A Brescia una Cenerentola tra fiaba e realtà

Con la messinscena della Cenerentola di Gioachino Rossini, a ricordo dei 200 anni dalla prima rappresentazione dell’opera avvenuta al Teatro Valle di Roma, venerdì 29 settembre ha preso il via la stagione lirica al Teatro Grande di Brescia, tappa del Circuito As.Li.co lombardo, nel nuovo allestimento curato da Arturo Cirillo e con la direzione musicale della cinese Yi-Chen Lin. Alla guida dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano era preposta una bacchetta non così conosciuta ma di esperienza (classe 1978) nel repertorio rossiniano, essendo attiva a Pesaro nelle recenti stagioni del ROF, mente l’allestimento era a cura di Arturo Cirillo, regista teatrale e televisivo, con al suo attivo però poche esperienze musicali e non nel grande repertorio. Sufficiente è stata la sua prova registica: troppe, infatti, sono state le citazioni, se pur rielaborate, dall’allestimento conosciutissimo di Jean-Pierre Ponelle, come i movimenti assegnati al coro, sotto tono rispetto allo spazio musicale concesso da Rossini, o la strabordante eccentricità caricaturale delle sorellastre Clorinda e Tisbe. Ispirandosi a Perrault, Rossini scrisse La Cenerentola nel 1816, in soli 24 giorni, insieme al librettista Jacopo Ferretti. La favola è nota a tutti, ma nell’opera di Rossini scompaiono fate e zucche e al posto della matrigna c’è un simpaticissimo patrigno, Don Magnifico, caricatura del nobile decaduto e arrivista, che Rossini prende in giro bonariamente. Scompare la mitica scarpetta di cristallo; al suo posto Cenerentola lascia al principe uno “smaniglio”, ovvero un braccialetto, che permetterà il riconoscimento dell’amata. Il tutto tra scambi di persone, tra litigi scapigliati delle due sorellastre che si contendono il principe e monologhi comici in cui Don Magnifico dà sfogo a tutta la sua ignoranza, in cui si staglia il tenero amore tra il principe e la malinconica Cenerentola, unico personaggio savio in questo mondo un po’ folle. I due infine riusciranno a coronare il loro amore e la bontà, come recita il titolo, trionferà su tutto. Ne risulta un apologo morale, un divertissement raffinato con il risultato di essere, nel contempo, un melodramma con il duplice aspetto di opera buffa e dramma serio, il che permette letture molteplici: si possono sottolineare gli aspetti buffi o privilegiare quelli onirici, poetici, immateriali. L’intento del regista era di privilegiare una Cenerentola, come ha affermato in conferenza stampa, che «si muove su un gioco di contrasti, tra l’arzigogolo del barocco e la linearità dell’architettura industriale, tra l’astrattezza della fiaba e la concretezza della sottomissione femminile: un mondo sempre al limite del proprio “infollire”, sulle note della musica di Rossini che non danno tregua mai. Un gioco continuo di travestimenti dove alla fine vince solo chi rimane se stesso». Di questo sottile gioco rimane l’esito scenografico del finale: la scena, liberata dalla quinta scenica, disvela una struttura articolata di tubi e passatoie metalliche. Il resto è giocato su un impianto scenico molto pulito e semplice di Dario Gessati che ha creato una spazio vuoto architettonico in stile con una galleria superiore praticabile dove fa agire il coro.  I costumi di Vanessa Sannino, tra eccentricità e sobrietà, contribuiscono a dare volume e colore alla scena coadiuvata dalle luci di Daniele Naldi. La trasformazione nel palazzo principesco avviene sovrapponendo quinte decorate e allestito, come spazio, con pochi oggetti portati in scena da figuranti che il regista fa muovere anche in modo eccessivo e rumoroso, come nello scorrere della Sinfonia (con acrobazie che mimano la vicenda della prova della scarpetta), rispetto alle reali esigenze sceniche creando in tal modo interferenze con le parti vocali, proprio durante i due momenti più significativi dell’opera, ovvero durante il finale concertato dell’atto I “Mi par d’essere sognando” e nel sestetto  “Questo è un nodo avvilluppato”.

Se la direzione d’orchestra era pulita ma senza particolare sentimento, mantenendosi abbastanza lineare nella lettura dello spartito, ottima invece è risultata la prova dei cantanti che si muovevano con autorità e competenza, capacità maturate proprio nelle esperienze formative dell’Accademia rossiniana da dove provengono sia il tenore Ruzil Gatin (Don Ramiro) che Cecilia Molinari (Angelina). Lui è dotato di voce di grazia, musicalmente preciso, perfetto nell’intonazione e nel fraseggio, in possesso di gradevoli piani e acuti puliti; lei dotata di emissione vocale dal bel timbro brunito e omogenea e particolarmente interessante nella zona centrale, sia nel canto spianato di ” Una volta c’era un Re” che nell’approccio alle agilità del rondò finale, che sono state prudentemente risolte con attenzione, senza la ricerca a tutti i costi dell’effetto vocale.

Brillanti nei ruoli che la regia ha delineato nei loro contorni, ma che hanno sapientemente vocalmente costruito Vincenzo Taormina come Don Magnifico, Clemente Antonio Daliotti nel ruolo di Dandini, le sorelle Clorinda e Tisbe impersonate da Eleonora Bellocci (soprano) e Elena Serra (contralto), Alessandro Spina come Alidoro, serio e compassato ideatore del gioco delle parti.

Il pubblico bresciano, presentandosi con sobria eleganza, ha rispettato i rituali di inaugurazione della Stagione  del proprio teatro principale, decretando il successo della serata con il tutto esaurito e assegnando applausi a tutti gli artefici dello spettacolo.

Buon auspicio per la circuitazione nei teatri lombardo che comprende quest’anno, oltre a Pavia Cremona Como, anche il Teatro Sociale di Bergamo.

Federica Fanizza

(29 settembre 2017)

La locandina

Don Ramiro Ruzil Gatin
Dandini Clemente Antonio Daliotti
Don Magnifico Vincenzo Taormina
Clorinda Eleonora Bellocci
Tisbe Elena Serra
Angelina Cecilia Molinari
Alidoro Alessandro Spina
Direttore Yi-Chen Lin
Regia Arturo Cirillo
Scene Dario Gessati
Costumi Vanessa Sannino
Luci Daniele Naldi
Maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro di OperaLombardia
Nuovo allestimento dei Teatri di OperaLombardia

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