Bolzano: l’altalena di Adina
La Stagione d’opera 2025–26 della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento è stata inaugurata da un Elisir d’amore – coprodotto col Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – di convincente coerenza e profondità.
Nella lettura di Roberto Catalano, il melodramma giocoso di Donizetti si apre a una dimensione poetica e psicologica che risuona nel presente, senza rinunciare alla leggerezza, dando vita ad un teatro che parla sottovoce, ma lascia il segno.
La regia, qui ripresa da Stefania Grazioli, si fonda su un’idea chiara e toccante: il trauma infantile di Adina – una caduta da un’altalena nel parco – che diventa la cifra simbolica dell’intera opera.
Durante la breve introduzione strumentale che apre l’opera, vediamo Adina bambina dondolarsi, perdere l’equilibrio, cadere a terra. Un gesto minimo, che racchiude tutto: l’improvvisa perdita di fiducia, la paura di lasciarsi andare che si trasforma in diffidenza verso l’amore.
Quando la ritroviamo adulta, è una donna in carriera in apparenza sicura e autosufficiente, ma anche fragile, imprigionata in un controllo che la protegge e la isola.
Il parco urbano che Catalano immagina – caratterizzato da agili strutture multicolori create da Emanuele Sinisi – è insieme spazio reale e paesaggio mentale, popolato da figure ben più che “di contorno” che ampliano la drammaturgia senza appesantirla.
Tra queste spicca l’impiegato licenziato che vaga con passo smarrito accompagnato da una piccola nuvola fantozziana, presenza ironica e malinconica, emblema di una solitudine che confina con la tenerezza. È una figura quasi muta, ma centrale nel dare misura alla malinconia del contesto, un controcanto visivo che trasforma il parco in un luogo dell’umanità disillusa.
Accanto a lui, due “vigilantes” squinternati e sodali di Belcore sorvegliano l’ordine pubblico: una coppia irresistibile, che sembra uscita da un film muto, degna reincarnazione contemporanea di Laurel & Hardy. Il loro agire ritma l’azione con una comicità asciutta e sapiente, mai invasiva, ma capace di alleggerire e insieme di commentare, da un punto di vista laterale, la vicenda amorosa.
Il linguaggio di Catalano resta essenziale, anti-enfatico e soprattutto privo di qualsiasi “caccolismo” di tradizione. Tutto è calibrato e si anima anche grazie alle luci di Oscar Frosio che modulano il tempo del racconto con una sensibilità quasi cinematografica.
I costumi di Ilaria Ariemme, sobri e contemporanei ma con un tocco Anni Quaranta, inscrivono i personaggi in una quotidianità riconoscibile, lontana da ogni idillio agreste. È una regia che non spiega ma suggerisce, che lascia respirare i silenzi e affida alla musica il compito di sciogliere i nodi emotivi.
Sul piano musicale, Alessandro Bonato conferma ancora una volta la sua autorevolezza e la sua sensibilità teatrale. La sua direzione, di grande chiarezza architettonica, è insieme rigorosa e vitale.
L’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, in grande spolvero, risponde con precisione e calore, rivelando un suono terso e di grana finissima. Bonato dosa i tempi con sapienza, serrando ma senza cedere ad alcuna frenesia, i momenti lirici respirano con naturalezza, e le transizioni tra i numeri scorrono come un continuum narrativo. La leggerezza malinconica di Donizetti, sotto la sua bacchetta, diventa disciplina e respiro, il tutto in un equilibrio affiatato tra buca e palcoscenico.
La compagnia di canto si muove in questo disegno con consapevolezza e misura.
Lucrezia Drei plasma un’Adina esemplare per coerenza e intelligenza: la voce, luminosa e ben proiettata, si piega con eleganza a ogni sfumatura, e il fraseggio, limpido e articolato, sostiene la duplicità del personaggio tra sicurezza apparente e fragilità nascosta.
Non le è da meno Matteo Roma, Nemorino di grande finezza musicale e convincente presenza scenica, che canta con timbro pieno e morbido, privilegiando la linea e la semplicità. La sua “Furtiva lagrima”, priva di enfasi, nasce da un silenzio interiore e si chiude in una malinconia sincera.
Hae Kang è un Belcore efficace e preciso, più seduttore che fanfarone, con una recitazione misurata e voce di bel metallo.
Roberto De Candia, con la sua esperienza e naturalezza, domina la scena nei panni di Dulcamara, trasformando il ciarlatano in un abile giocoliere del desiderio, a metà tra illusionista e filosofo da strada. La sua dizione, la musicalità, il senso del ritmo e la gestione dello spazio scenico sono impeccabili.
La Giannetta extralusso di Gabriella Ingenito, puntuale e vivace, completa il quadro con freschezza e precisione.
Un plauso convinto alla nutrita schiera dei figuranti: Martina Auddino, Gabriele Barbetti, Francesco Baraldi, Elena Barsotti, Giacomo Henri Dossi, Giampaolo Gobbi, Sonia Remorini, Filippo Salvatore e Melanie Vulcan.
Il Coro dell’Ensemble vocale Continuum, ben preparato da Luigi Azzolini, è parte viva della drammaturgia, integrato con intelligenza nel disegno scenico.
La limpidezza dello spettacolo convince il pubblico che, dopo svariati applausi a scena aperta festeggia con calore tutti gli interpreti al termine di una serata nella quale ogni gesto è risultato giustificato e ogni suono ha trovato senso nel racconto.
Alessandro Cammarano
(7 novembre 2025
La locandina
| Direttore | Alessandro Bonato |
| Regia | Roberto Catalano |
| Collaboratrice alla regia | Stefania Grazioli |
| Scene | Emanuele Sinisi |
| Costumi | Ilaria Ariemme |
| Lighting Design | Oscar Frosio |
| Casting | Clarry Bartha |
| Personaggi e interpreti: | |
| Adina | Lucrezia Drei |
| Nemorino | Matteo Roma |
| Belcore | Hae Kang |
| Dulcamara | Roberto de Candia |
| Giannetta | Gabriella Ingenito |
| Figuranti | Martina Auddino, Gabriele Barbetti, Francesco Baraldi, Elena Barsotti, Giacomo Henri Dossi, Giampaolo Gobbi, Sonia Remorini, Filippo Salvatore, Melanie Vulcan |
| Orchestra Haydn di Bolzano e Trento | |
| Ensemble Vocale Continuum | |
| Maestro del Coro | Luigi Azzolini |














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