Budapest: La ricerca della Verità nel dittico perfetto Eötvös-Bartók

La ricerca della verità a tutti I costi e a dispetto delle conseguenze che ne possano derivare, insieme allo scavo del rapporto spesso conflittuale tra donna e uomo, costituisce il punto di contatto essenziale fra Senza sangue, il più recente lavoro di teatro in musica di Péter Eötvös e il Castello del duca Barbablù di Béla Bartók, in scena insieme, come nell’intenzione prima di Eötvös, al Müpa di Budapest.
Eötvös lega la sua opera, su libretto assai bello di Mari Mezei tratto dal romanzo omonimo di Alessandro Baricco, al capolavoro di Bartók non solo nei contenuti ma anche nella forma musicale: in sette scene è partito Il castello del duca Barbablù e in altrettante Senza sangue.
A sottolineare ulteriormente l’unità fra i due lavori la scelta operata da Eötvös che chiude  Senza sangue con quattro battute che sono le prime del Castello del duca Barbablù, nel quale il sangue costituisce il Leitmotiv.

Senza sangue è il racconto tragico e liberatorio di un’agnizione che riporta alla luce un passato orrendo e il suo parziale superamento in una reciproca accettazione. La Donna riconosce nell’Uomo, ad anni di distanza, uno dei responsabili dell’eccidio della sua famiglia durante la Guerra Civile spagnola. Non c’è rancore nella Donna, solo voglia di ascoltare e cercare di comprendere il punto di vista dell’Uomo; nel susseguirsi delle scene si apprende che ella ha ucciso tutti gli altri responsabili, ma è chiaro che l’Uomo sarà risparmiato. Nessuna giustificazione, nessuna scusa, ogni avvenimento è narrato quasi con un distacco rassegnato che lascia in breve il passo ad una mutua comprensione culminante con il rivelarsi dei nomi veri, quelli che riportano al passato e che almeno in parte lo superano. Nella scena finale la Donna inviterà l’Uomo a seguirla in una camera d’albergo e all’obiezione di lui “sono troppo vecchio” ella risponderà “sono vecchia anche io”.
La musica di Eötvös, che impiega il medesimo organico orchestrale di Bartók, si caratterizza per una rigogliosa tela melodica incardinata su trame armoniche di straniante ricchezza; il canto di conversazione vibra di accenti variegatissimi in una perfetta unità tra parola e suono.

Nella pagina bartókiana la ricerca della verità assume caratteri diversi pur concentrandosi su di un passato che influenza il presente. L’incalzante sete di conoscere la verità manifestata da Judit si scontra con la resistenza, via via più fiacca e disperata di Barbablù, fino alle conseguenze estreme che l’ultima moglie del Duca affronta con consapevole accettazione.

Péter Eötvös, alla guida dell’inappuntabile Orchestra Filarmonica Ungherese, unisce i due lavori in un’unica narrazione senza soluzione di continuità rendendoli all’ascolto con pennellate sonore di morbida sinuosità alternate a guizzi drammatici efficaci.

Unico anche l’impianto scenico di Éva Szendrényi, che crea un meraviglioso intrigo di strisce bianche sulle quali scorrono, necessariamente parcellizzati, le videografiche di evocativo simbolismo di László Zsolt Bordos per Barbablù e quelle incentrate su un espressionismo urbano di Lóránt Demeter per Senza sangue. Belli i costumi, soprattutto quelli ispirati ad un passato senza tempo del Barbablù, disegnati da Anikó Németh (Manier).
La bella regia di Csaba Káel, ripresa per l’occasione da Sylvie Gábor, sottolinea con gesti essenziali ed al contempo densi i rapporti e i contrasti, talora semplicemente accennati in Senza sangue, più marcati nel Barbablù.

Perfetta la compagnia di canto, con in testa il meraviglioso Duca Barbablù di Krisztián Cser, morbido nel colore e limpido nella linea di canto; a fargli da contraltare la Judit ricca di accenti e di colori disegnata da Andrea Szántó.
Egualmente convincenti sono risultati i protagonisti di Senza sangue: Viktória Vizin a dare voce e corpo ad una Donna animata da mille contrasti eppure costantemente determinata e Jordan Shanahan che tratteggia un Uomo tormentato ma non remissivo.
Il Prologo dell’opera di Batók è affidato alla voce registrata di Károly Mécs.

Successo convinto per tutti, con ovazioni a Eötvös e Cser. Sala piena di giovani e giovanissimi.

Alessandro Cammarano

(Budapest, 10 febbraio 2018)

La locandina

Direttore Péter Eötvös
Regia della ripresa Sylvie Gábor
Regia Csaba Káel
Drammaturga Judit Oláh-Fenyvesi
Scene Éva Szendrényi
Viedeografica László Zsolt Bordos (Il castello del duca Barbablù)
Lóránt Demeter (Senza sangue)
Costumi Anikó Németh (Manier)
Péter Eötvös –  Senza sangue
La donna Viktória Vizin
L’uomo Jordan Shanahan
Béla Bartók – Il castello del duca Barbablù
Judit Andrea Szántó
Barbablù Krisztián Cser
Prologo Károly Mécs (voce registrata)
Hungarian National Philharmonic

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