Firenze: Ampie navate e morbide impalcature: il Brahms di Mehta e Zukerman al Maggio Fiorentino

Si è tenuto per il Maggio Musicale Fiorentino un concerto dai nomi roboanti: Pinchas Zukerman al violino, Zubin Mehta alla direzione sul Concerto per violino di Brahms e la Quarta Sinfonia. È questa la prima parte di una maratona brahmsiana che vede affiancati al direttore di Bombay anche Daniil Trifonov, Amanda Forsyth e Daniel Barenboim. Insomma, a Trifonov il compito di tenere bassa l’età anagrafica. D’altronde è una tendenza abbastanza evidente del Teatro del Maggio, negli ultimi tempi, quella di diventare un polo d’attrazione per grandissimi nomi nella loro stagione crepuscolare, una tendenza di comprovata efficacia sul pubblico, sempre pronto ad acclamare il grande nome, ma non sempre altrettanto efficace da un punto di vista musicale.

Il concerto di questa sera non fa eccezione: Pinchas Zukerman conserva ancora la zampata del leone, di tanto in tanto, ma appare sul Concerto di Brahms affaticato e scattoso, il suono è schiacciato e spesso pestato, i passaggi più impervi tecnicamente vengono più volte abbozzati, se non saltati. Ma non è tanto la mano sinistra il problema, si vede che le dita sanno dove andare, quando la mobilità degli avambracci e la tensione ad ostacolare il violinista israeliano che, innervosito forse da problemi di intonazione dello strumento, non è apparso in serata. Potrebbe essere solo questo il problema, una serata non riuscita, così come potrebbero essere i 72 anni, che per un violinista son molti. Alle difficoltà d’arco e digitali non ha corrisposto però una profondità di visione tale da compensare. Solo in alcuni punti, soprattutto nel secondo movimento, Zukerman ha ritrovato il suo suono terso e intenso, riuscendo a regalare al pubblico un momento sinceramente da brividi nel subitaneo passaggio al Fa# minore. E dire che, con Mehta, Zukerman ha una notevole affinità (i due questo concerto lo hanno anche inciso). Il direttore indiano sa come suonare col suo solista e l’Orchestra del Maggio prova a starci dietro, anche se non sempre con fantastici risultati. Il corale che apre il secondo tempo, banco di prova per i legni, ha mostrato una sezione ancora in difficoltà con il distanziamento e il plexiglass, mentre il primo oboe è riuscito a sostenere bene il difficile solo. Ma anche qui manca veramente molto, in termini di fraseggio, cura per i dettagli, gestione dei respiri, e non solo a causa dell’oboista. Zubin Mehta è apparso più volte in difficoltà durante il Concerto, che ha avuto alcuni problemi di insieme soprattutto quando era necessario trovare un gesto più deciso e chiaro per tenere insieme un’orchestra ancora troppo sparsa sul palco con un solista che a volte arrancava a fatica. Devo ammettere che ho osservato un po’ sconsolato le incredibili ovazioni che hanno accolto solista e direttore dopo una prova veramente non all’altezza dei nomi sul palco. Ma sicuramente il carisma di Zukerman ha avuto la sua parte e al pubblico adorante ha eseguito la Ninnananna di Brahms con qualche piccola variazione. In realtà, anche qui, senza esserne troppo convinto anche lui. Peccato.

Dopo l’intervallo, temevo di trovarmi di fronte ad una Quarta Sinfonia che fosse una precisa replica del Concerto per violino e il primo movimento sembrava confermare questa mia impressione. Ma ho dovuto ricredermi ascoltando secondo e quarto movimento, mentre il terzo è stato inevitabilmente quello meno riuscito. Perché inevitabilmente? Perché Mehta predilige (e non è certo una novità) una gravosa pesantezza che leviga, smussa e toglie ogni verve. Il primo tempo dunque mancava di tensione, sembrava non progredire, non andare mai avanti e la complessa trama polifonica era fin troppo spesso sacrificata favore di una generale atmosfera sfumata; per ragioni affini, il terzo tempo non aveva il guizzo danzante e capriccioso di cui ha bisogno, così come monocroma è apparsa la palette timbrica. Insomma, all’Allegro giocoso mancava il giocoso e pure un po’ dell’Allegro. Non è però un discorso di lentezza, non si parla qui di metronomo ma di tensione espressiva e di direzione della frase, che in Mehta è spesso apparsa statica fino all’imbalsamazione, anche se di lusso, con sarcofago d’oro e tutti i ninnoli del caso.

Completamente diverso l’Andante moderato: ecco, qui si è compiuto uno di quei miracoli che Mehta riesce ancora a realizzare. La morbidezza che l’Orchestra del Maggio è riuscita a raggiungere sotto la sua bacchetta ha esaltato una cantabilità sobria e intensa su cui il tema dei violoncelli, uno dei più belli mai scritti da Brahms e forse nella storia dell’uomo, ha potuto dipanarsi con agio e nostalgica eleganza. Merito della splendida sezione dei violoncelli senz’altro, ma merito anche delle viole. Chiudendo gli occhi e concentrandomi sull’ascolto ho provato a capire come faccia Zubin Mehta a trarre dall’orchestra un suono di una tale uniforme composizione, che sembra evocare vaghe sonorità organistiche diffuse in vaste navate da cattedrale. La risposta è che non l’ho ancora ben capito, ma sicuramente c’entrano le viole e i contrabbassi. Sia perché nella Quarta Sinfonia contrabbassi e viole hanno suonato veramente benissimo, sia perché Mehta ha un modo tutto suo di trarre dai primi una sonorità rotonda, compatta e solida così da poterci far adagiare comodamente l’intera orchestra sopra, e dai secondi un colore indefinito capace di fondere alla perfezione archi gravi ed archi acuti, permettendo alla sezione degli archi un suono di un’omogeneità assoluta, su cui il direttore può divertirsi con quei crescendo e i diminuendo che gli riescono così bene. Su queste fondamenta si è eretta tutta la meravigliosa Passacaglia conclusiva, in cui, finalmente, a Brahms è tornata anche la severità corrusca, con addirittura qualche accento drammatico verso il finale. Da segnalare anche uno splendido solo del primo flauto, cui si aggiunge un’ottima prova generale dei legni e degli ottoni, mentre dai rintocchi dei timpani si comprendeva quanta attenzione al dettaglio Mehta sia riuscito a chiedere all’Orchestra del Maggio. E come sempre, quando c’è lui sul podio, l’Orchestra ha risposto con gioia e trasporto.

Alessandro Tommasi
(8 giugno 2021)

La locandina

DirettoreZubin Mehta
ViolinoPinchas Zuckerman
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Programma:
Johannes Brahms
Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 77
Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98

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