Edda Moser: prima donna a ricevere il Premio Pordenone Musica

Berlinese doc, cresciuta a Weimar dove ha imparato ad amare Goethe, Heine e la grande letteratura tedesca, Edda Moser è la prima donna a ricevere il Premio Pordenone Musica giunto quest’anno alla sua quinta edizione. Nato come riconoscimento ad artisti, didatti e musicologi di levatura internazionale che dedicano la loro attività alle nuove generazioni coltivandone il talento e la passione per la musica, e istituito dal Teatro Verdi in collaborazione con il Comune di Pordenone grazie all’apporto di Itas Mutua e il sostegno degli “Amici del Teatro” Giulia Zacchi e Giampaolo Zuzzi, il Premio, unico nel suo genere, vanta un già ricco palmarès che ha visto sfilare negli anni sul palcoscenico della città friulana personalità come Piero Rattalino e Quirino Principe, Salvatore Sciarrino e Alfred Brendel.
Quest’anno è toccato a lei, Edda Moser, soprano tra i più celebri della lirica di tutti i tempi e, dagli anni Ottanta del secolo scorso, docente di accademie e masterclass a livello internazionale. Figlia di un illustre musicologo, nipote di un insegnante di violino, Edda Moser incise nel momento culminante della sua carriera la celebre aria della Regina della Notte dal Flauto magico di Mozart, uno dei personaggi per cui è più ricordata, nel Golden Record, il disco contenente alcune delle più alte testimonianze della civiltà umana lanciato in orbita nel 1977 a Cape Canaveral con la sonda Voyager 2. Come dire, assieme a una copia della Bibbia e al testo della Costituzione degli Stati Uniti, la voce di Edda Moser è stata ormai consegnata all’infinito.
Oggi Edda Moser è ancora una bella ed elegante signora dallo sguardo vivace e dalla battuta pronta. Non vive di ricordi, anzi le esperienze negative sembra averle dimenticate, ma del suo straordinario curriculum tiene a precisare che ha studiato canto al Conservatorio di Berlino, che dal 1962 al 1963 è stata membro stabile al Teatro di Würzburg, poi a Hagen e Bielefeld, quindi a Francoforte. Un iter impeccabile nel segno di quelli che definisce i tratti fondanti del suo carattere: il coraggio, l’umiltà e l’assiduità nello studio. Nel 1968 un invito importante, quello di Herbert von Karajan, la portò al Festival di Salisburgo per interpretare Wellgunde, una delle tre figlie del Reno nell’Anello del Nibelungo di Richard Wagner, autore molto amato ma poco praticato.
“Karajan mi ha portato da Berlino a New York e mi ha dato molto: ma il risultato che ho ottenuto lo devo solo a me stessa” racconta la signora Moser che, con il maestro salisburghese era volata nella metropoli americana per partecipare alla ripresa dello spettacolo nato a Salisburgo e coprodotto con la Metropolitan Opera. A Karajan il giovane soprano emergente rivelò che avrebbe voluto sostenere un’audizione. “Si sente di farlo?” fu il commento del maestro. “Se ho cantato con lei, posso sentirmi in grado di fare un’audizione al Metropolitan”.
Detto, fatto. Dopo poche ore le telefonò Rudolf Bing, il celebre direttore del Met, che la convocò per un’audizione il giorno successivo. “Non avevo un abito da sera e cantai con il vestito che indossavo per le prove. Mi feci ascoltare nelle due arie della Regina della Notte e ad accompagnarmi trovai un pianista che si rivelò essere ebreo quando vidi che, girate le maniche della camicia, sul braccio aveva stampati i numeri che gli erano stati assegnati nel campo di concentramento. Si chiamava Behr. E’ stato un grande momento della mia vita. Ero molto giovane, io tedesca, cantavo accompagnata da un musicista ebreo americano. Andò bene e Bing mi offrì subito un contratto triennale al Met dove sono ritornata per parecchi anni. La mia massima è sempre stata che quando la fortuna bussa alla porta bisogna aprire subito.”.
Fu con grande successo che Edda Moser affrontò quindi anche a New York il personaggio per lei emblematico della Regina della Notte nel Flauto magico, poi quello di Nedda in Pagliacci “anche se non mi sono mai sentita Nedda”, Donna Anna nel Don Giovanni, un altro personaggio che l’ha sostanzialmente storicizzata nella versione filmata da Joseph Losey, la frivola Musetta nella Bohème con Luciano Pavarotti, e Liù in Turandot con Birgit Nilsson e Franco Corelli, “favolosi entrambi”. Di Pavarotti ha un bel ricordo: “gli piaceva la mia Musetta, diceva che ero allegra e comunicativa. Quando lo scritturarono ad Amburgo per La Bohème chiese di avere accanto a sé la Musetta tedesca con cui aveva cantato al Met. È stato un bel segnale. Ho rivisto Pavarotti più tardi, ma è stato triste. Probabilmente sapeva già quanto era malato.”.
Può sembrare strano, ma il personaggio che ha preferito cantare è Gilda nel Rigoletto di Verdi e non la Regina della Notte, che “era lavoro e basta, anche perché mi avevano classificata come cantante mozartiana e dopo un po’ che lo affronti, Mozart diventa coma le crema al cioccolato. Stucchevole.”.
E Gilda? Non era troppo ingenua per lei? “Lo è nell’aria del primo atto. Psicologicamente Gilda è un personaggio molto complesso e offre all’interprete molte e diverse sfaccettature da sottolineare.”. Il repertorio italiano di belcanto ha dato comunque a Edda Moser molte soddisfazioni: “sono stata spesso Lucia di Lammermoor. La Traviata non ho mai voluto interpretarla in Italia ma l’ho affrontata di frequente in Germania. Il mio grande rimpianto è di non aver potuto fare i personaggi wagneriani. Mi sono limitata a Senta nel Vascello fantasma.”.
Il repertorio di Edda Moser, musicista molto seria e preparata, è stato comunque molto ampio. Ha cantato il barocco di Haendel e la musica contemporanea, le cantate di Bach e il Lied romantico tedesco. L’addio alle scene l’ha dato a Vienna nella Salome di Strauss: “che ho cantato anche all’Opera di Roma mentre con i Lieder sono stata anche alla Scala. Li ho interpretati con molta intensità e il pubblico ha apprezzato la serata. Ero sempre una messaggera della musica…”.
Fra i direttori con cui ha collaborato, ricorda con piacere Karl Richter “un uomo che apparteneva a un altro pianeta”, e, in Mozart, Leopold Hager. Leonard Bernstein? Era inaffidabile, la mattina alle prove ti accompagnava con un tempo e la sera il tempo era diverso. Lorin Maazel? Era un direttore commerciale pensava solo ai soldi. Il Don Giovanni che abbiamo inciso a Parigi e che ha fatto da colonna sonora al film di Losey lo veniva a registrare facendo la spola con il Covent Garden dove era impegnato in Luisa Miller.
Anche con Losey la signora Moser non si è trovata troppo bene. “Non conosceva l’opera. Poi mi ha messo accanto un Don Ottavio che aveva una statura più piccola di quella di Ruggero Raimondi. Io ero abituata a cantare Donn’Anna con Siepi e Gedda, che erano entrambi uomini alti. Come avrei potuto confondere Don Giovanni con Don Ottavio, sia pure nell’oscurità della notte, quando il primo s’introduce nella camera di Donn’Anna? Il film ha avuto successo e ci fa conoscere la grande arte di Palladio, è questo il suo merito a mio modo di vedere. Ma della solitudine di Don Giovanni, Losey ha capito molto poco.”.
È vero che il repertorio contemporaneo rovina le voci? “Dipende. Henze, che conosceva bene la mia voce, ha composto per me e la sua musica era come olio sulle mie corde vocali. Non mi è piaciuto cantare le musiche di Nono, che trovavo spaventose per la voce, o quelle di Boulez.”.
Della sua esperienza didattica non racconta molto, certo si capisce bene che Edda Moser è un’insegnante molto severa. “Se sopravvivono a me, i miei allievi faranno sicuramente carriera. Il problema principale è che le voci oggi ci sono e vengono soprattutto dall’Est. Puntano al suono e alla sua potenza ma non a dare emozioni abbinandolo al significato della parola che cantano. Manca l’assiduità nello studio. La carriera di un cantante comporta una vita di sacrifici.”.
Non contenta di insegnare, nel 2006, Edda Moser ha inaugurato il Festival della lingua tedesca nel castello di Heidecksburg a Rudolstadt, in Turingia.
Masterclass e insegnamento la portano abbastanza di frequente in Italia. Fra poco sarà impegnata a Spoleto e a Montepulciano e non è escluso che la si riveda presto a Pordenone, i progetti ci sono, dove, in suo onore, dopo la consegna del premio, al Teatro Verdi è stata eseguita, in un uragano di applausi, la Nona Sinfonia di Beethoven con l’Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione Slovena diretta da Andreas Spering.

Rino Alessi

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