Bassano del Grappa: La Cenerentola come favola circolare

La Cenerentola è opera mirabile per invenzioni musicali che si trovano coniugazione perfetta con una teatralità dirompente ed allo stesso tempo è esercizio morale; favola che parla agli adulti.
Nel gradevole allestimento che chiude la programmazione di Operaestate Festival Paolo Giani, che oltre alla regia si fa carico di scene e costumi, immagina un mondo di bambini che giocano a fare i grandi, assumendone atteggiamenti e tic, per poi ritornare alla loro dimensione infantile in un una sorta di percorso circolare.
Mobili fuori misura, che ricordano per foggia e colori quelli dello storico allestimento di Jean-Pierre Ponnelle e che andranno riprendendo via via dimensioni normali per poi diventare giocattoli, costituiscono l’elemento scenico forte su cui si incardina una teatralità che gioca sulle gag ma senza eccedere. Perfetta l’azione che scandisce il duetto dei due buffi Dandini e Don Magnifico, “Un segreto d’importanza”, durante il quale i due protagonisti si trovano sbalzati dalla sedia enorme che tentano di sottrarsi a vicenda; meno interessante l’introduzione di una Matrigna-mimo che dovrebbe rappresentare il mondo adulto e che invece finisce a far tappezzeria.

Buona l’idea dei rapidi cambi a vista affidati a un gruppo di prestanti  “marcantoni” in abito da lavoro e che diventa esso stesso parte dell’azione; meno buone alcune controscene troppo insistite e poco fluide. Gradevoli i costumi, con il Coro che sembra pronto per una festa di Hobbit e decorosamente realizzate le scene. Un allestimento a costo contenuto il cui risultato è in ogni caso apprezzabile e punta il faro su una “provincia” capace di produrre cultura a buon livello senza dissanguarsi.

Decisamente ben risolta, con piccoli distinguo, la parte musicale:
Ferdinando Sulla, giovane bacchetta talentuosa, alla guida dell’Orchestra di Padova e del Veneto in versione “domenica pomeriggio”, percorre un sentiero interpretativo giocato su allusioni dinamiche sottili, intuizioni ritmiche efficaci e teatralissime, il tutto incardinato su linee melodiche ove la morbidezza lascia il posto, ove occorra, al graffio.
Al suo debutto nel personaggio Raffaella Lupinacci disegna una Angelina-Cenerentola che trova il suo punto di forza in un fraseggio suadente ma volitivo e una linea di canto cristallina. I centri sono rotondi e timbratissimi, così come lo sono le note gravi; gli acuti svettano sicuri e le agilità sono ottimamente definite.

Diego Godoy dà voce e corpo ad un Ramiro promettente ma acerbo; ricorrendo a una metafora calcistica potremmo dire che ha buoni fondamentali ma deve affinare la tecnica.
Irresistibile la coppia dei buffi, ovvero Biagio Pizzuti, Dandini divertente ma mai sopra le righe, e Marco Filippo Romano, Don Magnifico di consumata bravura.

Filippo Polinelli è Alidoro curiale nei panni e ieratico nel canto, ponendo in luce con intelligenza l’omaggio che Rossini intese fare a Mozart rendendo il suo Deus ex machina un epigono di Sarastro.
Brave le due sorellastre, non poi così cattive: Irina Ioana Baiant, Clorinda e Alice Martini, Tisbe.
Dignitoso il Coro Lirico Veneto diretto da Stefano Lovato.

Teatro pienissimo, pubblico sodisfatto e lungamente plaudente.

Alessandro Cammarano
(7 ottobre 2018)

La locandina

Direttore Ferdinando Sulla
Regia, scene e costumi Paolo Giani
Don Ramiro Diego Godoy
Dandini Biagio Pizzuti
Don Magnifico Marco Filippo Romano
Clorinda Irina Ioana Baiant
Tisbe Alice Marini
Angelina Raffaella Lupinacci
Alidoro Filippo Polinelli
La matrigna (mimo) Linda Zaganiga
Orchestra di Padova e del Veneto
Coro Lirico Veneto
Maestro del Coro Stefano Lovato

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