Genova: i labirinti di Don Giovanni

L’Opera Carlo Felice di Genova inaugura la sua stagione 2025/2026 proponendo al pubblico un grande classico del teatro operistico: il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart al Teatro Carlo Felice è un’inaugurazione che mette al centro una delle più note composizioni mozartiane, riproposta con una forte personalità visiva e interpretativa, volendo essere un segnale di “teatro contemporaneo” in dialogo con la tradizione.

Questo, grazie alla produzione proposta ed ideata da Damiano Michieletto nel 2010 e qui ripresa da Elisabetta Acella: quello che viene messo in scena è un Don Giovanni quale figura ossessiva, priva di stupore e destinata all’autodistruzione, dove alla fine lo stesso morirà per un’estenuante eccessività. Di ritmo, di emozioni, di vita. Questa visione dell’opera riesce a dare nuove chiavi di lettura al personaggio, accentuando la sua dimensione distruttiva e trascinante: Michieletto non punta alla ricostruzione storica, ma a una lettura contemporanea del desiderio, della distruzione, della libertà.

L’impostazione visiva è tutta improntata su delle alte pareti che fungono, a seconda degli eventi, da sfondo, con le stanze che ruotano grazie alla macchina scenica rotante, favorendo il vorticare stesso di emozioni, intenzioni, passioni. Di fortissimo impatto (scenico e morale) è il banchetto dove è invitato il Commendatore che è qui trasformato in orgia dove Don Giovanni e Leporello mangiano e bevono in un peccare continuo. Produzione importante che mostra già qua e là i suoi anni di vita, realizzata grazie al lavoro di Paolo Fantin alle scene, Carla Teti ai costumi e Fabio Barettin alle luci, tutte con ripresa dei relativi assistenti.

Sul versante dell’esecuzione musicale, è poco entusiasmante Constantin Trinks a cui si tributa sicuramente l’impegno di direzione, concertazione ed esecuzione al cembalo per l’accompagnamento dei recitativi: manca tuttavia, nel complesso, un equilibrio tale da rendere evidenti gli squilibri fra buca e palcoscenico, con tempi talvolta accelerati, talvolta rallentanti, senza mai avere piena contezza di una complessiva nitidezza musicale. E dire che le potenzialità ci sarebbero tutte, grazie all’Orchestra del Carlo Felice che risulta assai ben amalgamata, grazie anche al prezioso lavoro delle direzioni musicali degli ultimi anni e con una ringiovanita componente orchestrale. Così come è sempre buono il lavoro del Coro, sapientemente preparato da Claudio Marino Moretti.

Il baritono Simone Alberghini guida il cast vocale nei panni disinvolti e ben conosciuti di Don Giovanni, con la sapienza di chi ha mestiere e tecnica dalla sua. Artista che ben si immerge nel personaggio, seguendo con attenzione le linee date dalla regia, avendo cura di fraseggiare e di porre in risalto accenti ed intenzioni.

Assai seducente e coinvolgente risulta la Donna Anna di Desirée Rancatore, soprano palermitano che si presenta in ottima forma vocale e scenica, delineando una donna forte, con un’attenta ricercatezza di colori e sfumature vocali che confermano la liricità di una voce in continua evoluzione e trasformazione.

Convince assai meno il Don Ottavio di Ian Koziara, che seppur tenti di mantenere una linea di canto uniforme è costante, ha un’emissione talvolta costretta e non totalmente proiettata, risultando poco incisivo in un ruolo già di suo meno forte rispetto agli altri protagonisti della vicenda mozartiana. Di buon pregio è il tenebroso intervento di Mattia Denti nei panni del Commendatore, che si presenta al banchetto donnesco di Don Giovanni, esibendo voce profonda e omogenea. Nota dolente della produzione è la Donna Elvira di Monica Zanettin, che pur avendo una buona resa scenica ed un convincente carisma interpretativo, difetta vocalmente risultando monocolore, senza accenti e dinamiche vocali che facciano intendere ora amore, ora tormento, ora disperazione. Riequilibrano la bilancia vocale gli altri tre interpreti: Giulio Mastrototaro è un buon Leporello, non troppo differente per pasta vocale dal Don Giovanni di Alberghini, ma con la capacità di differenziarsi per sonorità ed accenti, agendo sulla parola e sul fiato, mai mancante. Ottima risulta la coppia formata dal Masetto di Alex Martini, che esibisce un vocalità di baritono chiaro ben gestita, pulita ed in ordine, seppur non troppo proiettata, accompagnato dalla amata Zerlina di Chiara Maria Fiorani, brillante e seducente, che si fa apprezzare per il suono “a punta”, così ben definito e di piacevole ascolto.

Nel complesso, un’inaugurazione un po’ sottotono ma che ci si augura essere solo una leggera increspatura rispetto all’interessante e assai accattivante stagione appena partita. Salpata è la nave del genovese porto, il mare musicale l’attende!

Leonardo Crosetti
(12 ottobre 2025)

La locandina

Direttore Constantin Trinks
Regia Damiano Michieletto
ripresa da Elisabetta Acella
Scene Paolo Fantin
Costumi  Carla Teti
Luci  Fabio Barettin
Personaggi e interpreti:
Don Giovanni Simone Alberghini
Donna Anna Desirée Rancatore
Don Ottavio Ian Koziara
Il Commendatore Mattia Denti
Donna Elvira Monica Zanettin
Leporello Giulio Mastrototaro
Masetto Alex Martini
Zerlina Chiara Maria Fiorani
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

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