Firenze: due eclettici francesi, Messiaen e Saint-Saëns al Maggio Musicale Fiorentino
Grande ispiratore della generazione darmstadtiana, maestro di Pierre Boulez, Karlheinz Stockhausen e Iannis Xenakis, Olivier Messiaen (1908-1992) è probabilmente vittima di un equivoco. Le sue lezioni di analisi del ritmo nel Castello di Kranichstein (1949-1951) coincidono con il momento storico di rivoluzioni estetiche nel quale i compositori della Nuova Musica applicano il serialismo anche al ritmo. L’assimilazione a quella corrente fa sì che un’artista che ha lottato tutta la vita per non essere classificato venga associato tout-court al decorso post-weberniano. Può succedere, ma basta avvicinarsi alle opere del compositore francese per capire come il suo percorso sia originalissimo, sganciato da schemi rigidi, una strada che, tra esotismi e misticismi, fonde strumenti vecchi e nuovi, oltre ai formalismi neoclassici come ai dogmi del serialismo. Con Messiaen rivalutiamo anche un termine come eclettismo spesso usato in una accezione negativa…il suo eclettismo non ha nulla di superficiale, ma s’interroga sulla validità delle sopravvivenze e sulla rilevanza dei contesti storici … scriveva Boulez nel 1973.
Gli elementi che emergono con forza dal suo pensiero musicale, aperto, curioso e controcorrente prendono le mosse dallo studio della metrica greca, dei ritmi indù, delle modalità del canto gregoriano, del rapporto tra suono e colore, come dall’immersione nella natura, famosi i suoi studi sul canto degli uccelli. Se ci affianchiamo l’aspetto spirituale, la ricerca di un equilibrio tra umano e divino, tra naturale e soprannaturale, attraverso la fede cattolica e la sua simbologia possiamo solo sfiorare la complessità del suo agire creativo. Proponendo L’Ascension – Quattro meditazioni sinfoniche per orchestra (1933), sotto la direzione di Min Chung, il Maggio ci offre una testimonianza unica che racchiude molte delle tracce appena sottolineate, anche se il compositore aveva soltanto venticinque anni quando completò l’opera.
La prima riflessione che sorge spontanea all’ascolto richiama al Messiaen grande organista, è quella sull’impiego delle sezioni dell’orchestra come registri organistici, con colori e ritmi fluttuanti, imprevedibili, in una progressione ascendente delle tonalità dei movimenti. Quattro movimenti che offrono momenti tra loro diversi, dialetticamente opposti, senza nessun riferimento alla forma liturgica classica ma liberi di evocare un’idea suggestiva, quanto originale, di spiritualità. L’apertura è sottolineata mirabilmente dai fiati che disegnano un quadro d’insieme solenne quanto emozionante. Nel secondo movimento Messiaen cambia completamente scenario. Con un approccio debussyano dei legni costruisce uno spazio più meditativo e lirico, per poi aprirsi, complici le avvincenti colorazioni degli archi, ad un avvicendamento ciclico di eleganti sovrapposizioni timbriche. La terza sezione coinvolge tutta l’orchestra ed ha un taglio più tradizionale, attraversato, nella logica tensione-distensione, dal ruolo propulsivo delle percussioni. Il movimento finale lo potremo definire come una rischiosa indagine su suono e silenzio. Il gruppo degli archi, diviso in più voci strumentali, affronta una melodia solenne e meditativa che trasfigura in una sublime raffigurazione astratta che poi sfuma nel silenzio. Chung con una direzione tanto appassionata quanto prosciugata nel gesto e nel senso rende tutti gli angoli più luminosi.
Cosa avvicina Camille Saint-Saëns (1835-1921) a Messiaen? Sono compositori francesi, entrambi grandi organisti, amano la scienza, il primo studia i lepidotteri, il secondo il canto degli uccelli…probabilmente poco più. La proposizione nella Sala Mehta della Sinfonia n.3 in do minore Sinfonia per organo op.78 di Saint-Saëns ci parla più di lontananze che prossimità. Potremo spendere anche per il compositore parigino l’aggettivo eclettico per sottolineare un vivace dinamismo culturale mentre il suo numericamente notevole corpus compositivo non va oltre un certo moderatismo romantico. In fondo il romanticismo in musica che si proponeva di cancellare la vecchia retorica ne rimane poi intrappolato, ne subisce un’onda di ritorno che si traduce in un’eloquenza infarcita di stilemi usurati. Non ne sfugge nemmeno la Sinfonia n.3, basti pensare all’ennesimo rito della citazione della sequenza liturgica del Dies Irae , tematismo che percorre tutta l’opera. Dedicata a Listz, strutturata in due movimenti, una novità rispetto alla tradizione, la sinfonia evidenzia un’abile capacità di scrittura sviluppata nella struttura di temi e contrappunti, tra colori forti, pesantemente decorativi, e contrasti. L’organo non ha funzioni solistiche ma traccia un sottofondo che rimanda emotivamente alla sequenza liturgica. Nel finale poderoso, sontuoso quanto manieristico, l’opera si dissolve in una eccitazione collettiva tipicamente sinfonica. Un interminabile festival di gesti, fuochi d’artificio e poco pensiero.
Paolo Carradori
(26 maggio 2025)
La locandina
| Direttore | Min Chung |
| Organo | Andrea Severi |
| Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino | |
| Programma: | |
| Olivier Messiaen | |
| L’Ascension – Quattro meditazioni sinfoniche per orchestra | |
| Majesté di Christ demandant sa gloire à son Père / Alléluias sereins d’une ame qui desire le ciel / Alléluia sur la trompette, Alléluia sur la cymbale / Prière du Christ montant vers son Père | |
| Camille Saint-Saëns | |
| Sinfonia n.3 in do minore | |
| “Sinfonia per organo” op.78 | |










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