Giancarlo Cardini: in memoriam

Giancarlo Cardini ci ha lasciato, ieri notte. Era ricoverato presso l’ospedale Versilia di Camaiore. Per chi, come me, ha avuto la fortuna di conoscerlo, frequentarlo, intervistarlo, parlare con lui di musica, di arte, di poesia, una fitta dolorosa. Al netto di coinvolgimenti personali, si può dire che la sua scomparsa, come quella di Sylvano Bussotti l’anno scorso, ci lascia orfani di personaggi unici nel panorama della musica del secondo Novecento. Non a caso, si consideravano fratelli, hanno collaborato spesso insieme, condividendo visioni e provocazioni.

Il percorso di Giancarlo Cardini (Seravezza-Lucca 1940) risente di tutti quei fermenti culturali che hanno caratterizzato quella generazione di artisti. Forse più noto come pianista, esecutore, interprete impeccabile e raffinatissimo di repertori contemporanei (da Satie, a Cage e Feldman) e per le personali escursioni nella musica leggera d’autore (Bindi, Paoli, Tenco…) in realtà Cardini ha sempre scritto, distinguendosi per eclettismo, gestualità, teatralità, senso della performance. Non solo, l’artista toscano è sempre stato attivo e protagonista nei movimenti di ricerca musicale che caratterizzavano la Firenze del dopoguerra. Attraverso Schola fiorentina e l’associazione Vita musicale contemporanea degli anni Sessanta fino al GAMO (Gruppo Aperto Musica Oggi) del 1980 (e ancora attivo) Cardini è tra gli artefici nell’area fiorentina delle avanguardie italiane. Le prime esecuzioni delle sue opere negli anni ’70 risentono del gestualismo pianistico di Giuseppe Chiari, ma anche della mescolanza di stili, suoni e forme che rendono il suo percorso unico e originale. Negli ultimi decenni le composizioni per pianoforte sintetizzano una poetica profonda, attenta al dettaglio, al suono sospeso. Queste caratteristiche spiccano nel cd Lento trascolorare (Da Vinci Classics 2020) della pianista Agnese Toniutti tutto imperniato su lavori pianistici di Cardini.

Sicuramente molto c’è ancora da scandagliare, analizzare, riflettere sulla complessa figura di Giancarlo Cardini. Una cosa è certa, la sua è una preziosa lezione sulla libertà d’espressione, contro dogmi e steccati, una molteplicità di sguardo ancora attualissima che ci può aiutare a leggere i percorsi della musica, dell’arte.

Paolo Carradori

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