Bruno De Simone: «Il Buffo è un personaggio chiave»

Quarant’anni di carriera non sono pochi, e lo scorso 4 ottobre Bruno De Simone, nato a Napoli, ma cittadino del mondo e da qualche tempo residente nel Canton Ticino, li ha festeggiati riproponendo all’Opéra de Wallonie di Liegi uno dei suoi più acclamati personaggi buffi: Don Magnifico nella Cenerentola rossiniana.

Rossini è pane quotidiano per l’artista partenopeo, premiato nel 2007 con il Rossini d’oro a Pesaro: «sedici personaggi rossiniani in repertorio non sono pochi» ci spiega al telefono da Lugano. «Io vengo dal repertorio baritonale di belcanto, ma il carattere del buffo mi ha sempre attratto. Ho capito abbastanza presto che nell’opera del Sette-Ottocento, quella che io pratico con maggiore assiduità, il buffo è un personaggio chiave. Del resto, come diceva il mio Maestro, il grande Sesto Bruscantini, se il buffo non si redime, l’opera non potrebbe avere un lieto fine.».

Certo è che, dopo la vittoria in numerosi concorsi di canto, tra cui quello del Teatro lirico sperimentale Adriano Belli di Spoleto, Bruno De Simone iniziò subito a praticare il palcoscenico e iniziò brillantemente la sua carriera. I primi personaggi furono Alberto nel Werther di Massenet e Valentino nel Faust di Gounod. Le opere si davano in italiano «e Margherita era quella che poi sarebbe diventata ed è tuttora mia moglie». Da Spoleto Bruno De Simone si spostò a Treviso dover erano a concorso i personaggi de Le Nozze di Figaro mozartiane. In giuria siedevano grandi artisti come Nicola Rossi Lemeni e Magda Olivero. Il giovane esordiente non sapeva scegliere il personaggio con cui presentarsi. «Figaro lo sentivo di più per un fatto anagrafico. Il Conte lo sentivo più adatto alle mie possibilità vocali e più in linea con la mia preparazione. Mi consentiva inoltre di cantare in una tessitura più giusta per me anche se non ne possedevo la maturità vocale e l’accento imperioso. Alla fine mi ammisero solo per Figaro e fu un bel debutto nel repertorio mozartiano che aprì la strada a quello buffo nel dramma giocoso sette-ottocentesco e nell’opera buffa, in cui mi sentii subito a mio agio.». Da allora Bruno De Simone ha partecipato alle più importanti produzioni di opera buffa che sono state allestite negli ultimi anni: i suoi autori d’elezione sono stati quindi

Salieri, Haydn, Galuppi, Pergolesi, Paisiello, Tritto e Cimarosa, di cui è interprete di nove ruoli, quasi un primato, che costituiscono il nucleo iniziale del suo vasto repertorio. Ha ripreso diverse composizioni poco eseguite del Settecenbto, fra cui Lo frate ‘nnamorato di Pergolesi eseguito al Teatro alla Scala nel 1990 sotto la guida di Riccardo Muti. «La mia carriera è andata per gradi, seguendo un’evoluzione naturtale. Spinto dal mio Maestroho curato molto l’articolazione e la dizione del testo, e da quello che ho sperimentato è un requisito che serve anche per il repertorio successivo, e negli anni mi sono spinto a eseguire lavori del Novecento inoltrato che canto con molto piacere…».

Tuttavia è soprattutto attorno a Rossini e Donizetti che Bruno de Simone ha saputo costruire la sua carriera internazionale: Don Bartolo ne Il barbiere di Siviglia, Don Magnifico ne La Cenerentola, Taddeo ne L’Italiana in Algeri, Raimbaud ne Le Comte Ory, Pacuvio ne La pietra del paragone, Isidoro in Matilde di Shabran, Germano ne La scala di seta, Don Pasquale e Malatesta, Marchese Boisfleuri in Linda di Chamounix, Dulcamara e Belcore ne L’Elisir d’Amore.

Ha preso parte inoltre alle opere della trilogia Da Ponte-Mozart e, grazie alla sua versatilità, ha esteso il suo repertorio fino a Verdi (Fra’ Melitone ne La forza del destino, Falstaff e Ford), Puccini (Gianni Schicchi, Lescaut in Manon Lescaut, Marcello e Schaunard), Mascagni (Kyoto nell’Iris), Cilea (Michonnet in Adriana Lecouvreur) ed Ermanno Wolf-Ferrari (Il segreto di Susanna e Le donne curiose).

L’insegnamento è stato un’evoluzione naturale del suo percorso d’artista, «come predisse il mio Maestro» che gli fece notare come l’esperienza didattica avrebbe potuto completare la sua personalità di palcoscenico per trasmettere un’eredità morale legata alla grande tradizione del canto italiano. «Da parecchi anni collaboro con l’Accademia del Maggio Fiorentino» che valuta un’eccellente iniziativa. Oggi Bruno De Simone siede nella grande giuria del primo Concorso Virtuale Fiorenza Cedolins, e anche quest’esperienza la valuta un arricchimento del suo bagaglio d’artista. «Un modo per sviluppare la mia sensibilità per una professione che non è tutelata e che, specie agli inizi, ha bisogno di essere verificata da chi ha più esperienza di te.».

Rino Alessi

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