Firenze: il Rigoletto cinematografico secondo Livermore

Risale al periodo del covid l’allestimento di Rigoletto che il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha nuovamente proposto in stagione da domenica scorsa e fino al 23 febbraio. Si trattava di una produzione destinata alla piattaforma ItsArt, oggi oscurata, ma che consentì allora di vedere in streaming questo interessantissimo spettacolo, oggi godibile finalmente dal vivo.

Ci sono alcuni cambiamenti nella ripresa, in primis il direttore d’orchestra e il cast, ma rimangono validissimi molti elementi, a partire dall’Orchestra del Maggio, che ha dialogato con i cantanti oltre che supportarli, un po’ grazie alla lettura del direttore, che ha voluto restituire la parte più intima dei personaggi, ma in parte perché si tratta di una compagine di grandi professionisti, una grande orchestra. Così come lo è il Coro, diretto ottimamente da Lorenzo Fratini: coristi che si sanno rendere attori veri e propri quando la regia lo chiede e quindi fanno spettacolo e non massa.

E questa regia richiedeva particolarmente queste doti: Davide Livermore – la cui regia è stata ripresa da Stefania Grazioli – ha infatti scelto un taglio decisamente cinematografico, a partire dalla citazione di Eyes wide Shut di Kubrik nel primo atto, una festa in costume rinascimentale presso la dimora del Duca di Mantova, con gli ospiti mascherati. Un grande schermo si staglia al centro della scena/fondale e vi vengono proiettate immagini ora di quadri sacri, ora di volti profani, che rappresentano i vizi dei personaggi sulla scena, depravati e corrotti.

Alla corte del Duca di Mantova c’è un buffone, Rigoletto, non deforme per la gobba, ma nell’animo, come tutti i personaggi, del resto, e si attirerà la maledizione del rivale in amore del suo padrone, filo conduttore di tutta la vicenda. Livermore la colloca in luoghi contemporanei (anche la prima scena è rinascimentale solo perché è una festa in maschera): la lavanderia in un seminterrato come abitazione di Gilda con il padre e la governante; un night club gestito da Maddalena come luogo in cui Rigoletto mostrerà alla figlia quanto il Duca sia infame; una stazione della metropolitana per la scena finale, quella in cui Rigoletto ritrova la figlia uccisa per errore e si dispera per la maledizione che si è avverata. Ma più che la maledizione il filo che conduce queste vite è un animo deformato, dai vizi e dalla dissoluzione di una brutta umanità, soprattutto, e in questo la regia è intelligente e coerente e regala pure momenti di lirismo.

Molto buona la direzione musicale di Stefano Ranzani e bene anche alcuni interpreti: Daniel Luis De Vicente (Rigoletto) e Celso Albelo (Duca di Mantova) seppur con una dizione da affinare.

Olga Peretyatko (Gilda), si è mostrata vocalmente non sempre al massimo, soprattutto nei registri medi; Alessio Cacciamani convince come Sparafucile e lo stesso dicasi per Eleonora Filipponi (Maddalena), e Manuel Fuentes (il conte di Monterone).

Bellissimi i costumi di Gianluca Falaschi (non si smentisce mai, sempre ottimo), ripresi da Gian Maria Sposito.

Altrettanto belle le scene di Giò Forma, le luci di Antonio Castro (riprese da Fabio Rossi), e i video di D-wok.

Insomma, da vedere oltre che da ascoltare.

Donatella Righini
(16 febbraio 2025)

La locandina

Direttore Stefano Ranzani
Regia Davide Livermore
ripresa da Stefania Grazioli
Scene Giò Forma
Costumi Gianluca Falaschi
ripresi da Gian Maria Sposito
Luci Antonino Castro
riprese da Fabio Rossi
Proiezioni D-Wok
Assistente movimenti coreografici Elena Barsotti
Personaggi e interpreti: 
Il Duca di Mantova Celso Albelo
Rigoletto Daniel Luis de Vicente
Gilda Olga Peretyatko
Sparafucile Alessio Cacciamani
Giovanna Janetka Hosco
Maddalena Eleonora Filipponi
Il Conte di Monterone Manuel Fuentes
Marullo Yurii Strakhov
Conte di Ceprano Huigang Liu
Contessa di Ceprano Letizia Bertoldi
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini

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