Bolzano: la Wally astratta di Nicola Raab

Troppo tedesca per essere un’opera italiana, si è sempre detto a proposito de La Wally di Alfredo Catalani, l’ultimo lavoro del compositore lucchese che ha chiuso con successo, allo Stadttheater di Bolzano, la quarta edizione di Opera 20.21 della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento.

Potremmo aggiungere però, che La Wally è anche troppo italiana perché sia un’opera in auge nell’area germanofona. Certo è che dopo la prima scaligera del 20 gennaio 1892, sotto la direzione di Edoardo Mascheroni e con esito molto buono – il lavoro ebbe tredici repliche – La Wally fu presentata anche ad Amburgo, dove fu diretta da Gustav Mahler, che la giudicò la migliore opera italiana mai affrontata. In effetti, a dispetto delle forti riserve della critica, l’opera in quattro atti su libretto di Luigi Illica ispirato al racconto “Die Geier-Wally” di Wilhelmine von Hillern, ebbe in passato buona diffusione, e, soprattutto per merito di Arturo Toscanini, sincero ammiratore di Catalani, arrivò a essere rappresentata anche in America.

Nel tempo, soprattutto in Italia, il richiamo dell’opera si è un po’ ridimensionato, se ne conosce la romanza più celebre “Ebben? Ne andrò lontana” spesso utilizzata in colonne sonore cinematografiche o, completamente decontestualizzata, in spot pubblicitari.

Un ascolto più approfondito de La Wally ci permette però di cogliere oltre ad altri momenti di grande ispirazione, per esempio i preludi orchestrali al terzo e al quarto atto, una tensione interna alla serrata drammaturgia dell’opera che si risolve sotto il profilo musicale nel rapporto simbiotico tra l’eroina del titolo, una montanara tirolese di forte carattere e grande spirito d’indipendenza, rarità per una protagonista melodrammatica, e la natura alpestre che la circonda.

E’ noto infatti che dopo aver iniziato nel 1889 la stesura della sua ultima opera, Catalani la terminò nel marzo del 1891 per recarsi, quell’estate stessa, in Tirolo assieme allo scenografo Adolf Hohenstein per osservare gli usi e i costumi locali.

Guarda caso furono le rappresentazioni dell’opera al festival austriaco di Bregenz nel 1991, a rimettere  in circolazione La Wally in alcuni teatri centro-europei con appendici di rappresentazioni in Scandinavia e nell’Europa orientale, mentre è del febbraio di due anni fa, grazie a una coproduzione dei teatri di Piacenza, Modena, Reggio Emilia e Lucca, che La Wally è tornata sulle scene italiane dopo trent’anni di assenza. Ora debutta a Bolzano in un nuovo allestimento, molto astratto ma capzioso, firmato da Nicola Raab per la regia, da Mirella Weingarten per le scene, da Julia Müer per i costumi e da Cliffton Taylor per il disegno luci.

In omaggio al film di Guido Brignone del 1931, lo spettacolo è in bianco e nero – unica eccezione di colore, la corda con cui Wally estrae l’amato Hagenbach dal crepaccio in cui l’ha fatto gettare dallo spasimante respinto Gellner – gli elementi scenici sono ridotti all’osso e consistono in due elementi rettangolari che, spostati a vista, suggeriscono gli ambienti in cui si consuma l’azione che si dipana in due parti che raggruppano ciascuna due atti dell’opera.

La regia, a sua volta, si concentra sulle emozioni dei personaggi e muove con abilità anche l’onnipresente coro, in un gioco di contrasti e conflitti che serve bene l’assieme e permette al pubblico di apprezzare, oltre alla bellezza della musica, la coerente tenuta drammaturgica del dramma, che il finale tragico voluto da Catalani con il sacrificio dei due innamorati travolti dalla valanga, rende più forte e di maggiore presa teatrale. Inutile dire che nello spettacolo di Nicola Raab, la valanga è appena suggerita da un sapiente gioco di luci.

In un contesto tanto astratto s’inserisce bene la protagonista Wally del soprano inglese Charlotte-Anne Shipley, dal timbro algido, la cui vocalità è in grado di assolvere ogni esigenza del personaggio e che, dopo un avvio piuttosto cauto che non rende giustizia alla celebre aria, cresce di atto in atto creando una figura di grande suggestione e di forte spessore teatrale più che emozionante.

Meno risolta da parte del tenore bavarese Ferdinand von Bothner è l’interpretazione dell’amato Hagenbach, figura che già nell’opera risulta poco approfondita nella sua imperversante tenorilità.

Gellner, lo spasimante baritono che il padre vuole imporre a Wally e che la ragazza rifiuta, è lo statunitense Ashley David Prewett, sufficientemente corretto e compenetrato nella parte.

Il suonatore di cetra Walter, personaggio “en travesti”, è rappresentato con estrema cura e gradevoli mezzi vocali dalla brava Francesca Sorteni, mentre le figure minori trovano nelle interpretazioni di Alessandro Guerzoni (Stromminger, il padre padrone), Francesca Sartorato (Afra, la rivale di Wally) ed Enrico Marchesini (il Pedone) delle buone caratterizzazioni.

Accanto a loro merita lode la prestazione dell’Ensemble Vocale Continuum di Trento preparato a dovere da Luigi Azzolini.

In buca la magnifica Orchestra Haydn di Bolzano e Trento agli ordini del suo direttore principale Arvo Volmer, qui al suo debutto operistico in Italia, è in grande spolvero.

Fortemente voluta dal maestro Volmer, questa Wally bolzanina si giova di una concertazione minuziosa e di una direzione che coinvolge lo spettatore nella trama, a tratti complicata, dell’opera.

Esaurito il programma 2018/2019 la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento è già in grado di annunciare il programma operistico della quinta edizione di OPER.A 20.21 elaborato dal direttore artistico Matthias Losek che investigherà sul rapporto tra bene e male.

Angel or Demon, questo il titolo della stagione, si aprirà a Bolzano con due significative opere cameristiche Radames di Eötvös e Lohengrin di Sciarrino, proseguirà a Trento con il Don Giovanni e si concentrerà sulla modernità con la rappresentazione del progetto vincitore della seconda edizione di OPER.A 20.21 Fringe realizzata in collaborazione con il Centro Arnold Schönberg di Vienna, con l’opera per famiglie Alice di Matteo Franceschini  e con la prima mondiale di Toteis della compositrice di Bressanone Manuela Kerer.

Rino Alessi

La locandina

DirettoreArvo Volmer
RegiaRegie Nicola Raab
SceneMirella Weingarten
CostumiKostüme Julia Müer
Lighting designClifton Taylor
Personaggi e Interpreti
WallyCharlotte-Anne Shipley
StrommingerAlessandro Guerzoni
AfraFrancesca Sartorato
WalterFrancesca Sorteni
HagenbachFerdinand von Bothmer
GellnerAshley Prewett
PedoneEnrico Marchesini
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Ensemble Vocale Continuum
Maestro del CoroLuigi Azzolini

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