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Innsbruck: l’Arte della Fuga “reloaded”

L’assunto essenziale di cui si deve necessariamente partire prima di procedere alla disamina del concerto cui abbiamo assistito nell’ambito delle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik è che è l’Arte della Fuga – la grande Incompiuta di Bach – non nasce per essere eseguita, ma letta e studiata.
È un’opera che vive sulla pagina, concepita come esercizio supremo di contrappunto, priva di organico e di indicazioni esecutive; a sua forza sta nella concentrazione assoluta sul disegno, nell’astrazione, nella severità formale.

Portarla in concerto – in una rielaborazione strumentale che rivede anche la sequenza dei diciannove contrapunctus – significa inevitabilmente tradirne la natura, sostituendo al silenzio dello studio la mediazione di un’interpretazione.

L’Ensemble Explorations, sotto la guida di Roel Dieltiens sceglie di trasformare questa architettura mentale in un’azione scenica, in cui l’unico vero elemento di teatralità è il cambio continuo degli strumenti. Dieltiens passa dall’organo al violoncello; Dimos de Beun alterna flauti dolci e organo; Tom Devaere contrabbasso e violone; Helmut Winkel e Margarete Adorf violino e viola; Saskia Fikentscher flauti dolci, oboe e oboe da caccia. Questo movimento costante fra strumenti diventa il filo visivo della serata, più evidente della stessa struttura musicale.

Sul piano esecutivo, l’ensemble lavora con pulizia e controllo, oltre che con accordature meticolose e frequentissime: le voci si distinguono chiaramente, il contrappunto è leggibile, le entrate sono precise. Nei tempi moderati l’equilibrio è saldo, e alcune transizioni fra soggetto e controsoggetto sono modellate con cura; tuttavia, nei brani più densi la varietà timbrica finisce per introdurre un’idea di “episodio” che riduce la tensione formale, cosicché ogni cambio di strumento segna una sorta di parentesi, frammentando la continuità del discorso. I momenti di maggiore intensità – soprattutto nelle fughe finali – guadagnano in colore ciò che perdono in gravità.

Il pubblico che letteralmente gremiva la Spanischer Saal del Castello di Ambras ha accolto l’operazione con entusiasmo, lunghi applausi e reiterati richiami in sala degli esecutori.
Un consenso caloroso, dunque, che conferma come il Bach “teatralizzato” funzioni bene in concerto, ma proprio questo successo lascia in sospeso una domanda: l’Arte della Fuga è più viva quando si moltiplicano i suoni o quando li si riduce all’essenziale?
Qui, di Bach, resta soprattutto la superficie, lucida e seducente, ma lontana dal suo nucleo più segreto e la sensazione che la sua enigmatica grandezza risieda altrove si fa pressante.

Alessandro Cammarano
(9 agosto 2025)

Deutsche Übersetzung

Bach im Spiegel der Instrumente – „Die Kunst der Fuge“ als szenisches Ritual

Die entscheidende Prämisse, von der aus jede Betrachtung des im Rahmen der Innsbrucker Festwochen der Alten Musik gehörten Konzerts ausgehen muss, lautet: Die Kunst der Fuge – Bachs großes, unvollendetes Spätwerk – ist nicht zum Aufführen, sondern zum Lesen und Studieren gedacht.

Ein Werk, das auf dem Papier lebt, als höchster Kontrapunkt-Exerzitium entworfen, ohne Besetzungsangaben oder dynamische Vorschriften; seine Kraft liegt in der völligen Konzentration auf den architektonischen Entwurf, in der Abstraktion und in strenger formaler Geschlossenheit.

Es ins Konzert zu bringen – in einer instrumentalen Bearbeitung, die auch die Abfolge der neunzehn Contrapuncti neu ordnet – bedeutet zwangsläufig, seine Natur zu verändern: dem Schweigen des Studierzimmers wird die vermittelnde Instanz einer Interpretation entgegengesetzt.

Das Ensemble Explorations unter der Leitung von Roel Dieltiens wählt den Weg, diese geistige Architektur in eine szenische Handlung zu verwandeln, deren einzig wahrer theatralischer Aspekt der ständige Instrumentenwechsel ist. Dieltiens wechselt zwischen Orgel und Violoncello; Dimos de Beun zwischen Blockflöten und Orgel; Tom Devaere zwischen Kontrabass und Violone; Helmut Winkel und Margarete Adorf zwischen Violine und Viola; Saskia Fikentscher zwischen Blockflöten, Oboe und Oboe da caccia. Diese permanente Bewegung zwischen den Instrumenten wird zum visuellen Leitfaden des Abends – sichtbarer als die musikalische Struktur selbst.

Ausführungstechnisch arbeitet das Ensemble mit Klarheit und Kontrolle, dazu mit akribischen, häufigen Stimmungen: Die Stimmen treten deutlich hervor, der Kontrapunkt bleibt lesbar, die Einsätze sind präzise. In gemäßigten Tempi ist das Gleichgewicht stabil, manche Übergänge zwischen Thema und Kontrasubjekt sind sorgfältig modelliert; in den dichter gearbeiteten Sätzen jedoch führt die Farbvielfalt zu einer episodischen Wirkung, die die formale Spannung mindert. Jeder Instrumentenwechsel markiert eine Art Klammer, die den musikalischen Fluss unterbricht. Die intensivsten Momente – vor allem in den letzten Fugen – gewinnen an Farbigkeit, verlieren jedoch an Gravität.

Die Lesart ist akkurat, das Zusammenspiel evident, doch die formale Strenge lockert sich in der unablässigen instrumentalen Abwechslung. Die Kohärenz von Bachs Entwurf, gegründet auf strenge Ökonomie der Mittel, droht sich in eine Abfolge von Klangbildern zu zergliedern; die innere Einheit der Partitur, sonst von eiserner Festigkeit, erscheint zuweilen unterbrochen und wird durch eine Serie von Episoden ersetzt, die stärker vom Timbre als von der inneren Logik des Kontrapunkts geprägt sind.

Das Publikum, das den Spanischen Saal von Schloss Ambras bis auf den letzten Platz füllte, nahm diese Darbietung mit Begeisterung auf – mit langem Applaus und wiederholtem Zurückrufen der Interpreten. Ein herzlicher Konsens also, der bestätigt, dass „theatralisierter“ Bach im Konzert gut funktioniert. Doch gerade dieser Erfolg lässt eine Frage offen: Ist Die Kunst der Fuge lebendiger, wenn man die Klänge vervielfacht – oder wenn man sie auf das Wesentliche reduziert?

Hier bleibt vor allem die glänzende, verführerische Oberfläche – doch das Gefühl, dass Bachs geheimnisvolle Größe anderswo verankert ist, drängt sich auf.

Alessandro Cammarano – 9. August 2025

La locandina

Ensemble Explorations
Violoncello, organo e direzione musicaleRoel Dieltiens
Flauti dolci e organoDimos de Beun
Contrabbasso, violoneTom Devaere
Violino e violaHelmut Winkel, Margarete Adorf
Flauti dolci, oboe, oboe da cacciaSaskia Fikentscher
Programma:
Johann Sebastan Bach
L’Arte della Fuga BWV 1080

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