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Firenze: una Bohème di solida tradizione

Fa molto piacere vedere il teatro strapieno per assistere all’opera e sentire, all’uscita, molte spettatrici e molti spettatori che dicono che ogni volta che si assiste a Bohème di Puccini ci si commuove. Questo è quanto è avvenuto a Firenze, al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, che dal 20 dicembre scorso ha riproposto in cartellone, con due cast che si sono alternati, il titolo pucciniano, ottenendo un continuo sold out. Lo spettacolo è una ripresa di quello andato in scena per la prima volta nel settembre 2017 e poi ripreso fra il dicembre 2019, il gennaio del 2020 e il novembre del 2023, sempre accolto con grande calore sia dalla critica che dal pubblico, ambientato nella Parigi del tardo Ottocento: regia firmata da Bruno Ravella e ripresa da Stefania Grazioli; scene curate da Tiziano Santi; costumi da Angela Giulia Toso e le luci, riprese da Emanuele Agliati, di D.M. Wood.

Sul podio dell’Orchestra, Coro e Coro di voci bianche – nonché del cast di solisti – Diego Ceretta, al suo debutto operistico al Teatro del Maggio e con le idee ben chiare su questo titolo da lui particolarmente amato. Se, purtroppo, il problema ormai ben noto del divario fisico fra buca e palcoscenico si sia talvolta fatto sentire negli equilibri sonori fra orchestra e cantanti, Ceretta ha affrontato Puccini con un gesto lucido e sorvegliato, a volte più concitato nei tempi (come all’inizio) in maniera che ha funzionato benissimo per mettere meglio in evidenza i personaggi, raccontare con la musica perché agiscono in quel modo, insomma ha esaltato la drammaturgia della partitura pucciniana.

La sua lettura privilegia la continuità drammaturgica e l’attenzione a rispettare le indicazioni pucciniane della partitura relative alla esposizione dei caratteri dei personaggi, mantenendo tensione narrativa anche nei momenti più lirici e scongiurando ogni rischio di sentimentalismo gratuito. Nei passaggi intimi, la lettura di Ceretta è stata ottima, ma anche nei quadri d’insieme, con un’attenzione particolare alla trasparenza dell’orchestrazione e agli equilibri a volte difficili, come il complesso secondo quadro, dove il direttore milanese ha mirabilmente gestito la densa e articolata sonorità di varie masse coinvolte tutte assieme: solisti, coro, banda, coro di voci bianche. Certamente ha avuto dalla sua l’Orchestra del Maggio – che ha risposto con precisione e timbrica raffinata, restituendo una Bohème molto elegante ed efficace – ma anche il Coro, diretto da Lorenzo Fratini. Bene anche le voci bianche dirette da Sara Matteucci.

In questo contesto hanno spiccato in particolare alcune voci di solisti (vi parliamo del primo cast), come la Mimì di Eleonora López Moreno, dalla linea di canto curata, con un uso intelligente del legato e mezzevoci ben appoggiate, particolarmente riuscite nel primo e nel quarto quadro. Se qualche acuto tende talvolta a privilegiare l’intensità espressiva rispetto alla pura rotondità del suono, la resa complessiva del personaggio convince per sincerità e coerenza teatrale.

Accanto a lei, Piero Pretti ha restituito un Rodolfo appassionato e generoso, vocalmente solido e scenicamente credibile. Il tenore ha reso il meglio di sé nello sfoggio di acuti franchi e ben centrati. Il fraseggio, pur non sempre cesellatissimo nei dettagli (soprattutto nel registro più grave), è sostenuto da un istinto teatrale efficace e da una partecipazione emotiva evidente. “Che gelida manina” è risolta con slancio e controllo, mentre nel finale Pretti trova accenti di autentica disperazione, evitando però il patetismo eccessivo.

Danylo Matviienko ha interpretato un corretto Marcello, ma ha dimostrato di avere potenziale ancora in fieri, che auspichiamo sbocci presto. Stessa cosa per la Musetta di Mariam Battistelli, che, tuttavia, ha riscosso molti applausi per la sua presenza scenica, che compensa quella canora ancora in divenire.

Si sono ben distinti Matteo Loi come Schaunard e Manuel Fuentes come Colline, mentre completavano il cast Davide Sodini nella doppia parte di Benoît e Alcindoro, Carlo Messeri nel ruolo di un venditore ambulante e Alessandro Lanzi nei panni di Parpignol. Sergente dei doganieri e Un doganiere erano, rispettivamente, Lisandro Guinis e Nicolò Ayroldi. In conclusione, questa Bohème “secundum Ceretta” ha lasciato un segno positivo, di serietà interpretativa e di rispetto dello spirito dell’opera pucciniana di coinvolgere lo spettatore con un senso di malinconica verità.

Donatella Righini
(30 dicembre 2025)

La locandina

DirettoreDiego Ceretta
RegiaBruno Ravella
ripresa daStefania Grazioli
SceneTiziano Santi
CostumiAngela Giulia Toso
LuciD. M. Wood
riprese daEmanuele Agliati
Personaggi e interpreti
MimìCarolina López Moreno
RodolfoPiero Pretti
MarcelloDanylo Matviienko
MusettaMariam Battistelli
SchaunardMatteo Loi
CollineManuel Fuentes
Benoît/AlcindoroDavide Sodini
Un venditore ambulanteCarlo Messeri
ParpignolAlessandro Lanzi
Sergente dei doganieriLisandro Guinis
Un doganiereNicolò Ayroldi
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del CoroLorenzo Fratini
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino
Maestra del Coro di voci bianche dell’AccademiaSara Matteucci

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