LA BOÎTE À JOUJOUX #3: La Wunderkammer di… Mirko Corradini e il Teatro di Villazzano

Care lettrici e cari lettori della rubrica La Boîte à Joujoux – La Wunderkammer di…, eccoci qua ancora insieme dopo un periodo di assenza, durante il quale si sono mescolati impegni lavorativi di varia natura e riflessioni mirate a trovare elementi ancora più interessanti e coinvolgenti per ognuno di voi (e ovviamente di noi). Dopo attente considerazioni ho optato per dare un taglio diverso a questo mio spazio personale; da oggi, ci occuperemo di “far parlare” gli spazi teatrali, nelle vive parole dei loro direttori artistici e degli artisti che li fanno vivere, strizzando ovviamente l’occhio anche a eventi a cui abbiamo l’occasione di partecipare, siano essi di natura musicale o teatrale. Potrà accadere di avere modo di parlare di uno spazio più volte, ma quello che importa è dimostrare la grande possibilità artistico-culturale che ci circonda, un modo per rendere ancora più viva la massima brechtiana “Gli uomini parlano del teatro, è ora che il teatro parli degli uomini”.

Fatta questa premessa, cominciamo questa “nuova formula” parlando di un nuovo spazio teatrale di recente nascita (o sarebbe meglio dire di ri-nascita), quale è il Teatro di Villazzano (Trento), nel quale si possono vivere esperienze di spettacolo di teatro di prosa, teatro amatoriale, teatro ragazzi, e ovviamente di momenti musicali, curati dal M° Claudio Vadagnini. Abbiamo avuto il piacere lo scorso 24 marzo di essere invitati all’ultimo appuntamento della stagione musicale, intitolato Invito all’opera; prima di addentrarci nel raccontare questo evento, direi di soffermarci sul Teatro di Villazzano (per chi fosse curioso può consultare il sito www.teatrodivillazzano.it). Nel sito troviamo una breve introduzione fatta dallo staff dello stesso teatro, sotto l’insegna “Arte, Spettacoli, Incontri e molto altro”:

Riapre il Teatro di Villazzano. Riapre. Il Teatro di Villazzano. Riapre. Sono mesi che a tutti noi gira in testa questa frase. Riapre. Era aperto. È stato chiuso. E ora riapre. Spazio dunque al Festival Fantasio, a una stagione di prosa dedicata alla commedia all’italiana, unica in Trentino, organizzata in collaborazione con La Bilancia; sei residenze per compagnie trentine e nazionali alle quali aprire le porte; una stagione lirica in collaborazione con Aurona che da anni cerca casa. Spazio anche alle famiglie con il teatro per ragazzi e al teatro amatoriale gestito dal Gruppo Teatrale Gianni Corradini. Accanto a questi, eventi sempre diversi. Ogni anno cambieranno le proposte. Ogni anno daremo spazio a chi ha idee. Spazio a chi, professionalmente, cerca casa. Il teatro è di tutti, noi ci diamo la possibilità di condividere le nostre scelte con voi.

Abbiamo l’occasione di parlare con Mirko Corradini, figlio di quel Gianni che dà il nome al Gruppo Teatrale sopracitato, direttore artistico generale della grande macchina chiamata Teatro di Villazzano; con Mirko siamo legati da quasi 20 anni di amicizia, e avere modo di parlare con un “compagno” (Mirko è insegnante e regista, con qualche sporadica apparizione attoriale, come nel caso del suo recente Voglio essere incinto, monologo incisivo con alla base una sottile riflessione maschile sull’aspetto della gravidanza) non può che essere visto come un bel perché da cui cominciare.

  • Cominciamo questa nostra piacevole chiacchierata col parlare di te come figura professionale del teatro e di te come figura di direttore artistico, puntando l’attenzione sui punti di contatto che, secondo te, ci sono tra le due figure.

Credo che la cosa più difficile da fare per un artista sia parlare di sé. Tutti gli artisti lo fanno, beninteso, ma si rischia sempre di esagerare sia nell’umiltà sia nella modestia. Difficilmente si riesce ad essere obiettivo. Anche perché facciamo ciò che amiamo e spesso amiamo ciò che facciamo. Quanto è difficile dire “questo lavoro che ho fatto proprio non mi piace”. Ecco in questa frase forse si può racchiudere ciò che sono come artista, e di conseguenza, come figura professionale del teatro. Amo il mio lavoro più di me stesso e mi butto in tutto ciò che faccio a capofitto e spesso il mio lavoro diventa più forte di me. Come staccarsene poi? Questo è il mio modo di essere professionale, questo è il mio modo di essere artista. So che per far bene devo lavorare e studiare sviluppando la dote che so di avere: la fantasia!

Come direttore artistico invece credo sia facile capire come sono, estroso e in continuo cambiamento, basti pensare che la seconda stagione del teatro di Villazzano sarà completamente diversa dalla prima, basti pensare a quante formule il Festival di regia Fantasio Piccoli che ha adottato in questi 18 anni. L’altra caratteristica che mi porto avanti è quella dell’apertura agli altri. Il Teatro di Villazzano deve essere aperto alle idee degli altri. Per vent’anni mi sono lamentato che chi aveva gli spazi non li apriva e ora che faccio, non li apro io? La stagione del teatro di Villazzano conta 5 direttori artistici diversi divisi su più stagioni, credo che questo dimostri il mio pensiero.

  • Paolo Grassi diceva: Il teatro per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività. Oggi c’è più che mai c’è bisogno di spazi che rispecchino questo concetto, che ben si può percepire nel Teatro di Villazzano. Vorrei ci parlassi di questa tua esperienza-sfida.

Sono contento che quest’affermazione si sposi con il teatro e che soprattutto tu, che di teatro ne sai, lo veda. Direi che l’arte, ed il teatro in particolare, deve seguire tutte le strade possibili ed immaginabili, deve sperimentare, ricercare e rischiare (il termine rischio meriterebbe un saggio tutto suo, domandiamoci: quanti registi oggi rischiano veramente?) ma deve tenere presente che alla fine davanti a noi ci sarà sempre un pubblico al quale noi dobbiamo parlare. E come si fa a parlare al pubblico? Parlando al suo cuore, smuovendo la sua sensibilità. Esiste un esercizio banale che si fa durante la prima lezione di un corso di teatro. Si portano gli allievi a creare una situazione teatrale, tutti insieme, compreso l’insegnante: io nascondo delle chiavi, creo una storia che in qualche modo loro devono interpretare, poi si ripete l’esercizio… ma ora solo uno parteciperà alla messa in scena. Quale delle due situazioni è teatro? Dopo mille risposte sbagliate c’è sempre chi intuisce. Io dico la seconda perché nella prima non c’è pubblico! Ecco cosa penso: il teatro non si può fare senza pubblico!

  • Questa rubrica va di pari passo con gli scopi principali che si prefigge Le Salon Musical, ovvero parlare di musica ma non solo. il Teatro di Villazzano presenta una ricca varietà di proposte. Come riesci (o riuscite come gioco di squadra) a invogliare il pubblico a fruire di tutte queste esperienze?

Siamo 5 Direttori artistici diversi che lavorano con i vari addetti alla comunicazione. Tutti e 5 sono dei leader molto forti in grado di tirarsi dietro gli altri, di farli sentire partecipi. Io come direttore generale seguo tutto questo e in qualche modo faccio da collante. Una serata della stagione di musica non è mai lontana da una di teatro comico. Così il teatro contemporaneo. Se ogni stagione pensasse solo a se stessa, non funzionerebbe. Su invito, magari con una promozione, una persona appassionata di musica viene a vedere uno spettacolo teatrale e, se ciò avviene veramente, avrò raggiunto il mio obiettivo. E’ come per i ristoranti, c’è chi va sempre al cinese convinto che quella sia la cosa più buona del mondo, poi un amico ti offre una cena all’indiano e ne esci strafelice. Questa persona non solo continuerà ad andare al ristorante cinese, ma tornerà anche al ristorante indiano. Sembra semplice e banale, ma vi assicuro che per far questo ci vuole una squadra di professionisti e al Teatro di Villazzano tutti lo siamo.

Venendo all’evento musicale Invito all’opera, curato dall’Associazione Aurona (che cura anche tutta la stagione musicale), ecco nel dettaglio gli interpreti: solisti Pinuccia Mangano (soprano), Victoria Burneo Sanchez (soprano) e Walter Franceschini (baritono), direttore Claudio Vadagnini, al pianoforte Luca Schinai, con la presenza del Coro Lirico Giuseppe Verdi di Bolzano e Merano e il Coro EstroLirica di Trento e la partecipazione del Coro Multietnico Mille Note di Trento e Le Stelle che cantano di Bolzano. La serata è stata assai piacevole, con un’ottima risposta di pubblico che ha partecipato, in alcuni casi, anche attivamente all’esecuzione, cantando assieme ai solisti o agli interventi corali (sempre in maniera discreta, per non turbare troppo la performance degli artisti in scena). Si è cominciato con due interventi corali squisiti tratti dalla rossiniana Semiramide (Belo si celebri) e dalla belliniana Sonnambula (In Elvezia); ed ecco ergersi nella platea l’invettiva di Rigoletto con il suo Cortigiani, vil razza dannata, dove Walter Franceschini ha mostrato la pasta e il colore della sua voce. La scena seguente, Mio padre… Tutte le feste al tempio e i duetti Piangi fanciulla e Sì, vendetta tremenda vendetta, svoltisi sul palcoscenico, ci introducono Victoria Burneo Sanchez, che riesce a mescolare suoni adamantini con il colore greve ma non troppo di Walter Franceschini, dando alla loro esecuzione gli accenti necessari per caratterizzare il rapporto tra il buffone gobbo verdiano e sua figlia Gilda. Di seguito, la celebre pagina corale O signore dal tetto natio, dei verdiani Lombardi alla Prima Crociata, dove il Coro Giuseppe Verdi e il Coro EstroLirica hanno messo in evidenza sonorità importanti; ed ecco il turno di Pinuccia Mangano, con Norma e la sua Casta diva, che mette in mostra la sua vocalità di soprano lirico drammatico, seguito dal coro bellico Guerra, guerra, che ben ha immerso l’uditorio nelle atmosfere intrecciate da Vincenzo Bellini. Non da meno l’intervento delle voci bianche del Coro Multietnico Mille Note e de Le Stelle che cantano, che hanno allietato tutti con il canto popolare cinese Mo Li Hua, che sappiamo essere stata presa a prestito da Giacomo Puccini per la sua Turandot; le atmosfere orientali riecheggiano anche nella sublime interpretazione di Victoria Burneo Sanchez con Un bel dì vedremo. Nel programma della serata trova spazio anche il maestoso Te Deum della pucciniana Tosca, dove le sonorità della voce baritonale di Walter Franceschini ben si amalgamano con quelle del Coro Giuseppe Verdi; di impatto anche i due brani tratti dalla Cavalleria Rusticana, ovvero Gli aranci olezzano e il duetto Il Signore vi manda, che esalta ancor di più le doti della Mangano e del Franceschini. Nel vasto programma proposto da Claudio Vadagnini trovano spazio anche sue personali composizioni, come nel caso del corale Adio Monc e del duetto soprano-baritono (in questo caso, il soprano è la Burneo Sanchez) tratto da Aneta, vicenda storica che si avvale del testo ladino sapiente di Fabio Chiocchetti. La serata si avvia verso la conclusione, non prima di aver potuto gustarci la bravura di tutti gli interpreti con la preghiera Dal tuo stellato soglio dell’Atto III del rossiniano Mosè in Egitto e con il canto corale celebre Va, pensiero del verdiano Nabucco. Come bis proposto, la festa si è completata con l’esecuzione del celebre brano di Giuseppe Turco e Luigi Denza Funiculì funiculà; la serata ha dimostrato il grande successo di partecipazione di tutti, e questo dimostra come sia possibile fare eventi musicali in un teatro che non nasce con questa funzione. Il futuro di questo teatro è appena cominciato, e siamo certi che ne vedremo delle belle… in senso positivo, s’intende.

Mirco Michelon

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