La ragnatela di Norma

In scena al Carlo Felice di Genova la Norma di Vincenzo Bellini coprodotta da Teatro Massimo di Palermo e Sferisterio di Macerata. Cast vocale di rango, guidato dalla regia di Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi e dalla direzione di Andrea Battistoni.

L’idea registica di Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi descrive la storia della sacerdotessa druidica ricorrendo a un lessico mediterraneo che riporta alla mente le tinte di tante tragedie viste al teatro greco di Siracusa. Una fitta trama di fili, lacci e reti metalliche compone disegni che sembrano vele di navi, grate di prigioni. Le scene di Federica Parolini sono un omaggio alla figura di Maria Lai, nota voce dell’arte italiana del dopoguerra, celebre per i suoi Telai. S’intuisce una ricerca di modernità, nell’utilizzo dei materiali; uno sfilacciamento materico che rimanda a un logorio delle relazioni umane. E una sorta di ragnatela che l’eroina tesse come il suo destino. Aldilà delle metafore e del risultato estetico -del tutto soggettivo- di queste scelte, dalla platea non si capisce bene dove la regia voglia andare a parare, soprattutto laddove la stessa sembra talvolta trascurare la partitura e la solennità che la stessa propone. Troppi movimenti incrociati, troppi sbracciamenti delle protagoniste, che poco si confanno alla staticità ieratica di due autorità religiose quali esse sono e alcune scelte poco funzionali come quella di far cantare una parte dell’aria di Pollione abbarbicato sulla quercia d’Irminsul che domina la scena.

Il teatro è stracolmo e si fa fatica a muoversi. Tutte le attese sono concentrate sull’inossidabile Mariella Devia che, nonostante gli infondati rumors, non sembra intenzionata ad abbandonare il mondo dell’opera. Liberato il soprano dai lacci e lacciuoli che la tengono avvinta, la celebre preghiera alla luna (Casta Diva) infiamma il pubblico genovese che scoppia in uno scrociante applauso. Il legato impeccabile e la proverbiale eleganza nell’emissione le consentono di delineare un personaggio fiero e autorevole. La linea è parca di spessore nel registro medio-grave, e ben più prodiga e slanciata in quello acuto e in generale nel canto di agilità. I duetti con il mezzosoprano ben distinguono le differenti personalità delle due sacerdotesse, in parallelo con le differenze tra le personalità artistiche delle due interpreti.  Annalisa Stroppa è a suo agio nell’impervio ruolo, dalla tessitura anfibia, di Adalgisa, dando prova di una buona maturazione del proprio strumento rispetto alle Meg e alle Suzuki scaligere. La voce è ampia e ben proiettata e il personaggio viene reso con le giuste proporzioni. Stefan Pop conferma di possedere uno strumento di prim’ordine, nonostante gli scogli che il ruolo presenta. Bene l’Oroveso di Riccardo Fassi, la Clotilde di Elena Traversi e il Flavio Manuel Pierattelli.

La direzione di Andrea Battistoni si apprezza per un fraseggio incisivo e penetrante. I tempi piuttosto dilatati consentono di conferire la giusta “solennità” alle pagine belliniane. Buona l’attenzione alle esigenze dei cantanti e l’equilibrio tra golfo mistico e palcoscenico, sia in termini di volumi che di colori.

I costumi sono curati da Daniela Cernigliaro e le efficaci luci da Luigi Biondi. Coro prodigo nei suoni ma spesso disallineato rispetto all’orchestra.

Pietro Gandetto

(28 gennaio 2018)

La locandina

DirettoreAndrea Battistoni
RegiaTeatrialchemici – Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi
SceneFederica Parolini
CostumiDaniela Cernigliaro
LuciLuigi Biondi
Personaggi e interpreti:
NormaMariella Devia
AdalgisaAnnalisa Stroppa
PollioneStefan Pop
OrovesoRiccardo Fassi
ClotildeElena Traversi
FlavioManuel Pierattelli
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Maestro del CoroFranco Sebastiani

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