Firenze: Ciclo Mahler/Schubert, Fabio Luisi dirige la Sinfonia n.8 di Schubert e la n.1 di Mahler

Quarto appuntamento del calendario sinfonico 2018/2019 del Maggio Musicale Fiorentino che per il ciclo Mahler/Schubert sabato 27 ottobre alle 20 vedrà il maestro Fabio Luisi impegnato a dirigere l’Orchestra nella Sinfonia n. 8 in si minore D. 759 Incompiuta di Franz Schubert e a seguire nella Sinfonia n.1 in re maggiore Titano di Gustav Mahler.

Sinfonia n. 8 in si minore D. 759 Incompiuta – Schubert

Composta nel 1822, la penultima sinfonia di Schubert deve il suo appellativo di Incompiuta al fatto che sia formata dai soli due movimenti iniziali. Nessuna delle ipotesi formulate sulle possibili ragioni che indussero Schubert a non ultimare questa composizione è mai riuscita a fornire una risposta univoca e definitiva. Eseguita solo quarant’anni dopo la morte del compositore, grazie al fortuito ritrovamento del direttore d’orchestra Johann Herbeck, la Sinfonia sembra risentire della drammatica condizione di spirito in cui si trovava Schubert in quel periodo, consapevole di essere affetto da una malattia incurabile. Lo Schubert delle melodie incantevoli noto ai più si presentava nella Sinfonia n. 8 sotto una nuova luce fatta di ombre e disperazione. Si pensi al contrasto insanabile nel primo movimento tra la tragicità del primo tema e le movenze danzanti di ländler del secondo tema, o al gioco di chiaroscuri carichi di pathos dell’Andante con moto che lasciano aperto l’orizzonte su questo gioiello di perfezione musicale a dispetto della sua incompiutezza.

Sinfonia n.1 in re maggiore Titano di Gustav Mahler

La prima delle sue nove Sinfonie impegnò Mahler per gran parte della carriera, dai primi abbozzi del 1884, fino agli ultimi e definitivi ritocchi nel 1909. Composizione dalla genesi travagliata, segnata da continui ripensamenti e revisioni, la Sinfonia n. 1 venne eseguita in tre versioni diverse nel corso degli anni. Il dubbio su quale forma dare al suo primo lavoro sinfonico assillò a lungo Mahler, incerto se seguire la via della musica assoluta o della musica a programma, le due tendenze del suo tempo. Nella prima esecuzione a Budapest nel 1888 la presentò come poema sinfonico, senza però dare precise indicazioni sul suo contenuto programmatico, cinque anni dopo nell’esecuzione di Amburgo la rinominò “Titano, poema sinfonico in forma di sinfonia”, ispirandosi a un romanzo di Jean Paul, infine, nella versione di Berlino del 1896 cancellò ogni titolo e ogni didascalia nominandola definitivamente Sinfonia n. 1 in re minore, temendo che i contenuti extramusicali potessero essere sopravvalutati e fraintesi dal pubblico. Tra i cambiamenti più radicali occorsi negli anni anche la riduzione da cinque a quattro movimenti e l’ampliamento dell’organico orchestrale. Ma nonostante la rimozione di ogni riferimento testuale la sinfonia tradisce le sue radici nell’abbondanza di elementi cari alla poetica mahleriana: la memoria musicale della propria infanzia (ritmi di marce militari, squilli di trombe, melodie di sapore popolare), il rapporto privilegiato con la letteratura romantica nelle autocitazioni dei coevi Lieder eines fahrenden Gesellen, la contemplazione dell’immensità della Natura, il sentimento di estraneità dell’uomo dinanzi al mistero della vita, il tutto racchiuso tra momenti di sospensione, disperazione e trionfo finale.

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