Giulia Zaniboni esploratrice vocale

Il giorno dopo il concerto d’inaugurazione di Modena Contemporanea, nuova rassegna all’interno di Modena Belcanto Festival, abbiamo incontrato Giulia Zaniboni unica protagonista del programma “Vox”: i 4 elementi” in cartellone il 9 maggio al Ridotto del Teatro Pavarotti-Freni di Modena.

Carlo Emilio Tortarolo nella presentazione del concerto si interrogava davanti al pubblico su come definire Giulia Zaniboni: performer? cantante? soprano? Giro quindi la domanda direttamente alla diretta interessata:

  • Chi è Giulia Zaniboni?

Forse “un’esploratrice vocale” potrebbe essere una buona definizione, nel senso che sono sempre stata affascinata dalla ricerca sulla voce e dal suo utilizzo a trecentosessanta gradi e anche la mia formazione rispecchia questo mio sentire. Dopo studi fallimentari di violino, lasciato alla tenera età di dodici anni, mi sono avvicinata un po’ casualmente al canto pop e negli anni ho continuato a cantare musica pop, rock, soul-blues esibendomi anche con varie band per poi innamorarmi della musica classica e dell’opera, ma più a livello di sfida perché volevo capire come fosse possibile fare con la voce determinati suoni. Ricordo bene di aver avuto questa epifania dopo aver ascoltato l’aria della Regina della Notte de “Il Flauto Magico” di Mozart ed essermi chiesta “Com’è possibile cantare queste note senza microfono, senza aiuti, solo con il proprio corpo? Voglio farlo anch’io” e da lì è iniziato il mio percorso in Conservatorio per approfondire l’uso della voce senza amplificazione per poi scoprire abbastanza velocemente che non sono un soprano di coloratura e che l’aria della Regina della Notte non sarebbe mai entrata nel mio repertorio. Parallelamente già dalle superiori ero venuta a contatto con tutta una serie di musica sperimentale attraverso la letteratura e anche l’arte contemporanea di cui sono sempre stata molto appassionata ed ero rimasta molto affascinata dalla dialettica tra suono e rumore e dall’ampliamento del concetto di musica. Mi sono sempre state strette le definizioni e quindi la contemporanea è stata ed è tuttora la dimensione che mi permette di esplorare (anche nei limiti) il mio strumento senza dover rientrare in una data categoria: sappiamo bene, ad esempio, che l’accezione soprano o di qualunque altra “corda” in questo repertorio dà solo un’indicazione, sono accezioni fluide della voce. Anche performer potrebbe essere limitante perché si pensa più ad una o un cantante che non ha un’impostazione lirica, che non è di fatto il mio caso. Quindi sì, esploratrice vocale direi che forse è la definizione migliore.

  • Raccontaci un po’ come è nato questo programma sui quattro elementi per Modena Contemporanea.

Il già citato Carlo Emilio Tortarolo e Luca Benatti mi hanno chiesto di pensare ad un programma sui quattro elementi, che è il tema della prima edizione del Festival Modena Contemporanea, lasciandomi carta bianca sulla scelta dei compositori e sulla declinazione da dare al tema. Quindi ho scelto sei brani, di cui tre erano già nel mio repertorio, per provare a sviluppare i quattro elementi in maniera non didascalica.

Partiamo stravolgendo l’ordine di esecuzione con “A song of the sea” di Louis Andriessen, una storia tragica e malinconica, cantata a una bambola attraverso una semplice e struggente melodia: la voce, in questa narrazione, ci trasporta in un viaggio all’interno delle nostre paure e in un mondo dal sapore passato ma quanto mai attuale; sempre legato all’acqua è il brano “Liquid Preludes” di Raffaele Sargenti che avevo sentito in prima assoluta eseguito da Elisa Bonazzi nel 2019 e del quale ero rimasta affascinata. Sargenti traduce in musica la fluidità e la profondità dell’elemento utilizzando da una parte quattro aforismi che parlano di acqua (significato) e dall’altra la loro componente fonetica (significante) per creare, attraverso la voce e la musica, atmosfere sospese e ondulate, riflettendo così la vastità e l’incessante movimento del mare. “These intervals matter” di Katherine Balch ha in realtà tre dei quattro elementi in questione: l’aria ovvero la fonazione del canto, l’acqua come componente fisica all’interno dei bicchieri di cristallo e la terra resa dalla ghiaia su una teglia posizionata ai miei piedi che deve essere calpestata per creare una sorta di ostinato. Questo brano per me è fortemente collegato alla terra perché il rumore dei sassi, in alcuni punti ben precisi, si deve fondere con le consonanti del testo e con effetti vocali come il vocal fry. C’è quindi una stretta relazione tra produzione vocale e produzione sonora data dal calpestamento della ghiaia.

  • Passiamo ora al fuoco immagino con “Grito!!” di Alandia.

“Grito!!” di Edgar Alandia è un brano scritto su versi di una raccolta postuma di Pablo Neruda che tratta dell’avvento del 2000. Alandia trova nelle parole del poeta il mezzo più efficace attraverso cui esprimere il ripudio per uno dei più sanguinari colpi di stato militari in Bolivia, paese del compositore, nel 1980. Questo brano per voce sola non è dunque solo una melodia, ma è metafora vivida del fuoco che arde nel cuore di ogni lotta per la libertà e la giustizia. Passando all’aria ho scelto “Adiantum Capillus-Veneris” di Chaya Czernowin nel quale, come esplicitato nel sottotitolo “Etude in fragility for voice and breath” la componente del respiro ha pari valore rispetto alla componente vocale. Siccome all’esecutore viene richiesto di passare costantemente tra il cantato e la produzione di un respiro sonoro, in questo caso l’elemento dell’aria è reso dal soffio, dal respiro stesso. Anche “A manual for the use of wings” di Gilda Lyons guarda all’aria ma sotto un altro aspetto ovvero quello del volo. Il brano è un’esplorazione vocale e fisica (sullo spartito ci sono delle indicazioni molto libere di movimento) di come si vola: come si può volare con la voce? E con il corpo? Come ci si prepara a staccare un suono? E i piedi? Come si atterra? Nello studio che ho fatto di questo brano ho indagato la componente coreografica anche con Chiara Montalbani, danzatrice e coreografa, e mi sono resa conto di come in realtà il volo sia molto più terreno di quanto uno possa pensare: sembra un paradosso ma per poter spiccare il volo si devono avere delle radici profondissime. Riprendere questo brano che avevo già eseguito qualche anno fa è stato come ristudiarlo e riesplorarlo con occhi diversi.

  • Dopo questa breve ma chiarificatrice panoramica sul programma mi viene da chiederti: come si trova Giulia Zaniboni in questi elementi? Quali sono i più “confortevoli” e quelli invece più “scomodi” sia da un punto di vista vocale che interpretativo. Qual è il rapporto con essi?

Essendo del segno del leone, istintivamente mi viene da rispondere che il mio elemento d’elezione sia il fuoco. In effetti, in generale mi trovo particolarmente a mio agio quando posso liberare la voce (soprattutto nel registro centrale) in dei bei “ff”, dando suono ed energia. Un brano come “Grito!!”, ad esempio, in cui è manifesta una certa potenza vocale mi è sicuramente congeniale. In maniera affine, mi sento particolarmente a mio agio nei brani legati alla “terra”, che hanno una componente fisica e performativa forte: penso al calpestio della ghiaia nel pezzo della Balch o al gesto fisico in “A Manual for the Use of Wings”, al senso di radicamento e stabilità che offrono, che trovo molto confortante durante l’esecuzione. Negli anni ho però coltivato molto anche il concetto di “aria”, di suoni acuti, sottili, fragili. “these interval matters” è forse il brano più rischioso, più scoperto sia per via di una sonorità in “piano” (anche negli acuti) che per il gesto del far risuonare i bicchieri. Questa componente eterea della mia voce – che controbilancia la sua potenza – mi richiede un controllo maggiore e fa intravedere anche una componente di “fragilità” umana che ritengo preziosa in un mondo che esige la perfezione in ogni ambito della quotidianità.

Ogni elemento presenta insomma le proprie sfide e certamente la pratica e l’esperienza nell’esecuzione dei brani influiscono molto sul livello di agio. Tuttavia, credo che ogni brano e ogni elemento rappresentino un’opportunità per esplorare e superare i propri limiti e mi abbiano permesso di scoprire nuove sfumature della mia voce, trovando un equilibrio tra la potenza e la fragilità, tra il radicamento e l’etereo.

  • Progetti futuri di Giulia Zaniboni?

A fine luglio sarò impegnata assieme all’ensemble vocale Cantando Admont per la ripresa dell’opera di Beat Furrer “Begehren” che eseguiremo diretta dallo stesso Furrer alla guida del Klangforum Wien al Festival di Salisburgo, poi ci saranno altre date in autunno a Lucerna, Dortmund e Vienna. Sempre in autunno porteremo in giro anche “Music for eighteen musicians” di Steve Reich con Sentieri Selvaggi e un quartetto vocale che vedrà, oltre a me, Gaia Mattiuzzi, Elisa Bonazzi e Matilde Lazzaroni.

Luca Di Giulio

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