Colugna di Tavagnacco: Sokolov al Teatro Bon inaugura la nuova tournée

Sono quattro anni consecutivi che Grigory Sokolov sceglie il Teatro della Fondazione Luigi Bon di Colugna per la data zero delle sue tournée mondiali. Un privilegio assoluto ripagato sempre dal tutto esaurito, non appena la data viene annunciata, un pubblico rapito come a un rito mistico ed emozioni, empatie all’ennesima potenza.

Il decano, sacerdote, zar del pianoforte – o con quanti altri epiteti lo si voglia nominare – Sokolov, con questa sua attesissima prima ha anche messo a battesimo la nuova realtà pronta a nascere all’interno della fondazione, ovvero il primo centro per l’infanzia in Italia a indirizzo artistico-musicale per bambini da 0 a 3 anni, che andrà a implementare la già ben strutturata attività didattica capace di porta tanti studenti e giovani musicisti al professionismo.

Il non plus ultra invece del professionismo pianistico planetario – davvero senza esagerare -, incarnato nel genio del pianista di Leningrado, lo si è riconosciuto nell’intimo recital al Teatro Bon, a luci soffuse com’è d’abitudine per Sokolov, con un programma intenso e vibrante e ben sei bis. Un’altra consuetudine cui ci ha ben abituati, o meglio, viziati.

Accoppiata Beethoven e Brahms, non invero una novità nei programmi pianistici, ma la scelta dei brani non ha mancato l’approccio originale e sapientemente ragionato tipico di Sokolov. Apertura con una giovanile, audace e impudente “Sonata in do maggiore op. 2 n. 3”, cavallo di battaglia del ragazzo di Bonn alla conquista del pubblico viennese, con a seguire le “11 Bagatelle op. 119”, per un contrasto tra grandi e piccoli forme, periodi di composizione tra il precoce e il maturo, virtuosismo alla maniera e rivoluzioni di stile.

Dire che la prova è stata impeccabile è scontato. Ciò che ha colpito di più del caleidoscopico universo beethoveniano, è stata una resa sonatistica ben lontana dalle abitudini, con un trattamento piuttosto “tenuto” per la resa di effetti soprattutto coloristici, agogici, virtuosistici e di cesello, in particolare nei ricchi abbellimenti.

Qualità del suono con mille sfumature, timbri ora cangianti ora opachi per trame e arditezze perfette sulla tastiera, generate con cura assoluta fin dall’uso certosino dei pedali. Un immenso Beethoven, non da meno nelle undici “formelle” dei prestigi, per un’esecuzione senza interruzione delle “Bagatelle” dai multiformi aspetti. Gli applausi, lunghi, ripetuti, ad libitum, hanno richiamato Sokolov ripetute volte per la posa degli inchini.

Sono stati poi due cicli dei “Klavierstücke”, op. 118 e 119, di Johannes Brahms a calare il pubblico, già in uno stato di grazia speculativa, ora nei climi densi fin de siècle. Dieci studi tra Intermezzi, Ballate, Romanze e Rapsodie, sull’orma delle miniature di prima ma distinte per marcate ed eclettiche rifiniture, tra rievocazioni arcaizzanti, slanci sperimentali, forme bitematiche e variazioni. Rapsodico, tra eroismi di beethoveniana memoria e intimismi lirici stile “empfindsamer” rivelatori di un mondo privato. L’interprete e l’autore si sono incarnati in una sola entità, tra istinto ed erudizione.

Un capitolo a sé meriterebbero i bis, un vero e proprio terzo tempo di recital con ben sei brani di assoluta eleganza tra cui: L’”Improvviso” D 946 nr. 2 di Schubert, Rameau con “Le rappel des oiseaux” e “Les sauvages” e infine Debussy con il Preludio “des pas sur la neige”.

Alessio Screm
(5 febbraio 2019)

La locandina

Grigory Sokolovpianoforte
Programma
Ludwig van BeethovenSonata in do maggiore Op. 2 n. 3
11 Bagatelle Op. 119
Johannes Brahms6 Klavierstücke Op. 118
4 Klavierstücke Op. 119

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