Alto Adige: un nuovo festival brilla sullo Sciliar

C’è un nuovo festival in Alto Adige, ancora sconosciuto al pubblico e alla stampa italiana, che ha tutte le caratteristiche per diventare, nei prossimi anni, un evento di richiamo per la musica sul territorio nazionale. Si tratto dello Schlern Music Festival, un ciclo di cameristica che prende il nome dal termine tedesco dello Sciliar, la montagna dal profilo inconfondibile appena sopra la città di Bolzano, e che si concentra nella durata (quattro giornate a maggio) e nei luoghi (una decina di piccole sale in una manciata di chilometri). Ciò che lo rende degno di interesse è l’alto profilo degli artisti invitati ed il coraggio dei programmi, in un sano equilibrio tra classici, novecento storico e autori contemporanei, il tutto in luoghi di fascino artistico e naturale.

Siamo stati ad alcuni appuntamenti della seconda edizione (lo svolgimento è biennale, dunque tornerà nel 2024) e ne siamo rimasti piacevolmente catturati, come dalla scoperta di un piccolo tesoro. Il numero contenuto del pubblico è dettato dalla particolarità e dalle dimensioni dei luoghi in cui si svolge, come la minuscola chiesetta di S. Caterina del XIII secolo nella frazione di Aicha di Fié, o la cantina della tenuta Prackfol, maso di cui si hanno notizie fin dal 1400, o ancora allo Stanglerhof, un fienile costruito in paglia e argilla. Falegnameria, torrefazione, laghetto alpino: la lista delle sale era inconsueta e variegata, e terminava tra le mura suggestive di Castel Prösels. Che i luoghi proposti siano scelti per la loro bellezza è dettato dall’organizzatore dello Schlern Music Festival, ossia l’Associazione turistica di Fiè allo Sciliar, che offre tra l’altro l’ingresso libero a tutti concerti. Ciò che non è scontato in questa circostanza, allineata alla promozione turistica, è il livello dei contenuti. Ma qui artisti e repertori sono frutto della stretta collaborazione con l’agenzia Simmenauer di Berlino, una realtà con esperienza quarantennale che annovera una dozzina di super quartetti (Arditti, Jerusalem, Belcea, Modigliani…) ed alcune star come Isabelle Faust e Piotr Anderszewski. La Simmenauer ha dimostrato negli anni di avere delle ottime intuizioni sui giovani talenti, confermate poche settimane fa dall’ennesima vittoria ad un concorso internazionale, e per l’edizione 2022 di questo festival ha portato in Alto Adige due giovani quartetti – il Simply Quartet e il Leonkoro Quartet – mettendoli in dialogo, in una vera e propria residenza artistica, con il fisarmonicista italiano Samuele Telari e il clarinettista spagnolo Pablo Barragán. Non tutti gli artisti invitati fanno parte della loro famiglia, ma nelle scelte si riconosce l’occhio lungo sulle doti musicali.

Ne scaturiva un programma che iniziava nel salotto adornato di opere d’arte dello storico Romantik Hotel Turm con i Cinque movimenti per quartetto d‘archi op. 5 di Webern, seguito dall’esuberante Quartetto per archi in mi bemolle maggiore di Fanny Mendelssohn. Questo il biglietto da visita del Simply Quartet, viennese per formazione ma internazionale nei suoi componenti (Cina, Austria, Norvegia), che mostrava una profonda intensità interpretativa e una solida maturità di insieme. La bellezza del suono di ciascun arco (notevole la viola di Xiang Lyu) non si confondeva nel gruppo, al contrario si mostrava con eleganza, valorizzando ulteriormente l’unità del quartetto, come un unico individuo completo e dalle perfette proporzioni. Di uguale fascino, ma con un’identità che si apprezzava proprio perché diversa, era il Leonkoro Quartet, il cui spettro sonoro è caratterizzato dal timbro particolarissimo di violino e violoncello (i fratelli Jonathan e Lukas Masaki Schwarz). Di residenza berlinese, il Leonkoro portava il fuoco vivo della recentissima vittoria al Concorso di Bordeaux nel Quartetto per archi in fa maggiore op. 35 di Ravel, ascoltato in una serata assieme all’esecuzione di Dance Prelude di Lutosławski nell’arrangiamento per il duo Barragán-Telari e all’opera contemporanea in prima italiana Un:fold della compositrice austriaca Julia Lachterstorfer, curioso quanto intelligente ritratto musicale dei componenti del Simply, cui è dedicato.

I concerti erano strutturati come offerta musicale, con una durata che si conteneva attorno all’ora di esibizione puntando alla massima varietà attraversando stili, epoche e formazioni cameristiche. Il clarinetto ha dialogato con entrambi i quartetti in Brahms e Glazunov, la fisarmonica si è esibita in Bach e Schnittke, i due solisti si sono incontrati in Penderecki, Piazzolla e Stravinsky, gli archi hanno mostrato le loro qualità in Dvorák, Haydn, Schubert, Beethoven e ancora nei contemporanei Zhao Jiping e Kaija Saariaho. Il tutto in un clima di festa gioiosa, come la gioventù sa esprimere nella musica, immersi in un paradiso naturale.

Invitiamo a tenere d’occhio questi artisti, anche se le occasioni per ascoltarli in Italia sono ancora molto poche. Nel mese di giugno Pablo Barragán sarà presente a Mantova (Trame Sonore), mentre Samuele Telari nel bolognese (Corti Chiese e Cortili) e poi a settembre a Milano e Torino (MITO). Sempre a Torino arriverà anche il Leonkoro Quartet, ma nel 2023 (per ascoltarlo prima – ultimissima notizia! – guardate la programmazione della BBC Radio 3 New Generation Artists). In questa estate che si apre ai viaggi, se la vostra meta è l’Europa centrale, cercate un concerto del Simply Quartet, ne rimarrete conquistati.

Per altre piacevoli scoperte musicali, aspettiamo la prossima edizione dello Schlern Music Festival.

Monique Cìola
(19 maggio 2022)

La locandina

ClarinettoPablo Barragán
FisarmonicaSamuele Telari
Simply Quartett
Leonkoro Quartet
Programma:
Anton Webern
Cinque movimenti per quartetto d‘archi op. 5
Fanny Mendelssohn
Quartetto per archi in mi bemolle maggiore
Maurice Ravel
Quartetto per archi in fa maggiore op. 35
Witold Lutosławski
Dance Prelude
Julia Lachterstorfer
Un:fold

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