo in cui riesce a bilanciare visione artistica, responsabilità organizzative e la capacità di offrire prestazioni di altissimo livello esattamente al momento giusto.
Dal punto di vista musicale, la nostra collaborazione mi ha influenzato anche stilisticamente. Dorothee ha una forte affinità per le qualità strumentali della voce umana e spesso chiede colori o linee che non sono necessariamente facili da cantare. Eppure, alla fine, queste richieste risultano sempre musicalmente inevitabili: lavorare con lei è al tempo stesso impegnativo e immensamente gratificante.
- Nelle ultime stagioni ha interpretato ruoli allegorici e psicologicamente complessi, dal Disinganno nell’Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Händel all’Assalonne di Caldara. Che cosa la attrae di questi personaggi e come ne affronta la costruzione drammaturgica, sia vocalmente sia teatralmente?
Amo entrare nei ruoli e dar loro vita sulla scena. Più un personaggio è drammatico e complesso, più diventa interessante da interpretare. La musica stessa è una guida enorme per trovare l’accesso a un ruolo: attraverso l’espressione musicale si scopre spesso, quasi istintivamente, la postura fisica ed emotiva più adeguata.
In scena posso esplorare emozioni e comportamenti che nella vita quotidiana non si vivrebbero mai, o nemmeno si immaginerebbero. Questo processo è infinitamente affascinante ed è uno dei motivi per cui mi sento così profondamente attratto dal teatro.
- Accanto alla carriera operistica e oratoriale, ha dedicato grande attenzione al repertorio liederistico, culminata nell’acclamata incisione di Urlicht. Che cosa Le offre la dimensione intima del lied che la performance scenica non può darle, in particolare come controtenore?
Ho incontrato il repertorio liederistico in età molto precoce. Il mio mentore, Franz Farnberger, mi ha introdotto alla grande tradizione del Lied già durante gli anni da corista, e ne sono rimasto subito affascinato per l’intensità espressiva che questo repertorio richiede e consente.
Il mio amore per il Lied non mi ha più abbandonato. Sento che, attraverso questa forma intima, posso esprimere aspetti di me stesso e dell’emozione umana che forse non sarebbero possibili nel contesto di un’aria virtuosistica di Händel. La liederistica offre uno spazio unico di introspezione e di comunicazione emotiva diretta.
- In qualità di direttore artistico del Barock Festival St. Pölten, come concilia il duplice ruolo di interprete e curatore e quali principi estetici o musicologici guidano le sue scelte di programmazione?
Da due anni ho il privilegio di curare il Barock Festival St. Pölten. Poter concepire e plasmare un intero programma rappresenta una dimensione completamente nuova del lavoro artistico e, accanto al canto, è diventata una delle mie più grandi passioni.
Di solito parto da un tema centrale che risuoni in qualche modo con lo spirito del tempo contemporaneo.
Attorno a questo concetto sviluppo poi il programma in stretto dialogo con gli artisti coinvolti. La scelta degli interpreti è spesso difficile, ma puntualmente tutto sembra andare al proprio posto nel momento giusto, e siamo fortunati che tanti colleghi straordinari desiderino venire a St. Pölten.
- Tra i Suoi prossimi impegni — nuovi ruoli handeliani, ulteriori collaborazioni con ensemble specializzati o progetti legati al Barock Festival St. Pölten — quali ritiene più decisivi per il Suo futuro artistico, e perché?
Sono profondamente grato di poter operare artisticamente su così tanti livelli diversi. Il canto, tuttavia, rimane al centro assoluto della mia vita. Nei prossimi anni, lo sviluppo della mia voce e la scelta accurata di un repertorio che le si addica davvero saranno il mio obiettivo principale.
Interpretare ruoli in scena mi dà una gioia particolare e spero che continuino a presentarsi progetti teatrali significativi e stimolanti. Questo equilibrio tra crescita vocale ed espressione teatrale mi sembra decisivo per il mio futuro artistico.
Alessandro Cammarano
Deutsche Version
Nach seinem Debüt im Alter von nur fünfzehn Jahren an der Wiener Staatsoper, das auf die Ausbildung bei den St. Florianer Sängerknaben folgte, hat sich Alois Mühlbacher innerhalb weniger Jahre als eine der profiliertesten und vielseitigsten Stimmen der internationalen Countertenor-Szene etabliert.
Zwischen Barock und Gegenwart, Oper und Lied verbindet sein künstlerischer Weg stilistische Strenge mit interpretatorischer Neugier und einer ausgeprägten theatralischen Sensibilität, die heute auch von einem wachsenden kuratorischen Engagement begleitet wird. In diesem Interview spricht er über die prägenden Stationen seiner Ausbildung, über sein Verhältnis zur historisch informierten Aufführungspraxis und über die Perspektiven einer künstlerischen Zukunft in stetiger Bewegung.
- Aufgewachsen in der reichen Tradition der St. Florianer Sängerknaben und mit einem Debüt an der Wiener Staatsoper im Alter von nur fünfzehn Jahren: Inwiefern hat eine derart frühe Immersion in die historisch informierte Aufführungspraxis Ihre heutige vokale Identität als Countertenor geprägt?
Ich trat im Alter von zehn Jahren den St. Florianer Sängerknaben bei und wurde schon in einer sehr frühen Lebensphase intensiv mit klassischer Musik konfrontiert. Bereits mit elf Jahren sang ich die Partie des Ersten Knaben in Mozarts Die Zauberflöte am Theater an der Wien sowie in Luxemburg. Einmal jährlich war ich an großen Barockprojekten mit dem Ensemble Ars Antiqua Austria unter der Leitung von Gunar Letzbor beteiligt, die häufig der Wiederentdeckung österreichischer Barockkomponisten gewidmet waren.
Diese Musik übte seit meiner Kindheit eine starke Faszination auf mich aus, und durch die intensive und kontinuierliche Auseinandersetzung konnte ich eine persönliche künstlerische Sprache entwickeln, die ich bis heute vokal umzusetzen vermag. Die frühe Begegnung mit der historisch informierten Aufführungspraxis hat mir einen äußerst natürlichen und intuitiven Zugang zur Interpretation vermittelt, der meine Arbeit als Countertenor bis heute maßgeblich prägt.
- Ihr Repertoire reicht vom geistlichen Barock eines Bach und Händel bis hin zur zeitgenössischen Oper, etwa Fanny and Alexander von Gisle Kverndokk. Wie begegnen Sie den stilistischen und vokalen Anforderungen so unterschiedlicher musikalischer Sprachen, ohne die künstlerische Kohärenz zu gefährden?
Zum Teil ergeben sich diese stilistischen Unterschiede ganz organisch aus der musikalischen Faktur selbst, insbesondere aus der Führung der Gesangslinien. Zugleich ist es notwendig, die stilistischen Marker, die jede musikalische Sprache definieren, bewusst wahrzunehmen.
Grundsätzlich bleibt die Gesangstechnik dieselbe; was sich verändert, sind Klangfarbe, Ausdrucksintention und interpretatorische Entscheidungen. Ich singe sehr gerne Musik aus ganz unterschiedlichen Epochen und bin stets offen für Experimente. Diese Vielfalt stellt für mich keinen Widerspruch dar, sondern eine Quelle großer Freude, und ich versuche, jedem Stil mit größtmöglicher Authentizität zu dienen.
- Ihre langjährige Zusammenarbeit mit Dorothee Oberlinger hat Projekte wie Grand Tour oder Telemanns Pastorelle en musique Was zeichnet ihren Ansatz als Dirigentin aus, und inwiefern hat dieses künstlerische Bündnis Ihre interpretatorische Freiheit auf der Bühne beeinflusst?
Ich arbeite seit mehreren Jahren mit Dorothee Oberlinger zusammen, und sie ist eine äußerst faszinierende Musikerin und künstlerische Leitfigur. Besonders inspirierend ist ihre Fähigkeit, künstlerische Vision, organisatorische Verantwortung und die Gabe, genau im richtigen Moment Leistungen auf höchstem Niveau abzurufen, in Einklang zu bringen.
Musikalisch hat unsere Zusammenarbeit auch stilistisch auf mich gewirkt. Dorothee besitzt eine starke Affinität zu den instrumentalen Qualitäten der menschlichen Stimme und fordert häufig Farben oder Linien, die nicht unbedingt leicht zu singen sind. Am Ende erweisen sich diese Anforderungen jedoch stets als musikalisch zwingend: Die Arbeit mit ihr ist zugleich herausfordernd und außerordentlich bereichernd.
- In den vergangenen Spielzeiten haben Sie allegorische und psychologisch komplexe Rollen interpretiert, vom Disinganno in Händels Il trionfo del Tempo e del Disinganno bis zum Absalom von Caldara. Was reizt Sie an diesen Figuren, und wie nähern Sie sich ihrer dramaturgischen Gestaltung – vokal wie darstellerisch?
Ich liebe es, in Rollen einzutauchen und sie auf der Bühne zum Leben zu erwecken. Je dramatischer und vielschichtiger eine Figur ist, desto interessanter wird sie für mich. Die Musik selbst ist dabei eine enorme Hilfe, um Zugang zu einer Rolle zu finden: Über den musikalischen Ausdruck erschließen sich oft nahezu instinktiv die passende körperliche und emotionale Haltung.
Auf der Bühne kann ich Emotionen und Verhaltensweisen erkunden, die man im alltäglichen Leben niemals erfahren oder sich vielleicht nicht einmal vorstellen würde. Dieser Prozess ist unendlich faszinierend und einer der Hauptgründe, weshalb ich mich dem Theater so tief verbunden fühle.
- Neben Ihrer opern- und oratorienbezogenen Tätigkeit haben Sie dem Liedrepertoire große Aufmerksamkeit gewidmet, gekrönt von der vielbeachteten Einspielung Urlicht. Was bietet Ihnen die intime Dimension des Liedes, die Ihnen die szenische Performance – gerade als Countertenor – nicht geben kann?
Ich bin dem Liedrepertoire sehr früh begegnet. Mein Mentor Franz Farnberger führte mich bereits während meiner Zeit als Chorsänger in die große Liedtradition ein, und ich war sofort fasziniert von der Ausdrucksintensität, die dieses Repertoire verlangt und ermöglicht.
Meine Liebe zum Lied hat mich seither nicht mehr losgelassen. Ich empfinde, dass ich in dieser intimen Form Aspekte meiner selbst und menschlicher Emotion ausdrücken kann, die im Kontext einer virtuosen Händel-Arie vielleicht nicht möglich wären. Die Liedkunst eröffnet einen einzigartigen Raum für Introspektion und unmittelbare emotionale Kommunikation.
- Als Künstlerischer Leiter des Barock Festival St. Pölten: Wie vereinbaren Sie die Doppelrolle als Interpret und Kurator, und welche ästhetischen oder musikwissenschaftlichen Prinzipien leiten Ihre programmatischen Entscheidungen?
Seit zwei Jahren habe ich das Privileg, das Barock Festival St. Pölten zu kuratieren. Ein gesamtes Programm zu konzipieren und zu gestalten, stellt eine völlig neue Dimension künstlerischer Arbeit dar und ist neben dem Singen zu einer meiner größten Leidenschaften geworden.
Meist gehe ich von einem zentralen Thema aus, das in irgendeiner Weise mit dem Geist unserer Gegenwart in Resonanz tritt. Um dieses Konzept herum entwickle ich das Programm in engem Dialog mit den beteiligten Künstlerinnen und Künstlern. Die Auswahl der Mitwirkenden ist oft anspruchsvoll, doch letztlich fügt sich alles im richtigen Moment zusammen, und wir dürfen uns glücklich schätzen, dass so viele herausragende Kolleginnen und Kollegen nach St. Pölten kommen möchten.
- Unter Ihren kommenden Verpflichtungen – neue Händel-Rollen, weitere Kooperationen mit spezialisierten Ensembles oder Projekte im Rahmen des Barock Festival St. Pölten – welche erachten Sie als besonders entscheidend für Ihre künstlerische Zukunft, und warum?
Ich bin zutiefst dankbar, künstlerisch auf so vielen unterschiedlichen Ebenen tätig sein zu dürfen. Das Singen jedoch bleibt der absolute Mittelpunkt meines Lebens. In den kommenden Jahren wird die Weiterentwicklung meiner Stimme sowie die sorgfältige Auswahl eines wirklich passenden Repertoires mein zentrales Anliegen sein.
Szenische Rollen zu interpretieren bereitet mir eine ganz besondere Freude, und ich hoffe sehr, dass sich weiterhin bedeutende und anregende Theaterprojekte ergeben. Dieses Gleichgewicht zwischen vokalem Wachstum und theatralischem Ausdruck erscheint mir entscheidend für meine künstlerische Zukunft.
Alessandro Cammarano




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