Bergamo: Donizetti celebra Rossini

Il padrone di casa ospita il festeggiato, ovvero Gaetano celebra Gioachino nel gala che apre il Donizetti Opera 2018 nel miglior modo possibile, tra stelle e giovani promesse unite a dar vita ad una serata che ha onorato il Belcanto nelle sue molteplici declinazioni.

Il Teatro Sociale, sobrio e raccolto, appare il luogo ideale a far sì che la musica sia davvero padrona, permettendo all’ascoltatore di concentrarsi; anche i cento colpi della campana, retaggio di tempi antichi, che rintoccano alle ventidue precise diventano parte del tutto e con un tempismo perfetto, senza disturbare, anzi, richiamando atmosfere lontane.

Programma articolato quello scelto da Riccardo Frizza che, alla testa dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI in qualche momento incline ad un suono non esattamente privo di sbavature, si dimostra ancora una volta direttore di ottimo calibro e perfettamente a suo agio in questo repertorio. Ne sono prova non solo le due sinfonie rossiniane – Tancredi e Semiramide –, rese con gagliardia ma senza mai trascurare l’afflato lirico in esse contenuto, staccando tempi aguzzi cui si alternano bei momenti meditativi, ma anche e soprattutto l’ouverture del Don Pasquale e più ancora il prélude della Favorite, ove Frizza pone in piena luce la ricchezza dell’orchestrazione donizettiana percorrendo una linea melodica di setosa morbidezza che si infiamma in tensioni improvvise.

Voci emozionanti, e anche un po’emozionate, quelle ascoltate, a far principio da quella di Jessica Pratt, alla quale viene riservata la pièce de résistance del programma, ovvero la Scena della pazzia della Lucia, affiancata dal Coro Donizetti Opera e dagli ottimi Matteo Mezzaro, Riccardo Certi e Luca Tittoto. Non crediamo di esagerare scrivendo che il soprano australiano abbia il personaggio “under her skin” e che dimostri ogni volta quanta familiarità abbia con esso; la Pratt scava tanto a fondo negli accenti, forte di un canto cristallino almeno quanto il suono della Glassharmonika che, filologicamente, la accompagna da riuscire a creare un’atmosfera di straniante sospensione e che fa dimenticare l’eccesso di abbellimenti, non tutti all’insegna del buon gusto, nelle cadenze.

Brillano i due giovani tenori, entrambi poco più che ventenni, Levy Sekgapane e Xabier Anduaga, impegnati in arie che impensierirebbero cantanti più navigati e che sono state invece affrontate con intelligenza e rispetto.
Anduaga esordisce con i deliziosi couplets di “Je suis joyeux” dalla Rita, opera che meriterebbe maggior attenzione, resi con incantevole proprietà di fraseggio e prosegue con la grande aria di Ernesto “Cercherò lontana terra”, tutta cantata sul fiato e senza alcuna indulgenza a languori inopportuni.

Risponde Sekgapane con la cavatina di Uberto “O fiamma soave” dalla Donna del lago, in cui il tenore sudafricano esibisce un encomiabile uso delle mezzevoci, per lanciarsi poi nell’impervia “Cessa di più resistere”, che con la Rossini Renaissance è diventata la “Die hölle Rache” dei tenori coloratura, risolta con classe e determinazione.

La palma della serata va, secondo noi, a Daniela Barcellona, belcantista di riferimento, qui ancora una volta capace di una prova maiuscola; simili nella struttura e nelle intenzioni le cavatine d’uscita di Tancredi e di Arsace diventano, nel fluire del canto della Barcellona, una specie di unico racconto ininterrotto, una meditazione sulla nostalgia e sulle speranze di due personaggi che sembrano accomunati da un destino simile.

Se il suo Rossini convince, quella che incanta è l’artigliata che chiude il programma: la grande scena di Léonore dalla Favorite, che la Barcellona rende come una tigre ferita ma tutt’altro che vinta. Fin dal recitativo “L’ai-je bien entendu!”, reso con ansia crescente, si comprende di trovarsi dinanzi ad un’interpretazione da antologia, sensazione confermata dalla potenza drammatica di “O mon Fernand” e definitivamente consacrata dalla cabaletta conclusiva “Venez crudele!”, con il da capo variato da agilità misurate.
Successo pienissimo e meritato per tutti, con ovazioni alla Barcellona e alla Pratt, che ascolta la seconda parte del concerto da un palco e applaude i colleghi.

Alessandro Cammarano
(22 novembre 2018)

La locandina

Direttore Riccardo Frizza
Soprano Jessica Pratt
Mezzosoprano Daniela Barcellona
Tenore  Levy Sekgapane
Tenore Xabier Anduaga
Tenore Matteo Mezzaro
Baritono  Riccardo Certi
Basso Luca Tittoto
Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Coro Donizetti Opera
Maestro del Coro Fabio Tartari

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