Ian Bostridge: «Una volta che la paura di stare insieme sarà svanita, la socialità umana si riaffermerà e la musica ne sarà una parte importante.»

Intellettuale raffinato prima ancora che cantante Ian Bostridge è una delle figure di riferimento nel panorama musicale contemporaneo. Il tenore londinese sarà protagonista il prossimo Primo settembre del concerto inaugurale degli Incontri Asolani, giunti alla loro quarantunesima edizione. Quale occasione migliore per fargli qualche domanda?

  • Asolo è un punto di arrivo e di incontro per la cultura. Le sue mura hanno accolto Caterina Cornaro e Pietro Bembo, Eleonora Duse e Freya Stark. Come immagina il suo approdo qui?

È meraviglioso poter portare in un tale crocevia culturale un programma in cui si incontrano poesia, musica e, soprattutto, performance dal vivo. Nel bel mezzo di una – esagerata? – crisi pandemica è bene vedere le cose in una prospettiva storica, valorizzare, riprodurre e ravvivare il nostro patrimonio culturale e continuare ad affermare il valore dell’arte di fronte alla malattia e persino alla morte.

  • Il concerto che terrà il Primo settembre per gli Incontri Asolani si intitola “Il mio canto libero”. Quanta libertà offre il canto?

A me, egoisticamente, la libertà di viaggiare in altri luoghi, di incontrare e cantare a pubblici diversi. Al pubblico, entrare in un mondo diverso dell’immaginazione, liberato dalla metafora dello spazio infinito e trasformato che la musica può offrire.

  • La parte pianistica – nella liederistica il pianoforte non è accompagnamento ma compagno – è affidata a Saskia Giorgini. Quale sensibilità e quale visione ci si deve aspettare da una solista italiana?

Giorgini è un misto di nord e sud, metà italiana e metà olandese, sebbene nata e cresciuta in un’altra terra di incontri geografici, il Piemonte. La musica oltrepassa i nostri confini nazionali, ma certamente l’infusione del tedesco con l’italiano e dell’italiano con il tedesco negli ultimi quattro secoli della nostra musica è stato un tema importante, e Giorgini sa bene come sfruttarla.

  • Lei è scrittore, filosofo della scienza, storico, docente e nel suo canto tutto questo patrimonio è presente. Si può essere artisti senza un background culturale ?

Tutti noi beneficiamo di un ampio patrimonio culturale e mi sento fortunato ad essere stato introdotto a una tale ricchezza e varietà di sensibilità nelle arti visive, nella letteratura, nella filosofia e nella musica. Ma comunque ciascuno di noi ha la propria formazione.

  • Non posso non chiederlo. Come ha affrontato e come affronta l’emergenza pandemica, viste anche le posizioni incomprensibili della politica in UK, sempre più alla deriva dopo la sciagurata Brexit?

A lungo termine, sia la pandemia che la Brexit rappresenteranno punti intermedi sulla superficie di una traiettoria storica molto più profonda e spesso più preoccupante. La storia ci insegna che l’Inghilterra è un paese europeo e non può negare questa realtà. E la storia ci insegna che le malattie infettive sono state una caratteristica della civiltà umana per millenni. Il futuro di un capitalismo sempre più ingiusto, il corso del cambiamento climatico: questi sono temi molto più preoccupanti a lungo termine.

  • Come immagina il futuro della musica, e degli spettacoli, dal vivo nei prossimi anni?

Una volta che la paura di stare insieme sarà svanita, la socialità umana si riaffermerà e la musica ne sarà una parte importante. Quando succederà, succederà in modo sorprendentemente rapido; ho visto e sentito la sete delle persone. Spetta ai governi indurre a non intensificare il panico.

Alessandro Cammarano

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