Bolzano: Herbert Blomstedt ragazzo tra i ragazzi della GMJO

Essere dentro la musica, farne intimamente parte compenetrandone l’essenza prima per poi renderla all’ascolto intatta nella sua essenza; questa e la caratteristica principale di Herbert Blomstedt che, alla soglia dei novantadue anni, si conferma enfant-terrible – sì, proprio così – della direzione d’orchestra.

La sua totale adesione al testo, la ricerca del suono giusto, il rispetto totale della partitura si riverberano in esecuzioni rigorose nella sostanza ma comunque, e fortunatamente, fantasiose nella forma, che tuttavia in Blomstedt quasi sempre coincidono.

Dirige a memoria e senza bacchetta, con le dita della mano destra unite – solo l’indice a tratti serve a conferire maggior incisività agli attacchi, mentre medio e anulare sottolineano suggerimenti dinamici – il gesto è quello essenziale dei Kapellmeister, bello ed efficace di per sé, senza bisogno di arabeschi e volute; la Musica che fa la Musica.

L’intesa con i ragazzi meravigliosi della Gustav Mahler Jugendorchester è commovente, fatta di sguardi e di battiti di ciglia e dà vita ad un suono di meravigliosa pienezza, nel quale l’intensità costante si unisce a leggerezze aeree.

Se gli archi convincono i legni ammaliano, ma su tutti gli ottoni – con i corni miracolosi e intonatissimi – che stendono un velo brillante di smalto a illuminare qualsiasi impasto sonoro.

Il programma scelto per il concerto proposto al Bozen Festival si sviluppa sul Leitmotiv della vita oltre la morte intesa come supremo atto di passaggio ad una dimensione altra ed eroica, ove tutto si sublima e si eleva.

Tod und Verklärung, op. 24, il poema sinfonico che consacrò il venticinquenne Richard Strauss alla fama, paga un corposo tributo a Wagner ma è al contempo manifesto di quella che diverrà la poetica dell’autore.

Il giovane Strauss comprende pienamente l’essenza della lotta di un eroe agonizzante che si abbandona finalmente all’ineluttabilità del passaggio, imprescindibile e glorioso, ad un’altra e più luminosa vita; i timpani che richiamano i battiti del cuore che rallenta, i pieni orchestrali a richiamare gli spasimi, i legni che rimandano alla quiete finale: tutto giocato su una descrittività profonda e serena.

Blomstedt mette in luce i contrasti senza mai calcare la mano, deciso nelle dinamiche e morbidamente insinuante nelle soluzioni ritmiche a sottolineare il passaggio dalle tenebre alla luce.

I Ruckert-Lieder – grazie anche alla presenza di Christian Gerhaher in stato di grazia – costituiscono il momento più luminoso del programma.

I cinque Lieder, dove la vita incrocia la morte, sono scavati fin nella più ima essenza e restituiti all’ascolto con la levità della sabbia sottile che scorre tra le dita per perdersi nel vento.

Il direttore respira con il solista, che mette la sua voce di baritono tanto chiara da risultare a tratti quasi tenorile e con l’orchestra, ottenendo una comunione d’intenti ammirevolmente partecipe.

Gerhaher e Blomstedt concendono come bis, ovviamente Mahleriano, “Urlicht” dalla Seconda Sinfonia, che diviene corollario perfetto ai Rückert.

A chiudere il concerto la Terza di Beethoven, che il direttore svedese spoglia da qualunque retorica per ricondurla ad una sfera di meditata introspezione illuminata da squarci di luce abbagliante.

La bellezza del suono coincide qui con la sua stessa verità, le linee melodiche vivono di un andamento tersicoreo mentre gli spunti dinamici e le agogiche si animano di ironie sottili.

Meraviglioso lo sviluppo dell’iniziale Allegro con brio, così come ricchissimo di spunti lo Scherzo ove nessuna delle increspature cromatiche va perduta, mentre nel Finale le variazioni si susseguono incalzanti a suggellare un’esecuzione perfetta.

Pubblico giustamente in visibilio e quasi dieci minuti di applausi, con i ragazzi della GMJO che si abbracciano.

Alessandro Cammarano
(23 agosto 2019)

La locandina

DirettoreHerbert Blomstedt
BaritonoChristian Gerhaher
Gustav Mahler Jugendorchester
Programma:
Richard StraussTod und Verklärung, op. 24
Gustav MahlerRückert-Lieder
Ludwig van BeethovenSinfonia n. 3 in Mi bemolle Magg. op. 55

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