Fabio Luisi incontra gli Amici del Maggio Musicale Fiorentino

«Per la mia Marie! Questi suoni, queste lodi dell’Amore sono nulla in confronto alla cosa in sé; ma se continuerai a dimostrarmi il tuo amore per me, cercherò di raggiungere la più alta espressione della forza più potente al mondo, e noi due insieme saliremo sempre più in alto, aspirando all’Amore sia nella vita che nell’arte»: sono le parole di Carl Nielsen sullo spartito dell’Hymnus amoris, composto durante il suo viaggio di nozze in Italia. È il brano che ha aperto il concerto del 25 febbraio 2017, in cui Fabio Luisi ha diretto per la prima volta il Coro e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino con i solisti dell’Accademia di canto in qualità di Direttore musicale designato, ruolo nel quale sarà operativo dal maggio 2018, per cinque anni: l’aver riunito nell’evento tutte le componenti artistiche del teatro sottolinea la volontà espressa dal nuovo direttone nei confronti lavoro di gruppo, come scelta operativa e peculiare della sua intrapresa fiorentina.

Certamente uno dei direttori italiani della generazione di mezzo più rinomato all’estero, Fabio Luisi (classe 1959), con la riservatezza di chi è consapevole della prova che l’attende a Firenze, e quasi in soggezione nel confrontarsi con una rappresentanza dell’esigente pubblico fiorentino, ha accolto l’invito, insieme al sovrintendente dell’Opera di Firenze Cristiano Chiarot, di partecipare all’incontro promosso dall’Associazione Amici del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino presieduto dall’infaticabile Sidsel Magelssen Vivarelli Colonna, avvenuto venerdì 16 febbraio 2018 nel monumentale Palazzo Corsini al Prato, messo gentilmente a disposizione dai proprietari. Ha assistito all’incontro una folta rappresentanza degli iscritti al sodalizio culturale che ha per statuto la promozione e il sostegno delle attività dell’Opera di Firenze ma che svolge anche la funzione di collegamento tra il pubblico stabile e affezionato del Teatro del Maggio e gli organi decisionali della Fondazione: questa è stata certamente una delle occasioni per uno reciproco scambio di idee e conoscenze delle linee guida nella futura programmazione dell’Opera di Firenze e del suo Festival del Maggio Musicale. In una breve introduzione, il Sovrintendente Cristiano Chiarot ha fatto il punto sulle aspettative attorno al teatro e al festival, segnalando che non sono stati ancora del tutto superati i problemi di natura finanziaria, ma questo non è di ostacolo all’impegno che si è assunto la Fondazione, ossia di risvegliare la programmazione artistica e rilanciarla verso il nuovo, ragion d’essere della stessa missione fondativa e statutaria del Maggio Musicale Fiorentino.

«È stato importante, ha sottolineato il Sovrintendente, ricollegarsi con il tessuto dell’associazionismo culturale cittadino, programmando attività di promozione degli eventi in sinergia con le realtà anche periferiche del contesto cittadino, nonché l’avvio di concerti decentrati nell’hinterland fiorentino, nell’ottica di una nuova capacità di dialogo con il territorio. Del resto la scelta per la nuova direzione artistica è ricaduta su una personalità che sarà certamente capace di dare nuova visione nel Festival e dell’Opera di Firenze cercando di trasferire questo nuovo entusiasmo nel pubblico e confezionare al meglio la parte musicale. Già l’aver inserito un titolo raro “La Favorite” di Gaetano Donizetti è segno di qualcosa di nuovo che è riuscito a riaccendere interesse internazionale sul teatro dell’Opera.». Il M° Luisi, prendendo la parola, ha sottolineato il suo concetto di essere direttore d’orchestra: in generale è una figura che contribuisce a un concerto che, finita l’esecuzione, se ne va per riprendere il lavoro con un’altra orchestra e in un’altra parte del mondo. Un tale sistema di lavoro non lascia segno e non permette di creare una squadra di lavoro: solo dando continuità ai progetti musicali si può ricondurre l’Opera di Firenze ai fasti di un tempo. «Sembrava prendere l’orchestra nelle sue braccia», con queste parole, Luisi ha reso omaggio al Vittorio Gui fondatore del Festival del Maggio Musicale e alla grande tradizione direttoriale italiana che ha fatto grande la realtà fiorentina.

Genovese di nascita e pianista di formazione presso il conservatorio di Genova, Luisi ha evidenziato di aver fatto pratica di pianista preparatore di cantanti come Leyla Gencer e Luciana Serra, con le quali ha appreso l’interesse verso il canto e l’opera e ricordando allo stesso modo il suo debito di riconoscenza nei confronti del pianista fiorentino Antonio Bacchelli per avergli indicato la via per essere musicista e interprete. Gli studi in direzione d’orchestra sono stati intrapresi al conservatorio di Graz, che potrebbe sembrare una realtà marginale nel panorama culturale austrica ma che possiede un’ importante tradizione di teatro musicale, confrontabile con Vienna, ed è proprio partendo da Graz che Luisi ha avviato la sua carriera internazionale diventandone direttore d’orchestra e direttore musicale, giungendo, nel gennaio 2004, ad essere nominato quale direttore principale della Staatskapelle Dresden e della Semperoper di Dresda, e a debuttare sl Metropolitan Opera House nel marzo 2005 , nonché ad essere designato direttore principale del medesimo teatro newyorchese nel settembre 2011 e a sostituire James Levine, indisposto. nell’esecuzione del programmato Ring wagneriano. Certamente il fatto di trattare con l’orchestra del Metropolitan Opera House che opera in un teatro da 3800 posti significa confrontarsi con un complesso che certamente è uno dei migliori al mondo che fa leva sulle ambizioni dei singoli componenti della compagine orchestrale. Interessante è stato il raffronto tra le due produzioni del Ring wagneriano (a Dresda e a New York) con le quali il direttore si è confrontato: diverse produzioni con differenti risultati, con maggior riscontro di pubblico per la produzione statunitense, data anche la particolarità dell’auditorio americano ancora capace di entusiasmarsi, che vuole essere appagato dall’aspetto visivo e che applaude ancora a inizio scena, al levar del sipario. In Europa, sottolinea il maestro Luisi, il pubblico è un po’ diffidente e presuntuoso. Sollecitato dal pubblico presente, il discorso si indirizza sulla qualità dell’orchestra fiorentina che viene definita da Luisi stesso una «buona orchestra peccato che lo sanno in pochi». D’intesa con Chiarot, sono stati avviati dei progetti di di tournée all’estero di qualità a cominciare dalla collaborazione con il festival di Bucarest dedicato al compositore George Enescu, che sta diventando una delle principali vetrine musicali europee. A riguardo del programma, per formazione culturale, Luisi si è egli stesso definito più portato alla pratica nel repertorio tedesco, affermando che non si può dirigere opere di cui non si conosca il significato delle parole in quanto capire il testo ha la sua importanza per una corretta capacità di analizzare anche in senso e il significato della musica. Quindi non ci si aspetti repertorio russo o slavo mentre invece ci sarà un recupero del mondo compositivo di Richard Strauss, sia sinfonico che lirico, autore al quale il maestro è molto legato. La conversazione ha proseguito a ruota libera su questioni riguardanti la promozione dell’opera e come rompere il muro di pregiudizio che si erge ancora attorno al genere: lo si può fare agendo sull’ attività di promozione ma non soltanto formativa ma anche pedagogica sollecitando l’aspetto emozionale di vedere uno spettacolo complesso come l’opera lirica. E naturalmente, non poteva mancare, il riferimento al mondo delle regie d’opera sulle quali il maestro Luisi è stato molto chiaro: l’opera è come raccontare una fiaba ed è legittima che ognuno lo faccia con una sua lettura e interpretazione particolare; si possono utilizzare tante forme d’arte ma la regia è anche saper raccontare la trama. E pur dichiarandosi aperto al nuovo, annunciando quindi una presenza ad ampio spettro di personalità nell’ambito della regia teatrale, non bisogna stravolgere il senso della composizione.

Auguri di buon lavoro, Maestro Fabio Luisi!

Federica Fanizza

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