Kees Vlaardingerbroek: la Corazzata e la Scialuppa

«I concerti della Zaterdag Matinee sono la nave ammiraglia nella produzione dal vivo di Radio 4», che sarebbe la rete musicale d’élite, classica al cento per cento, della radio pubblica olandese.

Lo dichiara il Consiglio per le Arti dei Paesi Bassi, e non abbiamo ragione di dubitarne; tanto più che la “Frankfurter Allgemeine Zeitung” l’aveva già anticipato in un articolo del 5 febbraio 2014: “Non esiste altrove nulla di paragonabile”. E il quotidiano di casa “Het Parool”, in perfetto unisono coi fratelli-coltelli della potente Germania riunificata, ha gorgheggiato: “Il più bel ciclo di concerti al mondo”. Incuriositi da tante lodi, ne abbiamo parlato col suo direttore artistico Kees Vlaardingerbroek (Foto2) musicologo dalle impeccabili credenziali accademiche e grande amico dell’Italia, dove ha scartabellato quintali di antichi manoscritti musicali – in particolare vivaldiani ma non solo – durante i suoi anni di apprendistato.

  • Kees, come si trova un baroccologo come te al timone di una corazzata di alto profilo tecnologico che naviga nei mari aperti di una società come quella olandese, quanto mai inclusiva e affamata di modernità?

Ti rispondo in sintesi. Alla Matinee tradizione e compositori d’oggi s’incontrano su un piede di assoluta parità. La ricchezza del repertorio, dal Medioevo al presente, non teme confronti. In termini d’inclusione: nella stagione 2018-19 abbiamo commissionato nuovi lavori a compositori nazionali e stranieri, fra cui diciotto donne. Esportiamo e importiamo cultura musicale invitando solisti e complessi da ogni parte del mondo. Da anni collaboriamo organicamente a programmi scambio con la Los Angeles Philharmonic e i BBC Proms. Con queste istituzioni sorelle, che ancora investono su formati popolari di audience building come il concerto pomeridiano, facciamo volentieri rete. Non sempre sono le orchestre a muoversi; viaggiano soprattutto le nuove partiture e i formati della programmazione. Ti basta?

  • Tanto per cominciare. Ma quali autonome risorse artistiche potete mettere in campo?

Risorse importanti: Radio Filharmonisch Orkest e Groot Omroepkoor, che nella vostra melodiosa lingua verrebbero a significare più o meno Orchestra Filarmonica della Radio e Grande Coro radiotelevisivo. Complessi stabili e altamente professionali in grado di fornire prestazioni di altissima qualità. La Rete 4 registra e diffonde concerti a scala nazionale avendo di mira l’allargamento dei repertori in aggiunta al canone dei capolavori riconosciuti. In due direzioni: riscoperte e nuove commissioni.

  • Delle quali sei tu il principale responsabile…

Sì, viaggio molto per verificare dal vivo le effettive qualità degli artisti perché i dischi possono barare; poi mi consulto, soppeso le possibilità di bilancio e infine decido.

  • E com’è la risposta del pubblico?

Un assaggio potrai averlo sabato prossimo. Intanto tieni presente che secondo Valery Gergiev e sir Simon Rattle il nostro pubblico sarebbe “il più attento del mondo”.

  • Sarà forse una conseguenza del formato-matinée, in grado di attirare un auditorium più interessato al concreto apprezzamento della musica che non alla mondanità…

Probabilmente. E poi ai circa 1.500 spettatori dal vivo, che quasi sempre esauriscono i posti utili contro i teorici 1.900 della sala grande del Concertgebouw, si aggiungono i 60mila in cifra tonda collegati via radio e televisione. Sono dati ufficiali di quello che da voi, se ben ricordo, si chiama Auditel.

  • Salute! Dunque non avete tanti problemi.

Magari fosse così. Già nel 2010 l’orchestra era minacciata di scioglimento. Chiedevano certi politici: “Cosa se ne fa una radio di un’orchestra in carne e ossa quando esistono i dischi?”; ma poi fu salvata anche per merito di Bernard Haitink. Proprio in questa stagione entra come direttrice principale la prima donna, la giovane Karina Canellakis. Ma adesso c’è di peggio: il ministro dell’Istruzione e della Comunicazione Arie Slob ha  annunciato l’intenzione di tagliare 40 milioni di euro dal bilancio della radiotelevisione pubblica. Se scarseggiano i mezzi e la professionalità non può più essere retribuita il giusto, temo che si aggraverà quella tendenza al disimpegno dei poteri pubblici che già si era profilata negli anni ’90, quando la centralità dei valori culturali ha cominciato a perdersi sotto l’attacco concentrico dell’ultraliberismo (“se volete le feste musicali pagatevele di tasca vostra, a prezzi di mercato”) e delle ideologie progressiste che reclamavano inclusività, “popolarità” e diversità a tutti i costi, pesando sul bilancino le quote rosa, nere e magari arcobaleno. Ottime cose in sé, certo, ma non sempre a vantaggio della qualità. Già oggi chi cerca l’avanguardia guarda piuttosto a Parigi e a Londra che non ad Amsterdam.

  • E per il comparto della musica antica con strumenti originali, un tempo marchio di fabbrica dei Paesi Bassi?

Guarda, so di spararla grossa; ma qui non siamo stati capaci di uccidere i padri. Pionieri e mostri sacri come Leonhardt, Bruggen e Koopman hanno — senza loro colpa — creato una maniera irrigidita, un’accademia. Vittime del nostro troppo successo, oggi gli ensembles specializzati andiamo a scritturarli in USA, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Spagna. E naturalmente in Italia. Il repertorio italiano mi sta sempre nel cuore, e con Andrea Marcon abbiamo impostato un programma a lungo termine per la riscoperta dei drammi per musica (e affini) di Antonio Vivaldi: Juditha triumphans, Orlando furioso, Catone in Utica, Farnace, La Fida ninfa

  • Certo che Vivaldi va sempre forte qua da voi. Mentre venivo a trovarti ho ascoltato un gruppo di musicisti di strada: russi che suonavano le Quattro Stagioni in un arrangiamento per due violini, fisarmonica e basso di balalajka. (Foto 7)

Ah sì, da anni si esibiscono sotto la galleria coperta del Rijksmuseum… è il loro cavallo di battaglia. D’altronde Vivaldi stampava qui le sue collezioni strumentali, e nel 1738 il nuovo teatro dello Schouwburg fu inaugurato col suo concerto RV 562 un po’ ritoccato. Possiamo scommettere che glielo avrà venduto come nuovo, ma non ci sono prove che sia venuto a dirigerlo di persona. Resta solo un’ipotesi affascinante.

  • Prete Rosso for ever. Ma i cosiddetti minori?

Sabato pomeriggio ascolterai una Messa di Antonio Conti a confronto con brani sacri di Vivaldi (Foto1), fra cui il celeberrimo Gloria, nell’interpretazione di due straordinarii complessi ungheresi: l’Orchestra Orfeo e il Coro Purcell diretti da György Vashegyi (Foto 3,6). Poi credo che nemmeno da voi sia facile ascoltare dal vivo opere, oratorii ed altra musica di antichi maestri italiani come Camilla de’ Rossi, Pietro Torri, Niccolò Jommelli.

  • Di sicuro. E nemmeno l’opera prima di un ex soldato nella prima guerra del Golfo, che poi ha studiato da cantante lirico e da compositore.

Tu vuoi dire l’atto unico Hercules di Rob Zuidam. Anche quella è una nostra produzione; uno della ventina di nuovi titoli per la stagione 2019-20.

  • Purtroppo me lo sono perso, ma spero di rifarmi su CD o su YouTube. Dalla stampa pare che sia stato un successo di pubblico; di critica forse un po’ meno. In compenso ieri sera ero nel sobborgo di Zaandam, ossia Saardam in versione librettese, per un pellegrinaggio sui luoghi di Pietro il Grande e di Donizetti. Indovina cosa ci ho trovato. Una chiesa barocca tutta in legno, in riva a un pittoresco canale, trasformata in sala da concerto (Foto 4,5).

Sì, è un’iniziativa simpatica. Il trio Busch, formato dai fratelli Omri e Ori Epstein e da Mathieu van Bellen, è uno dei più interessanti tra quelli emergenti. Hanno appena comprato una delle chiese cattoliche piú vecchie d’Olanda, una cosidetta chiesa-fienile che sul finire del Seicento non dava troppo nell’occhio alla maggioranza calvinista.

  • Mi hanno detto di averla comprata dalla diocesi, che non toccheranno gli arredi storici e che la domenica ci si potrà continuare a dir Messa. Nei giorni feriali servirà come “Muziek Haven” (porto musicale) per far musica da camera, registrare dischi e ospitare artisti di passaggio. Se la Zaterdag Matinee, il Concertgebouw e la Nationale Opera sono le corazzate e le portaerei della flotta musicale di Amsterdam — e speriamo che lo restino a dispetto della minacciata spending review — possiamo dire che la chiesina di santa Maria Maddalena, monumento nazionale fondato nel 1695, ne diventerà la scialuppa di salvataggio?

Noi olandesi siamo un popolo di audaci navigatori. Tanti auguri a questa nuova avventura, ma l’iniziativa privata di base, per quanto coraggiosa, non potrà mai offrire un’alternativa, o peggio un alibi, alle carenze della politica culturale pubblica.

Carlo Vitali

Crediti fotografici: 1,3,7 Carlo Vitali; 2 Onno Schoonderwoerd/Zaterdag Matinee; 4 Reliplan; 5 Rebecca Fertinel, 6 Zsófia Raffay

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