Cherubini e Brahms: canto, gioia, libertà e compostezza di Nicola Luisotti

Secondo concerto sinfonico dalla riapertura dei teatri al Carlo Felice di Genova. Ospite il direttore toscano Nicola Luisotti che mancava dal teatro della lanterna da ben quindici anni. In programma due sinfonie di due compositori estremamente diversi, Cherubini e Brahms, ma strettamente legati.

Un primo aspetto che lega questi due mondi musicali lontani è l’ambiente viennese che entrambi frequentarono in periodi e con tempi diversi: per Cherubini tra il 1805 e il 1806 come parentesi tra due lunghe permanenze parigine, per Brahms dai primi anni sessanta quando ne fece sua residenza per oltre trent’anni fino alla morte. A questo va aggiunta la grande ammirazione che il mondo musicale viennese aveva per Cherubini, Beethoven lo considerava il più importante compositore di musica per il teatro vivente e Brahms, che incarna quell’impossibile equilibrio di un nuovo romanticismo profondamente radicato e legato alla tradizione, chiese di essere sepolto con un ritratto di Cherubini nella bara.

Apre quindi il concerto la Sinfonia in re maggiore di Luigi Cherubini. Ad un primo impatto severa nell’introduzione lenta del primo movimento, dopo poche battute esplode in tutta la sua forza vitalistica. Luisotti, senza bacchetta, concerta con grande attenzione vista le grandi difficoltà che presenta la partitura per l’orchestra: la scrittura è infatti densa e contrappuntistica, con numerosi incastri delicati tra le sezioni, passaggi di grande scomodità e agilità per archi e legni. L’orchestra da par suo restituisce un’esecuzione compatta, brillante e attenta dove spiccano in particola modo gli strumentini: il flauto di Francesco Loi che nel Trio dello Scherzo ha una bellissima parentesi concertante e assai virtuosistica, alcuni interventi morbidi e delicati di Luigi Tedone primo fagotto. Cherubini dal canto suo ci offre una pagina incredibilmente luminosa, gioiosa e brillante, che trasfigura la difficoltà esecutiva degli interpreti. Forse però l’unica pecca della composizione risiede proprio qui: questa grande difficoltà non è facilmente percepibile dal pubblico che la assimila ad una pagina da “ordinaria amministrazione”. Luisotti cerca sempre, anche quando i tempi sono molto veloci (terzo e quarto movimento), di creare una linea e di esporre il materiale tematico con un’attenzione quasi vocale, rendendo il fraseggio molto discorsivo, spontaneo e naturale.

La Terza di Brahms che segue è una grande pagina del repertorio, delicata per la sua atipicità e per la densità della scrittura dei due movimenti esterni. Se è raro trovare sinfonie che finiscono spegnendosi nel silenzio, ricordo solo la Patetica di Čaijkovskij o la Nona di Mahler, è forse unico trovarne una in cui tutti i movimenti che la compongono terminano in “piano”. L’approccio interpretativo di Luisotti è quanto di meno scontato ci si potesse aspettare. Il direttore toscano è infatti spesso molto apprezzato per il suo Verdi verace e sanguigno, non rude ma nemmeno inutilmente cesellato. Brahms che spesse volte viene letto in modo quadrato e pesante è tra le sue mani agile, scevro da inutile retorica e sentimentalismo. Luisotti si smarca dagli stereotipi e si dimostra un interprete assai rispettoso del compositore e della partitura. Dalla gioia e libertà del primo movimento (Frei aber Froh, libero ma felice, il motto che scaturisce dalle prime tre note della sinfonia) Luisotti ci conduce all’andate con quell’atmosfera di serenata settecentesca per fiati. Snodo emotivo della sinfonia raggiunge quella ariosità e leggerezza nei due crescendo (D e F) che aprono due nuovi spazi sonori con una mirabile libertà esecutiva degli strumentini. Un plauso lo meritano clarinetti e fagotti per il loro continuo dialogo che mette in risalto ora una melodia ai primi, ora un cromatismo di accompagnamento ai secondi. La compostezza di una felice malinconia caratterizza il terzo tempo, libero da struggimenti ed eccessi: menzione va al primo corno Carlo Durando nella rienunciazione del tema. Arriviamo dunque alla delicata chiusa finale che dopo un lungo viaggio ci riporta tematicamente al luogo da dove siamo partiti, ma con una consapevolezza diversa, attraverso la mano salda di Luisotti che nella delicatissima rarefazione del finale dimostra ancora una volta la sua abilità di concertatore in un programma dove l’antiretorica non significa distanza o freddezza, ma calore e sobrietà di un sinfonismo cantabile e domestico.

Luca Di Giulio
(14 maggio 2021)

La locandina

DirettoreNicola Luisotti
Orchestra del Teatro Carlo Felice
Programma:
Luigi Cherubini
Sinfonia in re maggiore
Johannes Brahms
Sinfonia n. 3 in fa maggiore, op.90

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