Laurence Kilsby: da Innsbruck a Glyndebourne, il viaggio di un giovane tenore tra repertori e stili
Vincitore del Concorso Cesti, ospite di festival internazionali e teatri prestigiosi, il tenore inglese Laurence Kilsby è una delle voci emergenti più versatili della scena lirica. Lo incontriamo a Innsbruck, dove interpreta Ulisse nella rara Ifigenia in Aulide di Antonio Caldara (qui la recensione), per parlare di approccio interpretativo, memoria musicale e sfide di una carriera costruita tra il barocco e il Novecento.
- Lei interpreta Ulisse nella Ifigenia in Aulide di Caldara, in un festival che si distingue per l’attenzione all’esecuzione storicamente informata. Come ha conciliato l’espressione drammatica con le esigenze stilistiche dell’opera del primo Settecento?
Ho affrontato il ruolo partendo da un’idea non preconcetta. Nel repertorio barocco, che si tratti di musica francese o italiana, cerco sempre di mantenere lo stesso equilibrio tra stile e musicalità. Nella musica di Caldara ho trovato molte affinità con Händel e con altri compositori dell’epoca: influssi evidenti che si mescolano con una scrittura personale e intensa. In questo caso, è stato particolarmente stimolante avere un personaggio forte, energico, deciso, e poter contare su una musica che ne amplifica le caratteristiche drammatiche.
- Nel 2022 ha vinto proprio a Innsbruck il Concorso Cesti e oggi torna come protagonista. Come si è evoluto il suo rapporto con le Innsbrucker Festwochen der alten Musik e che cosa significa per lei tornare in questa veste?
Il Concorso Cesti mi ha dato moltissima visibilità, anche grazie alla trasmissione su YouTube. Ho ricordi vivissimi della finale, e ancora oggi mi capita di lavorare con direttori che mi hanno conosciuto proprio attraverso quei video. Essere qui di nuovo, con un cast di altissimo livello e composto in buona parte da artisti che hanno partecipato al concorso, dà davvero l’idea di una grande famiglia: persone che amano profondamente la musica antica e che si impegnano a riportare alla luce autentici gioielli dimenticati.
- L’ Ifigenia in Aulide di Caldara è oggi raramente eseguita. Cosa rende, secondo lei, questa partitura — e in particolare il personaggio di Ulisse — interessante per il pubblico di oggi?
Il fascino di quest’opera sta proprio nel suo equilibrio tra forza drammatica e raffinatezza musicale. Ulisse è un ruolo intenso, pieno di sfumature, con un’energia che attraversa tutta la sua linea vocale. La musica, ricca di contrasti e colori, rende il personaggio vivo e credibile anche per un pubblico moderno.
- La sua carriera è iniziata come voce bianca in un coro; poi ha costruito un profilo internazionale di grande rilievo. Sente che l’esperienza corale e sacra dell’infanzia influenzi ancora il suo modo di affrontare i ruoli operistici?
Assolutamente sì. Cantare in un coro da bambino mi ha preparato tantissimo al lavoro che faccio oggi: imparare musica nuova ogni giorno, fare prove quotidiane, sviluppare un regime di studio rigoroso. Ho affinato la lettura a prima vista, la rapidità nella preparazione e la gestione della pressione e dell’adrenalina. Fin da piccolo ero abituato a esibirmi in concerti e dirette radiofoniche, e questo mi ha insegnato a “entrare in scena” nel momento giusto. Sono molto grato ai miei insegnanti e ai maestri di coro per avermi dato queste basi.
- Guardando ai suoi impegni più recenti — da Ariodante a Versailles al BBC Proms, fino al debutto negli Stati Uniti — come mantiene un’identità vocale affrontando repertori così diversi?
Non so se parlerei di un’unica “identità vocale”: cerco di affrontare ogni repertorio con la stessa tecnica e flessibilità, senza irrigidirmi in un solo stile. È proprio la varietà dei progetti a darmi entusiasmo: lavorare con artisti che ammiro, affrontare programmi e ruoli molto diversi, immergermi in mondi musicali differenti. Nella prossima stagione, ad esempio, avrò un concerto ai BBC Proms in settembre, poi un recital con la mia partner artistica di lunga data Ella O’Neill, con un programma ispirato ai compositori e scrittori attivi a Parigi, Londra e Madrid tra fine Ottocento e primo Novecento. Seguiranno Ariodante a Versailles, il debutto alla Carnegie Hall con la Nona di Beethoven, e quello al Festival di Glyndebourne in Billy Budd di Britten.
Alessandro Cammarano
Deutsche Übersetzung
Laurence Kilsby: Von Innsbruck nach Glyndebourne – die Reise eines jungen Tenors zwischen Repertoires und Stilen
Finalist und Gewinner des Cesti-Wettbewerbs, Gast internationaler Festivals und renommierter Theater, ist der englische Tenor Laurence Kilsby eine der vielseitigsten Nachwuchsstimmen der Opernszene. Wir treffen ihn in Innsbruck, wo er den Ulisse in der selten gespielten Ifigenia in Aulide von Antonio Caldara interpretiert, um über interpretatorischen Ansatz, musikalisches Gedächtnis und die Herausforderungen einer Karriere zwischen Barock und 20. Jahrhundert zu sprechen.
- Sie singen Ulisse in Caldaras Ifigenia in Aulide, bei einem Festival, das für historisch informierte Aufführungen bekannt ist. Wie haben Sie den dramatischen Ausdruck mit den stilistischen Anforderungen der Oper des frühen 18. Jahrhunderts in Einklang gebracht?
Ich bin nicht mit einer vorgefassten Idee an die Rolle herangegangen. Im Barockrepertoire, ob französisch oder italienisch, versuche ich immer, das Gleichgewicht zwischen Stil und Musikalität zu wahren. In Caldaras Musik fand ich viele Parallelen zu Händel und anderen Komponisten dieser Zeit: deutliche Einflüsse, die sich mit einer persönlichen und intensiven Schreibweise vermischen. Besonders inspirierend war es, eine starke, energische und entschlossene Figur zu verkörpern, untermalt von einer Musik, die die dramatischen Eigenschaften verstärkt.
- Sie haben hier in Innsbruck den Cesti-Wettbewerb gewonnen und kehren nun als Hauptdarsteller zurück. Wie hat sich Ihr Verhältnis zum Festival entwickelt und was bedeutet es für Sie, in dieser Rolle zurückzukehren?
Der Cesti-Wettbewerb hat mir enorme Sichtbarkeit verschafft, nicht zuletzt durch die Übertragungen auf YouTube. Ich habe lebhafte Erinnerungen an das Finale, und noch heute arbeite ich mit Dirigenten zusammen, die mich durch diese Videos entdeckt haben. Hier erneut aufzutreten, mit einem hochkarätigen Ensemble, das größtenteils ebenfalls am Wettbewerb teilgenommen hat, vermittelt das Gefühl einer großen Familie: Menschen, die Alte Musik lieben und sich dafür einsetzen, vergessene Schätze wiederzuentdecken.
- Caldaras Ifigenia in Aulide wird heute selten aufgeführt. Was macht dieses Werk – und insbesondere die Figur des Ulisse – Ihrer Meinung nach für das heutige Publikum interessant?
Der Reiz dieser Oper liegt im Gleichgewicht zwischen dramatischer Kraft und musikalischer Raffinesse. Ulisse ist eine intensive Rolle, voller Nuancen, mit einer Energie, die seine Gesangslinie durchzieht. Die Musik, reich an Kontrasten und Farben, lässt die Figur lebendig und glaubwürdig auch für ein modernes Publikum erscheinen.
- Ihre Karriere begann als Knabensopran; später haben Sie ein beeindruckendes internationales Profil aufgebaut. Beeinflusst Ihre frühe Chorerfahrung noch heute Ihre Herangehensweise an Opernrollen?
Absolut. Als Kind im Chor zu singen, hat mich bestens auf meine heutige Arbeit vorbereitet: täglich neue Musik zu lernen, Proben zu absolvieren, ein strenges Übungsregime zu entwickeln. Ich habe mein Vom-Blatt-Singen, die schnelle Vorbereitung und den Umgang mit Druck und Adrenalin geschult. Schon als Kind war ich es gewohnt, bei Konzerten und Radiosendungen aufzutreten, was mir beigebracht hat, im entscheidenden Moment „auf die Bühne zu treten“. Ich bin meinen Lehrern und Chorleitern für diese Grundlagen sehr dankbar.
- Blicken wir auf Ihre jüngsten Engagements – von Ariodante in Versailles über die BBC Proms bis zu Ihrem Debüt in den USA: Wie bewahren Sie eine vokale Identität bei so unterschiedlichen Repertoires?
Ich weiß nicht, ob ich von einer einzigen „vokalen Identität“ sprechen würde: Ich gehe jedes Repertoire mit derselben Technik und Flexibilität an, ohne mich auf einen Stil zu versteifen. Gerade die Vielfalt der Projekte begeistert mich: mit Künstlern zu arbeiten, die ich bewundere, unterschiedliche Programme und Rollen zu übernehmen, in verschiedene musikalische Welten einzutauchen. In der nächsten Saison habe ich beispielsweise ein Konzert bei den BBC Proms im September, dann ein Recital mit meiner langjährigen Partnerin Ella O’Neill mit einem Programm, das von Komponisten und Schriftstellern inspiriert ist, die zwischen dem späten 19. und frühen 20. Jahrhundert in Paris, London und Madrid aktiv waren. Es folgen Ariodante in Versailles, das Debüt in der Carnegie Hall mit Beethovens Neunter und das Debüt beim Glyndebourne Festival in Brittens Billy Budd.
Alessandro Cammarano
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