Simon Boccanegra ai raggi-X al Teatro Comunale di Bologna

Aprire il 2018 con “Bohéme” di Graham Vick, e proseguire con “Dialogues des Carmélites” di Olivier Py, prima o poi doveva riportare fisiologicamente alla navigazione sotto costa. E così il Teatro Comunale di Bologna ha scelto di affidarsi alla stessa produzione che nel 2007-08 fece salpare il (fu) ventottenne Michele Mariotti, oggi come allora con la regia del genovese Giorgio Gallione, che del “Simon Boccanegra” non offre una visione campanilistica, abolendo così le turgide pomposita’ di una civitas navale di cui, a noi che saremmo volentieri scoiattoli del mar, rimangono solo i bagliori cromatici, ovvero il bianco del marmo e il nero d’ardesia, stilizzati in un fondale che sembra la radiografia della città. Prudente ma corretto. Al posto di Mariotti, impegnato coi “Lombardi” a Torino, c’è l’ucraino Andryi Yurkevich, che ha studiato a Pesaro, conosce perfettamente le sfumature dell’italiano ma forse di Verdi preferisce il profilo muscolare ed esplosivo, anziché il volto sfumato e meditativo. Discutibile, ma coerente da inizio a fine. In ogni caso, di un titolo datatello (undici anni son tanti per quasi tutti) si può rimaner soddisfatti quando ci sono voci che giustificano il rischio multa in zona traffico limitato. Per fortuna, il cast allestito ha retto l’impatto e ha fatto digerire l’opera più rocciosa, anticabalettistica e disadorna di Verdi, ma non per questo la meno attraente. L’uruguaiano Dario Solari, nel ruolo del titolo, entra bene nella parte del doge afflitto che offre quattro volte il petto senza riuscire mai a farsi trafiggere (lo farà il veleno, perché la politica non sguaina mai la spada ma agisce di nascosto), dà senso alle parole soprattutto quando la linea di canto si spaglia nella scabra recitazione. Viceversa, Stefan Pop (Gabriele Adorno) è un tenore che sprizza gioia di cantare anche quando tutti se la vedono brutta. Fatto un eccellente lavoro di disciplina nella potenza d’emissione (lo si è apprezzato a Parma nell’impegno ravvicinato Rigoletto-Devereux), ora sta affinando il palcoscenico, perché un prim’attore come lui rischia sempre di prendersi la scena anche quando non può. La voce è generosa quante poche se ne sentono, squillo che sorprende per potenza, di una bellezza antica, robusta, confortante e, etimologicamente parlando, simpatica. E se Michele Pertusi (Fiesco) è il basso su cui tutti potevamo scommettere ad occhi chiusi, anche Yolanda Auyanet, nell’unico ruolo femminile della vicenda, ha dato fuoco alle polveri, lucidando una lastra di voce sempre affidabile anche nei registri più scoscesi. Idem Simone Alberghini, un Paolo Albiani che cuce bene le trame dell’ordito, con mestiere in scena e senso delle proporzioni del personaggio. Buon successo di pubblico.

Luca Baccolini
(14 aprile 2018)

La locandina

Regia Giorgio Gallione
Direttore Andriy Yurkevych
Scene e Costumi Guido Fiorato
Luci Daniele Naldi
Personaggi e interpreti:
Simon Boccanegra Dario Solari
Jacopo Fiesco Michele Pertusi
Paolo Albiani Simone Alberghini
Amelia Grimaldi Yolanda Auyanet
Gabriele Adorno Stefan Pop
Capitano Dei Balestrieri Rosolino Claudio Cardile
Un’ancella di Amelia Aloisa Aisemberg
Pietro Luca Gallo
Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna
Maestro del Coro Andrea Faidutti

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