Davide Garattini: a Matera una Suor Angelica laboratorio post-Covid

Anche Matera, capitale italiana della Cultura 2019 e città “rinata”, riparte dopo l’emergenza dovuta alla pandemia e torna ad aprirsi agli spettacoli dal vivo con tutte le precauzioni e gli accorgimenti necessari. Le nuove norme costringono ad una sorta di reinvenzione degli spazi teatrali, il che non è necessariamente un male, anzi.

La Camerata delle Arti, associazione che dal 2002 raccoglie le esperienze di musicisti del territorio materano e focalizza le sue produzioni sull’opera si assume l’onere della ripartenza.

In una conferenza stampa tenutasi ieri il direttore artistico Francesco Zingariello ha presentato la stagione 2020, che propone come titolo di punta la pucciniana Suor Angelica, il cui progetto registico è affidato a Davide Garattini Raimondi, secondo il quale «“Fare Teatro” in questo periodo di corona virus è difficile, ma non impossibile. Questa frase è l’inizio di tutto, senza questa premessa non si può fare nulla.» e prosegue: «Tante sono state le parole e tanti sono stati i decreti  così come tante sono state le bocciature da parte di istituzioni con ipotesi, idee e soluzioni per portare avanti il mondo dello spettacolo dal vivo oggi.

Tutto questo è stato compreso, ma non sempre condiviso; comunque, dopo aver assimilato i nuovi dictat, ci siamo prodigati per creare progetti su misura.

Come ogni aspetto della nostra vita, oggi è necessaria un’evoluzione rispetto alle nostre abitudini. Non dobbiamo solo adattarci alle nuove richieste, ma dove è possibile, addirittura anticipare nuove eventuali criticità. Siamo certi che ogni cosa sia risolvibile se pensata in anticipo e prevenuta.».

Il momento non permette la realizzazione di titoli che comportino organici troppo ampi e aquesto proposito il regista milanese aggiunge che «Siamo consapevoli che un titolo non sia uguale all’altro, “Aida” non è “Così fan tutte”, occorre quindi scegliere il titolo operistico più adatto alla situazione. Quali opere garantiscono una certa sicurezza sanitaria, senza penalizzare la bellezza dell’opera e il pubblico? Occorre un titolo che sia godibile per l’audience non distanziandosi troppo dal mondo del melodramma, per come lo conosciamo, e che possa anche valorizzare la drammaturgia.».

Non sarà una Suor Angelica tradizionale, non potrebbe esserlo. A questo proposito il regista milanese aggiunge: «Già da tempo avevo in mente un “laboratorio” che mi permettesse di “giocare” con questo titolo.  Nel rispetto dell’opera e della sua musica volevo indagare e scardinare alcuni stereotipi del mondo dell’opera spesso dati più dalla pigrizia che per il rispetto della tradizione. Un laboratorio espressivo su questo titolo pucciniano, oggi più che mai diventa un’arma per combattere questo momento.

Suor Angelica mi permette da subito, proprio per la sua natura drammaturgica, un isolamento e “una clausura” degli interpreti che ben si adattano al rispetto delle regole di oggi.

Il numero dei cantanti in quest’opera è esiguo, quindi anche su palchi o spazi limitati può essere rappresentata senza penalizzare la parte vocale. L’Italia è ricca di chiostri e sagrati, solo per fare alcuni esempi, luoghi religiosi che si adattano perfettamente alla drammaturgia dell’opera e allo stesso tempo sono luoghi all’aperto come viene consigliato dalle misure.

Sarà una regia elastica e duttile tale che si possa adattare a qualsiasi geografia teatrale e che possa essere a 360°; una regia liquida che si possa pensare sia en facecioè con una platea frontale sia con un pubblico circolare. In questo periodo il teatro e di conseguenza il lavoro di un regista deve essere al servizio più che mai dello spettacolo, i disegni tradizionali di platea sono vietati per il momento e di conseguenza è necessario un totale ripensamento dei live.

Nello spazio i personaggi si muoveranno come sulle linee di un asterisco, a raggiera. L’unico punto di riferimento sarà il centro, le diagonali saranno quindi molto chiare e definite, garantendo movimenti in sicurezza.». Quello che si vedrà alla Corte dell’ex Ospedale San Rocco il prossimo 25 giugno sarà un allestimento minimale ma non vuoto, anzi «Ho scelto anche di limitare le scenografie, quasi di eliminarle totalmente, – prosegue Garattini –sarà il singolo cantante a diventare spettacolo, un approccio all’opera molto più legato al teatro di ricerca, dove l’attore è a volte l’unico elemento in scena. L’essere umano si prende il suo spazio senza fronzoli o cornici inutili. L’opera così si adatta al luogo che incontra. Sarà una produzione agile che potrà girare in diversi spazi e che muterà a seconda delle peculiarità che si presenteranno.». Sarà un vero e proprio laboratorio nel quale l’opera sarà reinventata, anche attraverso una diversa distribuzione di ruoli sia nella compagnia di canto che attraverso un necessario ripensamento dell’organico orchestrale: «Pochi interpreti, rischi di contagio limitati sul palco e così anche dietro le quinte. la parte orchestrale dovrà essere ridotta, purtroppo al momento, per un progetto di questo genere, non possiamo usufruire di un organico orchestrale completo, per cominciare si lavorerà con un pianoforte e una tastiera elettronica sfruttando gli effetti che lo strumento digitale potrà fornire, inoltre lo strumento voce e cioè, le stesse interpreti saranno apporteranno un arricchimento musicale dove si troverà l’occasione, le stesse dove sarà possibile si esibiranno anche con il loro strumento complementare sia esso un flauto o un violino, comunque la scelta di questo arrangiamento sarà ponderata di volta in volta secondo le peculiarità degli artisti e le scelte della direzione musicale.». Garattini raccoglie la sfida che la situazione attuale gli pone dinnanzi e la trasforma in una concezione teatrale e drammaturgica che potrebbe essere davvero quella del futuro: «Se il momento contingente ci obbliga a operare delle scelte, queste possono essere opportunità per trovare nuove soluzioni. Liberiamo il melodramma da inutili orpelli e attingiamo da quelle forme performative più attive.»; conoscendolo siamo sicuri che il progetto avrà felice compimento e potrà fare da apripista ad altre esperienze similari.

Alessandro Cammarano

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