Dopo la Bray, lo stato dell’arte e il futuro della Fondazione Arena

Molto è stato fatto, tutto resta ancora da fare. Dopo la positiva conclusione della lunghissima pratica per portare la Fondazione Arena sotto l’ombrello della legge Bray (è durata oltre un anno, non senza qualche stressante tiraemolla con il commissario di governo), a Verona si canta vittoria. Legittimo, basta che sia chiaro che la fine delle difficoltà è solo un punto di partenza. Certo, l’arrivo di 10 milioni di euro pronta cassa e a condizioni super favorevoli, fondamentali per la ristrutturazione di un debito che viaggia pur sempre di poco sotto i 30 milioni, è una notizia importante. E anzi, può essere a buon diritto considerato il segnale di chiusura della crisi deflagrata quasi due anni fa dopo lunga incubazione.

Si sa come è andata: il pedaggio della salvezza è stato pagato dai dipendenti, che ancora quest’anno e il prossimo (almeno) si vedranno decurtato lo stipendio di due mensilità, con corrispondente fermo di tutte le attività della Fondazione in ottobre e novembre. Senza contare il doloroso e inutile sacrificio dello storico corpo di ballo dell’Arena, che ha avuto un impatto economico minimo.

Ora, l’arrivo del finanziamento della Bray permetterà di riportare l’indebitamento a un livello che si può definire “fisiologico”, se si considera che la sua dimensione resta imponente a livello nazionale, superando abbondantemente i 400 milioni di euro. E l’equilibrio di bilancio consentirà di lavorare per la “ripartenza” senza ulteriori preoccupazioni che non siano quelle di investire per il rilancio artistico e di immagine dell’Arena.

La risalita, anche se tutto andrà bene, non sarà immediata. Le ultime stagioni, in particolare quelle dal 2013 (l’anno del centenario) al 2016, hanno segnato di fatto un riposizionamento verso il basso che appare organico e non solo congiunturale. La buona notizia giunta dall’estate appena trascorsa è che l’emorragia di pubblico è stata tamponata. Ma non si vede per il momento un’inversione di tendenza davvero significativa in termini numerici. La soglia dei 400 mila spettatori (lontanissima all’inizio del Duemila, quando ancora si viaggiava con abbondanza sopra il mezzo milione) è alle spalle. La nuova “quota media” è intorno ai 370 mila, con scarti di qualche migliaia di unità anche a seconda del numero complessivo di rappresentazioni. Pur con la ripresa dell’attività produttiva (nuovo il Nabucco firmato da Arnaud Bernard), quest’anno di fatto l’andamento del botteghino è rimasto quello dell’anno scorso. Difficile, allora, illudersi che l’anno prossimo, in situazione del tutto analoga (un’altra nuova produzione, questa volta di Carmen, sarà affidata al fantasioso Hugo de Ana), i numeri s’impennino improvvisamente.

A maggior ragione, peraltro, la sfida del rilancio è tutta da seguire. Il prossimo passaggio è ora quello della ricostituzione del Consiglio di Indirizzo, cui toccherà mettere a fuoco la delicata questione della nomina del sovrintendente, che formalmente spetta per legge al ministro dei Beni Culturali.

Il sindaco Gabriele Sboarina, che del prossimo CdI sarà il presidente, ha espresso chiari e pubblici apprezzamenti nei confronti del sovrintendente in carica, Giuliano Polo. Vada fino in fondo e punti decisamente su di lui, senza farsi distrarre da chi continua a chiacchierare di scelte diverse, da compiere con non meglio definiti bandi o concorsi più o meno internazionali, che sono giuridicamente molto fumosi e sicuramente macchinosi, se non del tutto impraticabili.

Oltre ad avere assestato i conti, Polo può vantare un chiaro successo nel ruolo di “normalizzatore” delle relazioni sindacali, dopo le spaccature determinate dal duo Tosi-Girondini e i sacrifici draconiani imposti dal commissario straordinario Fuortes. È un abile “tecnico”, uno specialista del settore con le idee chiare e la puntigliosità tranquilla necessaria a realizzarle. La sua scelta, all’insegna della continuità, eviterebbe un salto nel buio in una fase che rimane molto delicata.

Per dare concretezza al rilancio, però, la conferma del sovrintendente deve essere affiancata anche da una rinnovata direzione artistica, che metta fine all’emergenza per aprire il capitolo dei grandi progetti. In ticket con un direttore artistico creativo, autorevole e anche (perché no?) fantasioso e coraggioso, Giuliano Polo sarebbe nelle migliori condizioni per aprire una nuova stagione dell’Arena, senza limitarsi a gestire solo il “pronto soccorso” degli interventi finanziari urgenti. Da tecnico avveduto qual è, senza dubbio egli sa bene quanto opportuno sia avere al proprio fianco un “fabbricante di stagioni” che lavori rispettando la tradizione ma trovando risposte alla rinnovata domanda di spettacolarità nell’anfiteatro romano di Verona. C’è solo da sperare che – in caso di conferma – sia convinto della necessità di puntare forte e ottenga mano libera in una scelta cruciale come questa.

Intanto, altro successo da attribuire a Polo e alla sua paziente strategia, l’ex sovrintendente Francesco Girondini si è finalmente dimesso dal ruolo di amministratore di Arena Extra, la controversa società controllata da Fondazione Arena e al centro di numerose polemiche per l’opacità della sua attività (e dei suoi conti). Al suo posto il direttore amministrativo areniano Andrea Delaini. Strada spianata, quindi ora, al progetto già delineato nella scorsa primavera da Polo e fatto proprio da Sboarina, secondo il quale sarà la Fondazione a gestire integralmente quanto di musicale avviene nell’anfiteatro, e non solo la stagione lirica. Mettendo tutto insieme, il “pacchetto” è più che mai appetibile, spendibile a livello internazionale, di alto valore.

Una stretta sinergia Fondazione-Arena Extra, finora sempre proclamata e mai realizzata, può essere fondamentale nel progetto di rilancio. Per il quale resta fondamentale che il sostegno economico del Comune e del mondo economico veronese sia ben più significativo di quello che è stato finora, cioè sotto al minimo sindacale. Ma solo la qualità dei programmi può invertire questo trend e fare imboccare la strada giusta.

Cesare Galla

(Vicenza, 15 settembre 2017)

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