Bolzano: tradimento e solitudine secondo Emma Dante

La ballata dell’amore tradito, storie di due donne diverse per estrazione sociale e ambiente, contesti che sembrano non avere nulla in comune e che invece si rivelano più affini che mai nella visione di Emma Dante, che mette in scena La voix humaine e Cavalleria rusticana, che inaugura la stagione 18/19 di Oper.A.20.21 della Fondazione Haydn, in un uno spettacolo ad intensità crescente in cui il senso della tragedia si delinea in tutta la sua dirompente violenza col procedere degli eventi.

Non è secondario che la Dante sia donna e siciliana: l’approccio alle due opere è strettamente legato sia alla dimensione femminile che a quella culturale; si scava fino alle radici della tragedia e lo si fa con una lucidità capace di denudare i sentimenti portandoli alla loro essenza più intima.

Il monologo di Poulenc-Cocteau è caratterizzato da sentimenti altalenanti tra sottomissione e rabbia, sensi di colpa e recriminazioni che la protagonista esprime in un crescendo distruttivo: la donna è prigioniera di una stanza – immaginata da Carmine Maringola – dalle pareti imbottite, illuminate da Cristian Zucaro in una straniante alternanza di luci calde e fredde, e che le si va progressivamente stringendo intorno, il telefono a cui si attacca disperatamente ha il filo che penzola inerte, il fantasma dell’uomo che la sta abbandonando si materializza a passo di tango, due infermiere mute e spietate trasformano via via la stanza elegante in ciò che realmente è, ovvero la camera di contenimento di un ospedale psichiatrico nella quale passa anche un medico cinico.

La donna – elegantissima nella vestaglia rosa disegnata da Vanessa Sannino – ha ucciso l’amante, strangolato proprio con il filo del telefono, labile raccordo con una realtà distorta, a cui ella si aggrappa disperata e che le verrà tolto dalle infermiere mute un attimo prima di sedarla.

L’atmosfera sospesa caratterizza anche Cavalleria, che Emma Dante spoglia di qualsiasi orpello folkloristico e, da siciliana, riporta ad una dimensione dove il gesto appena accennato e lo sguardo rendono in massimo grado la tensione del dramma. La scena essenziale – sempre di Maringola – si apre su una Via Crucis che rimanda a Caravaggio nei colori dei costumi – ancora una volta della Sannino – con il Cristo crocifero , il Cireneo, la Mater Dolorosa e un flagellatore che attraversano la scena in una processione pasquale che si confonde con la realtà, fino a che il manto della Madonna non andrà a coprire Mamma Lucia, divenuta Pietà e abbracciata da Santuzza, nuova Maddalena. Movimenti essenziali, ventagli colorati a dare luce ad una scena altrimenti popolata di ombre, il carretto di Compar Alfio rappresentato da sei figuranti che nei loro pennacchi ricordano i cavalli addobbati a festa e allo stesso tempo la sottomissione della donna.

Perfetta anche la parte musicale, con Francesco Cilluffo che, grazie alla complicità di un’Orchestra Haydn puntualissima, offre delll’impaginato di Poulenc una lettura analiticamente tesa ma capace di aprirsi alla melodia che lo caratterizza come epigono del tardo romanticismo francese, il tutto in una cantabilità misurata e coinvolgente, cosi come in Cavalleria emerge un lavoro di asciugatura che riporta alle radici europee dell’opera di Mascagni, depurandola da qualsiasi languore e rendendola nella sua sostanza più intima.

Anna Caterina Antonacci si conferma ancora una volta grande tragédienne, rendendosi protagonista di una prova memorabile per pathos e immedesimazione; la sua Donna vive di mille sfaccettature, tutte poggiate su un fraseggio di sconvolgente incisività e su una recitazione che rimanda a quella delle attrici della Nouvelle Vague.

Con altrettanta forza sembra rispondere la Santuzza ferina e disperata di Teresa Romano, la cui linea di canto appassionata ma mai sopra le righe, unita ad una costante ricerca di accenti, fa sì che il personaggio assurga a livelli pari a quelli delle grandi protagoniste del teatro greco.
Angelo Villari tratteggia un Compare Turiddu meditato nei colori e nel fraseggio, il tutto con voce dal bel timbro caldo, mentre Mansoo Kim è un Compar Alfio alieno da ogni macchiettismo, virile ma non bullo, anzi a tratti fragile.
Splendida la Mamma Lucia di Giovanna Lanza, nella quale si rivedono Ecuba e Niobe, che si esprime in un canto viscerale e bellissimo, mentre Francesca Di Sauro dà voce e corpo ad una Lola dalla sensualità dirompente ma al contempo scevra da qualsiasi ostentazione.
Ottima la prova del Coro OperaLombardia, diretto da Diego Maccagnola.
Il pubblico bolzanino apprezza e applaude, conscio di aver partecipato ad una serata di teatro vero.
Alessandro Cammarano
(30 novembre 2018)

La locandina

Direttore Francesco Cilluffo
Regia Emma Dante
Scene Carmine Maringola
Costumi Vanessa Sannino
Luci Cristian Zucaro
La voix humaine
Soprano Anna Caterina Antonacci
Cavalleria Rusticana
Santuzza Teresa Romano
Compare Turiddu Angelo Villari
Compar Alfio Mansoo Kim
Mamma Lucia Giovanna Lanza
Lola Francesca Di Sauro
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Coro OperaLombrardia
Maestro del Coro Diego

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