Innsbruck: Ifigenia in Aulide tra Venezia e Vienna
Nel 1718, nella cornice sontuosa del Teatro di Corte Leopoldino a Vienna, Antonio Caldara presenta Ifigenia in Aulide, la sua settima opera scritta per la corte asburgica. Il libretto – in verità non esattamente un capolavoro –, affidato al poeta cesareo Apostolo Zeno, riformatore della drammaturgia pre-metastasiana, rilegge il mito greco attraverso una lente morale e politica, declinando il tema del sacrificio in chiave tragica e teatrale. Agamennone, sospeso tra dovere di sovrano e affetto paterno, e Ifigenia, figura di innocenza e abnegazione, diventano simboli di una tensione che riflette in filigrana le dinamiche del potere assoluto.
Veneziano trapiantato a Vienna, Caldara incarna l’ideale barocco della sintesi: nella sua scrittura convivono l’espressività lirica della scuola napoletana, l’ariosità madrigalistica di Monteverdi e Cavalli, l’oratoria musicale romana e le audacie cromatiche della tradizione sassone.
Ifigenia in Aulide ne è esempio emblematico: una partitura stratificata, colta, solenne, che alterna arie e recitativi con finezza psicologica e senso del dramma, ponendo la musica al servizio della parola e del gesto teatrale.
Nel contesto della Vienna carolina l’opera non è solo spettacolo, ma strumento di autorappresentazione politica; Carlo VI, imperatore-mecenate e appassionato cultore dell’arte musicale, si serviva del teatro per costruire il mito del potere imperiale, in linea con una tradizione che voleva la musica come veicolo di prestigio e legittimazione. E proprio Caldara, che il sovrano considerava tra i suoi compositori prediletti, seppe intercettare e sublimare questo disegno estetico e ideologico.
«L’imperatore non vuole galanterie, ma cose forti» – dichiarava nel 1738 Luca Antonio Predieri, successore di Caldara a corte. Parole che trovano eco nell’ Ifigenia, opera che incarna alla perfezione il gusto imperiale: tra rigore arcadico e pathos barocco, forma e sentimento, tragedia mitica e retorica del sacrificio.
L’Ifigenia in Aulide di Antonio Caldara, presentata nel 1718 al Teatro di Corte Leopoldino di Vienna, torna a nuova vita sotto la guida di Ottavio Dantone e dell’Accademia Bizantina inaugurando le Innsbrucker Festwochen der Alten Musik 2025.
Dantone propone una concertazione guidata da grande lucidità: tempi calibrati, articolazioni nette, dinamiche scelte con intelligenza teatrale. La partitura, complessa nella sua sintesi di contrappunto severo, lirismo napoletano e oratoria barocca, viene letta e restituita con tensione drammatica costante, senza mai sacrificare la chiarezza delle linee.
L’Accademia Bizantina risponde con compattezza d’insieme e attenzione alla tavolozza timbrica: archi omogenei e corposi, continuo solido e flessibile, fiati – sia gloria agli ottoni! – di rara pulizia..
La compagnia di canto si distingue per un’ammirevole omogeneità, sia per quanto attiene alla qualità vocale che per quel che riguarda la coerenza stilistica.
Nel ruolo eponimo Marie Lys affronta una scrittura che alterna ampie arcate melodiche a passaggi di agilità spezzata, richiedendo un controllo del fiato impeccabile: la Lys mostra una linea di canto limpida, e una gestione accurata di accenti e colori, dando rilievo alle inflessioni patetiche senza cadere nell’enfasi.
Superbo Carlo Vistoli, che nei panni di Achille offre ancora una volta una prova di assoluta padronanza tecnica: agilità fluide, controllo esemplare delle agilità che Caldara qui esige tutte “di potenza”, uso sapiente delle mezzevoci ad ammorbidire il carattere eroico del personaggio nelle sezioni amorose, il tutto in un fraseggio caleidoscopico.
Shakèd Bar – Clitennestra – dispone di un registro centrale ricco e di una proiezione sicura; il ruolo, imperniato su frasi ampie e una retorica materna di peso, beneficia della sua capacità di sostenere note lunghe con appoggio stabile e di scolpire gli accenti con precisione.
Con il personaggio di Agamennone Martin Vanberg si trova ad affrontare una tessitura che alterna scarti repentini di registro e sezioni declamate: il fraseggio netto e l’emissione controllata gli permettono di rendere credibile l’ambivalenza del personaggio, anche se talvolta la proiezione nei gravi appare più contenuta.
Accanto a loro l’Elisena di Neima Fischer spicca per omogeneità timbrica e fluidità nelle agilità, sostenute da un’attenta amministrazione dei fiati; Filippo Mineccia – Teucro –conferma la sua straordinaria duttilità di interprete, fraseggiando con autorità e passione.
L’Ulisse di Laurence Kilsby brilla per bellezza di timbro, chiarezza di articolazione nei recitativi secchi e per la capacità di dispiegare un canto costantemente al servizio della parola, mentre Giacomo Nanni, voce di velluto di seta, affronta il personaggio di Arcade con baldanzosa solidità ritmica e intonazione impeccabile.
Il versante visivo costituisce invece il punto debole della produzione.
La regia e il concetto scenico di Anna Fernández e Santi Arnal – con scene e costumi di Alexandra Semanova, il disegno di luci (e ombre cinesi) di Noxfera e le coreografie di Cesc Gelabert – scelgono un minimalismo che, pur nelle intenzioni probabilmente volto all’essenzialità simbolica, si traduce in immagini deboli e talvolta involontariamente grottesche, conferendo al tutto un’atmosfera più da recita scolastica che non da rappresentazione coturnata.
I costumi maschili – braghettoni geriatrici, sia pur in fogge e colori diversi, che non andrebbero imposti a nessuno e palandrane pelose in bilico tra Mad Max e un garage-party anni Settanta – risultano difficilmente digeribili, creando un contrasto stridente con la nobiltà del soggetto; un po’ meglio quelli femminili.
Non meno discutibile l’uso di marionette – animate da Ivan Terpigorev e Berta Marti – come “doppi” delle protagoniste femminili, mentre gli alter ego degli eroi greci sono delle tele-stendardo e i loro stessi elmi, portando in scena un espediente che, invece di aggiungere profondità drammaturgica, restituisce un effetto inesorabilmente datato e non esattamente incisivo.
Alla fine successo pieno per tutti – meritatissimo per Dantone, la Bizantina e tutti gli interpreti – oltre agli applausi a scena aperta al termine di pressoché tutte le arie.
Alessandro Cammarano
(8 agosto 2025)
Deutsche Übersetzung
Antonio Caldaras „Ifigenia in Aulide“ – Glanzvoller Auftakt der Innsbrucker Festwochen der Alten Musik 2025
Im Jahr 1718 brachte Antonio Caldara in der prachtvollen Kulisse des Wiener Leopoldinischen Hoftheaters seine siebte Oper für den habsburgischen Hof zur Aufführung: Ifigenia in Aulide. Das Libretto – zugegebenermaßen kein literarisches Meisterwerk – stammt vom kaiserlichen Hofpoeten Apostolo Zeno, einem Reformator der vor-metastasianischen Operndramaturgie. Zeno deutet den griechischen Mythos durch eine moralisch-politische Linse, wobei das Motiv des Opfers in tragischer und theatralischer Form verarbeitet wird. Agamemnon, hin- und hergerissen zwischen Herrscherpflicht und väterlicher Liebe, und Iphigenie, als Symbol der Unschuld und Selbstaufgabe, verkörpern eine Spannung, die wie ein Wasserzeichen die Mechanismen absolutistischer Macht spiegelt.
Caldara, ein Venezianer im Dienste Wiens, verkörperte das barocke Ideal der Synthese: in seiner Musik verschmelzen der lyrische Ausdruck der neapolitanischen Schule, die madrigalische Weite eines Monteverdi oder Cavalli, die römische Oratorientradition und die kühnen Chromatiken sächsischer Prägung. Ifigenia in Aulide ist ein Musterbeispiel dafür: eine vielschichtige, gelehrte und feierliche Partitur, die Arien und Rezitative mit psychologischer Finesse und dramatischem Gespür verknüpft, stets im Dienste von Wort und theatralischer Geste.
Im Wien Karls VI. war Oper nicht nur Unterhaltung, sondern ein Instrument politischer Selbstdarstellung. Der Kaiser – Mäzen und leidenschaftlicher Musikliebhaber – nutzte das Theater, um den Mythos kaiserlicher Macht zu formen, ganz in der Tradition, Musik als Vehikel für Prestige und Legitimation einzusetzen. Caldara, den der Monarch zu seinen bevorzugten Komponisten zählte, verstand es, diese ästhetisch-ideologische Absicht auf höchstem Niveau zu sublimieren. „Der Kaiser will keine Galanterien, sondern starke Dinge“ – so urteilte 1738 Luca Antonio Predieri, Caldaras Nachfolger am Hof. Worte, die in der Ifigenia ihren Widerhall finden: zwischen arkadischer Strenge und barockem Pathos, zwischen Form und Gefühl, zwischen mythischer Tragödie und Opfer-Rhetorik.
Nun, im Jahr 2025, eröffnete Ifigenia in Aulide unter Ottavio Dantone und der Accademia Bizantina die Innsbrucker Festwochen der Alten Musik – ein musikalischer Triumph. Dantone bot eine Interpretation von bestechender Klarheit: maßvolle Tempi, prägnante Artikulation, dynamische Abstufungen von hoher theatralischer Intelligenz. Die komplexe Partitur, mit ihrer Verbindung aus strengem Kontrapunkt, neapolitanischem Lyrismus und barocker Rhetorik, entfaltete sich in einem Spannungsbogen, der nie die Transparenz der Linien opferte.
Die Accademia Bizantina brillierte mit geschlossenem Ensembleklang und feiner Aufmerksamkeit für die Farbpalette: homogene, substanzreiche Streicher, ein Continuo von beeindruckender Stabilität und Flexibilität, Bläser – Ehre den glänzend reinen Hörnern! – von seltener Präzision.
Auch die Vokalsolisten präsentierten sich als stilistisch geschlossene und stimmlich erlesene Besetzung:
Marie Lys (Ifigenia) meisterte eine Partie, die weite melodische Bögen und zergliederte Koloraturen erfordert, mit makelloser Atemführung, klarem Ton und sorgfältiger Akzentuierung, stets im Dienst des pathetischen Ausdrucks ohne Übertreibung.
Carlo Vistoli (Achille) zeigte erneut technische Souveränität: kraftvolle, fließende Koloraturen, subtile Halbtöne in den Liebesszenen, ein facettenreiches Phrasieren, das den Heldencharakter nuanciert.
Shakèd Bar (Clitennestra) überzeugte mit reichem Mittellage-Timbre, tragfähiger Projektion und sicherem Atemstützvermögen, ideal für die weiträumigen Phrasen und die gewichtige mütterliche Rhetorik.
Martin Vanberg (Agamennone) bewältigte eine Partie mit plötzlichen Lagenwechseln und deklamatorischen Passagen durch klare Linienführung und kontrollierte Emission, auch wenn die Tiefe nicht immer die nötige Präsenz erreichte.
Neima Fischer (Elisena) glänzte mit homogener Klangfarbe und flüssiger Agilität; Filippo Mineccia (Teucro) bestätigte seine enorme Ausdrucksbandbreite mit Autorität und Leidenschaft.
Lawrence Kilsby (Ulisse) bestach durch edles Timbre, klare Artikulation in den Secco-Rezitativen und ein Singen, das konsequent dem Wort verpflichtet blieb. Giacomo Nanni (Arcade) rundete mit samtweichem Ton, solider rhythmischer Prägnanz und makelloser Intonation das Ensemble ab.
Weniger überzeugend zeigte sich der szenische Teil. Regie und Konzept von Anna Fernández und Santi Arnal – Bühnenbild und Kostüme: Alexandra Semanova, Licht (und Schattenspiel): Noxfera, Choreografie: Cesc Gelabert – setzten auf Minimalismus, der jedoch statt symbolischer Essenz oft in schwachen, teils unfreiwillig grotesken Bildern endete. Die Männerkostüme – weiße Unterhosen, die man niemandem zumuten sollte, und pelzige Mäntel irgendwo zwischen Mad Max und 70er-Jahre-Happening – wirkten deplatziert und kontrastierten schmerzhaft mit der Noblesse des Stoffs; die weiblichen Kostüme waren besser gelungen.
Das Einsetzen von Marionetten – bewegt von Ivan Terpigorev und Berta Marti – als „Doppelgänger“ der weiblichen Hauptfiguren, während die Helden Griechenlands mit Bannerbildern und ihren Helmen als Standfiguren vertreten wurden, wirkte dramaturgisch altbacken und wenig wirkungsvoll.
Am Ende jedoch: einhelliger, verdienter Jubel für Dantone, die Accademia Bizantina und das gesamte Ensemble – mit Bravorufen bereits nach nahezu jeder Arie.
Alessandro Cammarano
(8. August 2025)
La locandina
| Direttore | Ottavio Dantone |
| Regia, costumi e concetto | Anna Fernández & Santi Arnal |
| Scene e costumi | Alexandra Semanova |
| Personaggi e interpreti: | |
| Ifigenia | Marie Lys |
| Achille | Carlo Vistoli |
| Clitennestra | Shakèd Bar |
| Agamennone | Martin Vanberg |
| Elisena | Neima Fischer |
| Teucro | Filippo Mineccia |
| Ulisse | Laurence Kilsby |
| Arcade | Giacomo Nanni |
| Accademia Bizantina | |














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