Per essere il maggior contributo al repertorio del violino moderno dopo Paganini, come ha detto una volta David Oistrakh, non è che le Sonate di Eugène Ysaÿe siano così frequenti nelle sale da concerto.

Se qualcuno fosse ancora convinto che l’arpa sia strumento destinato alle esibizioni salottiere di diafane giovinette, dovrebbe, dopo aver ascoltato Eleonora Volpato, ricredersi del tutto.

La scelta di due pagine del Debussy estremo, il più disilluso ed anche il più astratto non è usuale per un pianista ventenne, Axel Trolese invece sembra essere nato per questo repertorio.