CD: Ignazio Albertini, Sonatinae XII Violino Solo
Di Ignazio Albertini resta un’unica raccolta superstite: le dodici Sonatinae per Violino Solo, pubblicate postume a Vienna nel 1692 per i tipi di Philipp Fieveti. La biografia del compositore è ricostruibile solo per frammenti: nascita probabile a Milano attorno al 1644, presenza documentata a Vienna dal 1671 attraverso il carteggio fra Johann Heinrich Schmelzer e Karl II di Liechtenstein-Castelkorn, servizio come musicista da camera presso Eleonora di Mantova, morte violenta nel 1685 in circostanze mai chiarite.
Su questo impianto documentario esiguo interviene ora la prima incisione integrale del corpus, realizzata dall’ensemble ceco-tedesco Rýnský per la Da Vinci Classics, con le Sonate n. 6 e n. 9 restituite in una forma priva di precedenti fonografici. La scrittura di Albertini si colloca in una fase di transizione fra la sonata cinquecentesca di ascendenza italiana e le forme più codificate di sonata da chiesa e da camera, con movimenti che si succedono secondo una logica retorica di affetti piuttosto che secondo un disegno architettonico astratto: cantabile disteso nei tempi lenti, figurazioni rapide, posizioni acute e doppie corde in quelli veloci.
È sul piano esecutivo, tuttavia, che questa registrazione mostra i suoi meriti più solidi. Vojtěch Jakl affronta tale scrittura con un violino copia Marhold da modello Amati, che restituisce pienezza timbrica senza forzature anche nei passaggi più esposti in posizione acuta. La lettura privilegia la dimensione retorica del gesto: tempi e articolazione sono calibrati per mettere in risalto il carattere improvvisativo che percorre l’intera raccolta, senza scadere in una ricostruzione filologica di maniera. Particolarmente convincente risulta l’approccio alla Sonata n. 9, con il suo andamento di passacaglia e i procedimenti canonici, dove la tenuta ritmica del solista regge senza incrinature l’intelaiatura contrappuntistica.
Il vero elemento distintivo dell’incisione è però il trattamento del basso continuo. Filip Hrubý (organo e clavicembalo), Michal Raitmajer (violone) ed Elias Conrad (tiorba) non si limitano ad accompagnare, ma dialogano con il solista alla pari: la realizzazione oscilla fra invenzioni contrappuntistiche rigorose e imitazioni melodiche virtuosistiche, con un uso ricco di acciaccature che sottolinea gli affetti senza appesantire la tessitura.
La strumentazione del continuo viene variata sonata per sonata, alternando intimità cameristica e slancio concertante: una flessibilità timbrica che tiene viva l’attenzione lungo l’intero ciclo e che, unita al dialogo costante fra le parti, restituisce pienamente la natura concertante della scrittura albertiniana, mai ridotta a semplice accompagnamento.
La presa sonora, curata da Gabriele Zanetti a Brescia, a Palazzo Cigola Martinoni, nel settembre 2023, restituisce un equilibrio naturale fra violino e continuo, senza artificiose messe in primo piano del solista: una scelta tecnica coerente con l’idea di dialogo paritario perseguita dall’ensemble.
Il risultato è un’esecuzione che tiene insieme rigore storicamente informato e libertà interpretativa, restituendo ad Albertini una fisionomia sia compositiva sia esecutiva precisa e convincente, ben oltre l’aneddotica biografica che finora ne ha accompagnato il nome.
Alessandro Cammarano




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