Franco Fagioli, star del Barocco, si racconta

In occasione dell’uscita del suo nuovo CD interamente dedicato a Händel abbiamo Franco Fagioli, controtenore “monstre”, barocchista e belcantista, vincitore del Premio Abbiati nel 2011 per la “Rodelinda” al Festival di Martina Franca.
Ne è scaturita un’intervista ricca di spunti e soprattutto chiarificatrice su ciò che veramente sia la voce di controtenore oggi.

  • Come si è sviluppato il percorso che ti ha portato al registro di controtenore?

Da bambino ho iniziato a cantare in coro con voce di soprano e questa esperienza è stata molto forte. A undici anni fui scelto per cantare la parte di uno de Tre Geni nel Flauto magico messo in scena nella mia città natale, Tucumán in Argentina; il trovarmi sul palcoscenico e ascoltare la propria voce insieme a quella di altri cantanti e con l’orchestra è stato per me decisivo.
Dopo questo debutto ho continuato a cantare, avendo nel frattempo iniziato lo studio del pianoforte e su questo mi sono molto concentrato. Verso i tredici quattordici anni, alla muta della voce iniziai a sentire che il registro di soprano non andava più bene come prima e mi dedicai quasi esclusivamente al pianoforte.
Comunque non ho mai smesso di giocare con la voce acuta e tantomeno di cantare.
Diventai il pianista accompagnatore di un coro che stava preparando lo Stabat Mater di Pergolesi; per conoscere meglio il pezzo comprai un disco dello Stabat, in un negozio della mia città. A casa mi misi immediatamente ad ascoltarlo e sentii una voce sicuramente di soprano e un’altra che letteralmente non capivo bene cosa fosse; sembrava un contralto ma la cosa strana era che sulla cover del CD il nome era quello di un uomo, James Bowman; pensai “ma lui fa quello che io facevo per gioco ed esiste un repertorio da cantare con questo tipo di voce!”. Fu in quel momento che decisi che volevo essere un controtenore.

  • Il controtenore ha ereditato il repertorio dei castrati. Secondo alcuni filologi si tratta di una forzatura. Che risposta daresti loro?

È una bella domanda perché mi porta a raccontare come è secondo me la storia del controtenore e del castrato, e naturalmente del repertorio. Prima di dire che il controtenore è una forzatura, nata dal fatto che i castrati non esistevano più e bisognava supplire con qualcosa di simile, cerchiamo di approfondire. I castrati sono stati cantanti molto speciali, educati in modo straordinario in un periodo straordinario; tuttavia nel medesimo periodo esistevano anche i controtenori, che non sono dunque stati “inventati” dopo per sostituire i castrati. I due registri seguivano scuole diverse, che preparavano a due differenti modi di cantare.
Il castrato era di provenienza e di scuola italiana e cantava le opere italiane o in italiano; il controtenore invece era di formazione anglosassone e tedesca ed era impiegato soprattutto nella musica sacra, particolarmente nell’oratorio.
Oggi ci sono diverse scuole anche per i controtenori: ci sono quelli di scuola inglese e tedesca e quelli di scuola italiana; controtenore, per capirci, identifica un cantante maschio che usa la voce di testa.
Nel mio caso parlerei di un controtenore “all’italiana”, più adatto al repertorio dei castrati.

Detto ciò è chiaro che non tutta la musica scritta per i castrati debba necessariamente essere cantata dai controtenori, bisogna capire quale sia la musica adatta, tenendo anche conto delle varie scuole che ci sono oggi. Un controtenore italiano è diverso da uno di scuola inglese o tedesca. La varietà e le sfumature nel registro di controtenore sono moltissime e si percepiscono nelle differenti maniere di cantare.

  • Spesso un barocchista si trova ad eseguire opere o musica vocale per la prima volta in tempi moderni e di conseguenza senza un modello di riferimento. In questi casi qual è il tuo approccio?

Ho avuto la fortuna di formarmi prima a Tucumán, dove sono nato e poi a Buenos Aires; ho avuto due maestri di canto tradizionali, un soprano e un baritono al Teatro Colòn; sono stato fin dall’inizio completamente immerso nell’opera del grande repertorio italiano. Nessuno dei miei maestri aveva avuto prima di me fra i loro allievi un controtenore e dunque mi hanno insegnato quello che loro erano abituati a cantare loro. Dunque inizialmente non è stata solo musica barocca, ma anzi un po’ di tutto, dalle arie antiche alla musica da camera di Rossini, Bellini e Donizetti e anche qualche aria d’opera di Rossini. Certamente anche del Barocco, ma non tantissimo. Potrei dire che ho avuto una formazione molto piena dei colori di diverse epoche.

  • Il registro controtenorile è impiegato spesso dai compositori contemporanei. Come ti poni nei confronti della musica dei nostri tempi?

Trovo interessante la musica contemporanea e mi piace scoprire musica nuova. Certamente la musica è in continuo divenire, cambia nel tempo e anche la musica di oggi un giorno sarà considerata antica. Spesso mi chiedono se canterei musica contemporanea; rispondo che lo farò se mi offriranno qualcosa che sia adatta alla mia voce.

  • Il Tamerlano alla Scala ha avuto un’incredibile risposta di pubblico. Te l’aspettavi?

Prima di dirti se me lo aspettassi o meno devo dire che sono felice di questa produzione.  È andata benissimo: ho cantato come io sento l’opera italiana e il pubblico, grazie a Dio, ha compreso e apprezzato. Sono contento, è andata molto bene.

  • Ci racconti qualcosa riguardo alle prossime uscite discografiche che ti vedono protagonista?

A gennaio, il 12, è in uscita il mio album “Händel Arias”. Fino a oggi non avevo mai fatto una registrazione interamente dedicata a Händel, che tante volte mi ha illuminato nella mia vita vocale e ho sentito che fosse arrivato il momento di rendergli omaggio. Ho scelto tutte quelle arie che mi nel corso degli anni mi hanno più colpito. Ci sono arie che ho cantato in concerto e altre che ho eseguito in produzioni teatrali; è un disco molto speciale per me.

Grazie mille e in bocca al lupo per i tuoi impegni futuri.

Alessandro Cammarano

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