Il 25 febbraio 1682 Alessandro Stradella moriva a Genova pugnalato da un sicario rimasto ignoto. Il protocollo di seppellimento nella chiesa di Santa Maria delle Vigne lo definisce “musicus romanus” e non menziona la sua età.

Dalla liberale Olanda ci giunge ai primi di giugno l’eco di una polemica. La regista Lotte de Beer, una bella signora di 36 anni che ha già allestito opere a Vienna e New York, si è accorta che il libretto del Flauto magico contiene espressioni razziste e misogine. Ad esempio: “weil ein Schwarzer hässlich ist” (perché un Negro è brutto; Monostatos), oppure “ein Weib tut wenig, plaudert viel” (Una donna fa poco, ciarla molto; il Sacerdote), e tante altre.

La Rossini Renaissance, ovvero la scoperta che questo grande musicista non è solo l’autore del “Barbiere di Siviglia” o del “Guillaume Tell”, fu all’inizio un movimento senza un centro di gravità permanente, determinato dalla visione e dalla qualità di un ristretto gruppo di storici cantanti e direttori d’orchestra.

Poco dopo il grande e incontrastato successo delle sue mirabili interpretazioni di Macbeth al Maggio Musicale Fiorentino, Riccardo Muti è ritornato sul titolo verdiano a Ravenna per la Italian Opera Academy, che si è tenuta dal 21 luglio al 3 agosto.

Dopo le regie attualizzate è il momento dei libretti riscritti per adeguarli al “politicamente corretto”? Se lo domanda un articolo di Kees Vlaardingerbroek apparso il 5 giugno 2018 sul quotidiano olandese “Nieuwe Rotterdamsche Courant”.

Denunce tardive, memorie che tornano improvvise, riaffacciandosi all’oggi dal 1996 una, l’altra dal 2000. Senza contraddittorio, senza ascoltare l’interessato la Royal Concertgebouw Orchestra licenzia in tronco Daniele Gatti, cancellando anche la sua partecipazione all’imminente tournée del complesso olandese.

Dalla prima menzione di Ingolstadt in una pergamena di Carlomagno molta acqua è passata fra gli argini del Danubio qui dove, a un’ora di autostrada dall’aeroporto di Monaco, la sua corrente si allarga in una pianura alluvionale ricca di foreste. Bellezze naturali, patrimonio artistico e miti letterari non fanno difetto in questa prospera cittadina di circa 140mila abitanti.

Parlare del soprano e pianista Lenny Lorenzani significa affrontare i suoi svariati interessi in ambito musicale. Il suo percorso prende avvio grazie al diploma in pianoforte presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Achille Peri” di Reggio Emilia, sotto la guida di Maria Cristina Mongini, con successivi anni di perfezionamento per concerti a quattro mani e in formazioni cameristiche sotto la guida del M° Eli Perrotta.

Stavo guardando, ascoltando un breve video in cui Luca Ciammarughi era intervistato a Piano City Milano, quando mi è scattato questo bisogno di scrivere. Luca ha, così, in tutta serenità e semplicità, dall’alto della sua disparata, a tratti impressionante conoscenza musicale – schubertiana in particolare – espresso alcuni concetti e visioni che hanno incontrato le stesse mie impressioni.

Da un po’ di tempo mi frullava in testa l’idea di impegnarmi nel “sociale”[…]. Tra il dire e il fare ce ne passa, più cercavo e meno trovavo; giornate intere a fare ricerche su associazioni, cooperative, gruppi, coordinamenti vari nella speranza, sempre più fioca, di trovare qualcosa nella quale potessi essere davvero di aiuto, qualcosa di attinente alla musica.