Bolzano Oper.a.20.21: L‘Antilope di Staud vince contro l’omologazione

Un nonsense pieno di significato.  L’antilopisch che Victor, protagonista e unico ad avere un nome tra i personaggi in scena, parla è in realtà il linguaggio della libertà, o meglio del rifiuto delle convenzioni.

Die Antilope (2014) di Johannes Maria Staud, in prima italiana al Comunale di Bolzano per Oper.a.20.21 della Fondazione Haydn, è fondamentalmente un lavoro sul bisogno assoluto di non cedere all’omologazione che conduce senza fallo all’abbrutimento nelle convenzioni.
Viktor lavora in una realtà aziendale nella quale ciascuno dei dipendenti, dal più umile al megadirigente, è rappresentato come un animale; egli è l’antilope, che vive in branco ma al contempo ama la solitudine e l’indipendenza. Il suo marcare la differenza sta nel parlare l’antilopico, un grammelot variabile e assimilabile di volta in volta a lingue reali, dal latino al francese; una specie di linguaggio segreto, arcano eppure del tutto intellegibile; la sola a comprenderlo sarà tuttavia una scultura astratta.

Durante il quadro iniziale, il solito party del venerdì sera, Victor si getta dal terzo piano, ma invece di sfracellarsi si trova proiettato in una sorta di realtà parallela in cinque quadri, che rappresentano altrettanti momenti apparentemente slegati ma di fatto conseguenti, per poi tornare ad una scena finale che ricalca esattamente la prima, con la differenza che insieme al Victor adulto troviamo un Victor bambino che nel quadro del Caffè la mamma aveva abbandonato per incontrarsi presumibilmente con il suo amante. Sono lo stesso Victor o il piccolo è la nuova giovane Antilope?
Straordinario il quadro dei tre medici clown che diagnosticano ai passanti malattie orrende e incurabili e di grande effetto quello dello zoo, dove non si capisce esattamente chi sia dentro e chi fuori dalla gabbia.

La musica di Staud si muove in un geniale mash-up di generi, passando dal tonalismo pieno alla più rarefatta atonalità, fra atmosfere jazz, echi pop, richiami alla Seconda Scuola viennese, una strizzata d’occhio a Shostakovich, il tutto a generare una narrazione che trova si integra perfettamente con il libretto, graffiante ed ironico di Durs Grünbein. Le voci sono impegnate in un continuo canto di conversazione, lasciando il posto ad una serie di interventi del coro posti a collegare i vari quadri e nei quali Staud mostra una ragguardevole padronanza nel trattare l’elemento polifonico.
Die Antilope convince del tutto, dalla prima all’ultima scena, lasciando lo spettatore a riflettere su un finale aperto e sospeso.

La regia di Dominique Mentha è tutta giocata in chiave espressionista e strizza con intelligenza l’occhio anche al Kabarett e alla commedia sofisticata; non un movimento è lasciato al caso, tutto è calibrato al millimetro per comunicare il giusto senso dell’azione scenica all’interno degli spazi essenziali e suggestivi creati da Ingrid Erb, che firma i bei costumi e le meravigliose maschere zoomorfe,  e Werner Hutterli, a cui si aggiunge il light design impeccabile di Norbert Chmel.
Walter Kobéra
, alla testa di un’Orchestra Haydn ispiratissima, coglie a sua volta con grande acume lo spirito della partitura rendendolo all’ascolto in ogni sua più minuta sfumatura e con evidente partecipazione emotiva.
Perfetto il sound design di Christina Bauer.

La compagnia di canto si dimostra anch’essa all’altezza della situazione offrendo prove di assoluto rilievo a cominciare da quella applauditissima di Wolfgang Resch, Victor, per proseguire con quelle ottime di Elisabeth Breuer (Collega 1, Donna 1, Scultura), Maida Karisik (Collega 2, Donna 2, Vecchia signora), Bibiana Nwobilo (Segretaria, Giovane donna, Passante), Gernot Heinrich (Collega1, Giovane Signore, Dottore 1), Ardalan Jabbari (Capo, Capocameriere, Dottore 2, Vigile), Yevheniy Kapitula (Collega 2, Passante, Dottore 3).
Superbo il Wiener Kammerchor diretto da Michael Grohotolsky.
Teatro pienissimo e successo meritato per tutti, Staud in testa.
Alessandro Cammarano
(Bolzano, 2 dicembre 2017)

La locandina

DirettoreWalter Kobéra
RegiaDominique Mentha
SceneIngrid Erb, Werner Hutterli
CostumiIngrid Erb
Light Design Norbert Chmel
Sound DesignChristina Bauer
VictorWolfgang Resch
Collega 1, Donna 1, SculturaElisabeth Breuer
Collega 2, Donna 2, Vecchia signoraMaida Karisik
Segretaria, Giovane donna, PassanteBibiana Nwobilo
Collega1, Giovane Signore, Dottore 1Gernot Heinrich
Capo, Capocameriere, Dottore 2, VigileArdalan Jabbari
Collega 2, Passante, Dottore 3Yevheniy Kapitula
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Wiener Kammerchor
Maestro del coroMichael Grohotolsky

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