la Verdi: Lazić e Urbański inaugurano con Mozart e Beethoven

Giunge finalmente il momento della riapertura al pubblico anche per l’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano che ospita il direttore polacco Krzysztof Urbański ed il pianista croato Dejan Lazić. In programma pagine di Beethoven e Mozart: l’Ouverture in do minore Coriolano op.62, il Concerto per pianoforte e orchestra in la maggiore K.488 e la Sinfonia n.1 in do maggiore op.21.

Urbański è un direttore che potremo definire di fama avendo già diretto orchestre quali i Berliner Philharmoniker, Orchestre de Paris, Chicago Symphony, New York Philharmonic; qui in Italia appare però di rado. Dalle prime note del Coriolano notiamo una impostazione tendenzialmente da Kapellmeister, anche se in determinati frangenti il gesto non risulta chiarissimo. L’ouverture scorre piuttosto agilmente secondo un gusto stilisticamente informato che si adegua molto bene all’organico numericamente contenuto a disposizione. Unico appunto sul brano d’apertura è la mancanza di quella drammaticità che Beethoven ha sempre legato alla tonalità di do minore come nella Quinta sinfonia, nel Terzo concerto per pianoforte o nella sonata “Patetica” e op.111. In particolar modo negli ultimi enunciati dei violoncelli l’articolazione ed il fraseggio conducono ad un finale mancato al posto di quel colore scuro e sinistro voluto da Beethoven per l’Ouverture della tragedia di von Collin.

Dopo una breve pausa tecnica sale sul palco anche il pianista Lazić. Tra i più noti ed amati dal pubblico, il 488 è uno tra i pochissimi concerti che ha i clarinetti in organico, ponendolo automaticamente tra la tarda produzione del salisburghese. Lazić possiede un’ottima tecnica e una buona gamma di colori tra il pianissimo e il mezzo-forte. Tuttavia stilisticamente non è proprio a suo agio con Mozart. Ne è la dimostrazione la cadenza da lui composta per questo concerto tecnicamente non aderente e decisamente ardita dal punto di vista armonico. Urbański lo asseconda e lo segue con grande attenzione e capacità. Alla fine del concerto il pianista croato propone come bis la sonata in re minore di Scarlatti K.9.

Senza intervallo il concerto prosegue con la Sinfonia di Beethoven. Una parentesi va dedicata al pubblico che ha assistito al concerto dalla galleria: continui spostamenti da un posto all’altro spesso vanificando il dovuto distanziamento, una sveglia che ha suonato per più di trenta secondi durante il movimento lento del concerto di Mozart, continuo chiacchiericcio tra la moglie che sgridava il marito che continuava a disturbare con i suoni delle varie notifiche del telefono ed infine una persona che ha assistito a quasi metà concerto senza la mascherina obbligatoria finché non è stata redarguita perentoriamente da uno spettatore. Credo che i musicisti e tutto il reparto dello spettacolo dal vivo meritino un atteggiamento più attento da parte del pubblico innanzitutto affinché non disturbi l’esecuzione dei brani ma anche per evitare nuovi contagi che potrebbero riportare ad una nuova chiusura dei teatri. Tornando alla musica suonata Urbański si trova sicuramente più a suo agio con la sinfonia rispetto al Coriolano anche se ogni tanto indugia in improvvise variazioni metronomiche che slegano per un attimo la compattezza dell’insieme orchestrale. La Verdi dal canto suo suona con grande attenzione e senza sbavature con un’ottima esecuzione soprattutto dei legni e dei corni, precisi e sempre intonati. Percepibile anche dalla galleria la commozione e la gioia dei musicisti nel sentire nuovamente gli applausi ed il calore del pubblico presente in sala.

Luca Di Giulio
(19 maggio 2021)

La locandina

DirettoreKrzysztof Urbański
PianoforteDejan Lazić
Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi
Programma:
Ludwig van Beethoven
Ouverture in do minore Coriolano op.62
Wolfgang Amadeus Mozart
Concerto per pianoforte e orchestra in la maggiore K.488
Ludwig van Beethoven
Sinfonia n.1 in do maggiore op.21

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