Ferrara: nella Lotta d’Ercole con Acheloo trionfa la verità scenica

In tempi in cui la prassi esecutiva barocca troppo spesso indulge nella “voglia di stupire”, la produzione della Lotta d’Ercole con Acheloo (Hannover, 1689) diretta da Antonio Greco e con la regia di Danilo Rubeca si impone per rigore, coerenza e intelligenza formale.

Il divertimento drammatico di Agostino Steffani, su libretto di Bartolomeo Ortensio Mauro, torna a vivere con una forza di evidenza rara, rivelando — dietro la semplicità della scrittura — una sottile tensione drammatica e simbolica.

La produzione, realizzata dal Conservatorio “G. Frescobaldi” di Ferrara nell’ambito dei progetti PNRR di internazionalizzazione AFAM, si distingue anche per il suo valore formativo e culturale.
Il progetto coinvolge studenti italiani ed europei in un’esperienza di alto profilo, che unisce ricerca storica, innovazione digitale e cooperazione tra istituzioni di eccellenza, dal Conservatoire Royal de Bruxelles al MUK di Vienna, fino all’Accademia del Teatro alla Scala e alla Libera Accademia di Belle Arti di Firenze.

Rubeca costruisce uno spazio di meditazione più che di rappresentazione, dove la “lotta” del titolo assume, come egli stesso afferma, il valore di “metafora del conflitto interiore, non della forza fisica”.
È una scelta registica che predilige l’astrazione e la concentrazione del gesto, facendo della sottrazione una forma di densità espressiva. “La musica di Steffani”, spiega ancora Rubeca, “mi ha colpito per la sua estrema semplicità e per l’eleganza con cui descrive i personaggi attraverso gli elementi che li definiscono: acqua per Acheloo, terra e fuoco per Ercole, aria per Deianira. Ho cercato di tradurre questa organicità in immagini che respirassero, come in un giardino zen, dove ogni elemento si trasforma per poi ritrovare l’equilibrio originario.”

Il risultato è una regia di limpida intelligenza visiva: un teatro astratto, sospeso, costruito su gesti essenziali e relazioni interiori, che trova nel Teatro Ex Verdi il proprio ideale contenitore. Lo spazio, spoglio e straniante, diventa parte integrante della drammaturgia, amplificando il senso di sospensione e la natura metafisica del mito.

L’apparato visivo risponde a un principio di perfetta coerenza; le proiezioni ideate da Sara Caliumi rinunciano a ogni funzione illustrativa, preferendo agire come risonanza emotiva del suono, mentre le scene efficacemente essenziali di Domenico Franchi e i costumi di Alessio Rosati delineano una sintesi calibrata tra memoria barocca e sobrietà contemporanea, con echi orientali che si accordano alla poetica dell’equilibrio.

Le luci di Fiammetta Baldisseri scolpiscono le figure come presenze emergenti da un magma di elementi, creando una dimensione sospesa tra astrazione e mito.

Sotto la direzione di Antonio Greco, la MTNT International Baroque Orchestra raggiunge un livello di compattezza e precisione esemplare.

L’ensemble, formato da giovani musicisti provenienti da istituzioni italiane ed europee, dimostra una maturità sonora fuori dal comune: articolazione nitida, fraseggio duttile, timbro denso ma mai sovraccarico. Greco dirige con sobria energia, restituendo alla partitura la sua essenza retorica e la sua limpida teatralità.

Particolarmente meritevole il giovanissimo violino primo Marco Remelli, cui si deve una conduzione strumentale elegante e assertiva, capace di dare coesione e respiro all’intera compagine orchestrale.

Il quartetto vocale, composto da studenti di conservatorio – che hanno onorato con grande professionalità l’opportunità loro offerta – si distingue per omogeneità e senso stilistico.

Alexandru Costea disegna un Ercole di nobile tensione, saldo e interiorizzato; Ufuk Aslan Halil offre un Acheloo flessuoso, di timbro ambrato; Maria Teresa Becci conferisce a Deianira equilibrio e limpidezza di linea attraverso una vocalità lussureggiante; Rundong Liu, infine, dà a Eneo una presenza paterna e misurata, mai declamatoria.

Alla fine grande successo per un esempio riuscito di teatro musicale colto e contemporaneo, in cui la sobrietà diventa linguaggio, la precisione si fa poesia, la forma si trasforma in sostanza drammatica, dando vita ad un lavoro esemplare.

Alessandro Cammarano
(26 ottobre 2026)

La locandina

Direttore, clavicembalo e organo Antonio Greco
Regia e drammaturgia Danilo Rubeca
Visual Project Director Sara Caliumi
Scene Domenico Franchi
Costumi Alessio Rosati
Luci Fiammetta Baldisseri
Visual Project Planet Service srl
Personaggi e interpreti:
Ercole Alexandru Costea
Acheloo Ufuk Aslan Halil
Deianira Maria Teresa Becci
Eneo Rundong Liu
MTNT International baroque orchestra

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