Compositore?! E che musica scrive? Tre giorni (13/15 sett.) di musica di ieri, oggi e domani al Teatro Ristori di Verona

Il compositore milanese Alessandro Solbiati con diversi suoi lavori sarà al centro della tre giorni (13, 14, 15 settembre) di musica contemporanea al Teatro Ristori di Verona. Una rassegna che sarà composta oltre che di dibattiti e concerti, anche di tavole rotonde (ultimo giorno) alle quali parteciperanno musicologi di fama internazionale come Guido Salvetti, Andrea Estero, Alfonso Alberti e Enrico Girardi. Abbiamo intervistato Alessandro Solbiati prima sul suo prossimo appuntamento veronese.

-Maestro, possiamo applaudire (con qualche speranza in più) questa proposta del Teatro Ristori?

“L’apertura del Teatro Ristori, un teatro importante e significativo, alla musica d’oggi è, in campo musicale, uno degli eventi più interessanti dell’autunno 2017, in Italia. E l’intervista di presentazione in diretta radiofonica al suo direttore artistico, in prima serata su Radiotre di domenica 10 settembre lo dimostra. Anche la modalità scelta è particolarmente interessante ed utile ad aprirsi ad un pubblico più vasto: 1) mettere al centro un compositore (in questo caso io stesso, e ciò mi onora particolarmente) serve a far comprendere a chi ascolta la personalità intera di un artista attraverso varie sue opere, un po’ come visitare la mostra monografica di un pittore. 2) non “stringere l’obiettivo” sulla sola musica d’oggi, ma mostrarne le radici, attraverso le esecuzioni di brani del ‘900 storico e del secondo ‘900 sentiti vicini dal compositore invitato, comunica al pubblico una parabola storica. Allo stesso modo proporre a fianco alcuni brani di autori più giovani, cresciuti alla scuola del compositore ospite serve poi ad aprire finestre su alcuni futuri possibili. Parlo in terza persona perché spero che questa formula possa l’anno prossimo riguardare un altro compositore, naturalmente. Infine, affiancare ai concerti conferenze, incontri e una tavola rotonda alla presenza di importanti musicologi avvicina in modo intelligente la riflessione all’ascolto”.

-Lei su quali argomenti punterà maggiormente. Magari su qualche sua recente composizione?

“Attraverso l’ascolto di vari miei brani, molto differenti tra loro per intenzione espressiva, struttura e durata, punto a mostrare al pubblico quanto la musica d’oggi abbia le radici lunghe e le braccia protese in avanti, e quanto essa possa “comunicare”, “esprimere” ed “emozionare” al pari di quella del passato. Cioè ho l’ambizione di mostrare come la complessità del pensiero musicale non sia mai stata e non sia a tutt’oggi, in certi casi, “contro” l’ascoltatore, ma viceversa, lo possa condurre in territori espressivi più profondi, se solo si ha la pazienza di ascoltare davvero”.

-Ci può dire della sua opera Il Suono giallo? Da quali motivazioni è stata ispirata? 

“Il suono giallo è la mia terza opera teatrale, ed è andata in scena nel 2015 al Teatro Comunale di Bologna nel 2015 sotto la direzione di Marco Angius, vincendo nel 2016 il Premio Abbiati della Critica musicale come “miglior prima esecuzione del 2015 in Italia”. Dopo essermi rivolto nelle opere precedenti a testi di grandi del passato, Puskin e Dostoevskij, mi sono rifatto stavolta ad un punto di partenza molto più ermetico ed astratto, la composizione scenica “Der gelbe Klang” di Vassilij Kandinskij, per indagare la possibilità di mettere in scena un “teatro della psiche” senza rinunciare, anzi rilanciando, quella forte “narratività” che sento sempre più necessaria nella mia musica”.

-Come giustificherebbe questi silenzi attorno alla musica contemporanea?

“E’ un discorso di enorme ampiezza. La musica soffre del fatto di non essere considerata cultura ed espressione profonda (soprattutto in Italia, ma non certo solo in Italia), bensì semplice intrattenimento. Prova ne sia la scandalosa assenza dello studio della Storia della musica in qualsiasi scuola superiore. Perché si studia Storia della letteratura, della filosofia, dell’arte figurativa e non della musica? Perché deve essere più importante conoscere Leopardi che non Schubert, per capire il Romanticismo che predicava la priorità espressiva della musica sulle altre arti? In più la musica d’arte, oggi, soffre il fatto di avere una potentissima sorella commerciale, spesso di bassissimo livello, spinta da multinazionali come un puro prodotto da vendere e che per di più viene fatta passare come “grande musica d’oggi”, in generale un grande inganno, complice l’ignoranza totale di cui sopra. Eppure la fede e al passione fanno sì che la musica d’arte continui, oggi come sempre ad approfondire il pensiero musicale occidentale”.

-Certo anche la discografia odierna non l’aiuta: sempre le solite proposte, trite e ritrite. Conviene?

“Si ha paura di non vendere, e quindi si incidono spesso sempre gli stessi repertori, vendendo quindi…ancor meno! In realtà, malgrado tutto, esiste un’importante produzione discografica riservata alla musica d’oggi, ma è sempre più necessario trovare canali di diffusione più penetranti, soprattutto un utilizzo di Internet che però non scavalchi la protezione del diritto d’autore”.

-Quanti sono oggi le maggiori correnti compositive e dove vanno a parare?

“Il presente è estremamente variegato e complesso, come variegato e complesso è il mondo in cui viviamo. Basti pensare che se ancora nel 1940 i più importanti compositori provenivano al più da una quindicina di nazioni, oggi vi sono compositori nati in Estremo Oriente, in Medio Oriente, nelle Americhe settentrionale, centrale e meridionale e così via, e ciascuno ha radici differenti e induce nel linguaggio musicale occidentale elementi tecnici ed espressivi differenti: e questa molteplicità è davvero seducente, anche se può risultare destabilizzante. Sottolineare le differenze è facile, potrei dire che si va dai mondi sonori al confine del suono-rumore o del suono indagato in sé ai più smaccati neotonalismi, dagli sconfinamenti in altri generi (rock, pop) oppure dagli occhieggiamenti ad altre culture e tradizioni ad una fiducia meno appariscente, ma forse anche meno superficiale nei passi indipendenti e con radici profonde del pensiero musicale colto occidentale. Ma mi interessa forse di più sottolineare ciò che vi è in comune, tra tendenze così diverse: una fiducia nel “suono della musica”, un desiderio (più forte che nei precedenti decenni) di tendere la mano all’ascoltatore, di riappacificarlo con la musica d’arte del suo tempo. Ciò conduce forse talvolta ad un abbassamento del livello di riflessione, ma…è un rischio che oggi è bene correre”.

Gianni Villani

Compositore?! E che musica scrive?

Mercoledì 13 settembre 2017 Ore 20:30

Giovedì 14 settembre 2017 Ore 20:30

Venerdì 15 settembre 2017 Ore 20:30

Info Biglietti: Teatro Ristori di Verona

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